La Ue apre alla Siria: sì agli aiuti e basta sanzioni
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – Stop alle sanzioni e due miliardi e mezzo di aiuti in euro. L’Europa prepara il pacchetto di aiuti per la Siria. Ma con qualche condizione. Perché la recente ondata di violenze non può essere accettata dall’Ue. «L’esplosione di violenza avvenuta nella Siria occidentale nei giorni scorsi – ha sottolineato Kaja Kallas, l’Alto rappresentante per la politica estera Ue – è molto preoccupante e indica che la speranza in Siria è appesa a un filo». L’obiettivo è restituire «speranza alla gente, e se c’è speranza c’è anche meno caos», ma «la leadership siriana deve far sì che i responsabili di quei massacri rispondano di quanto hanno fatto».
Nel frattempo la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha confermato un finanziamento di due miliardi e mezzo. «L’Unione europea – ha spiegato durante la nona Conferenza per il futuro della Siria – aumenta il suo impegno per i siriani nel Paese e nella regione a quasi 2,5 miliardi di euro per il 2025 e il 2026, e invitiamo tutt…
BRUXELLES – Stop alle sanzioni e due miliardi e mezzo di aiuti in euro. L’Europa prepara il pacchetto di aiuti per la Siria. Ma con qualche condizione. Perché la recente ondata di violenze non può essere accettata dall’Ue. «L’esplosione di violenza avvenuta nella Siria occidentale nei giorni scorsi – ha sottolineato Kaja Kallas, l’Alto rappresentante per la politica estera Ue – è molto preoccupante e indica che la speranza in Siria è appesa a un filo». L’obiettivo è restituire «speranza alla gente, e se c’è speranza c’è anche meno caos», ma «la leadership siriana deve far sì che i responsabili di quei massacri rispondano di quanto hanno fatto».
Nel frattempo la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha confermato un finanziamento di due miliardi e mezzo. «L’Unione europea – ha spiegato durante la nona Conferenza per il futuro della Siria – aumenta il suo impegno per i siriani nel Paese e nella regione a quasi 2,5 miliardi di euro per il 2025 e il 2026, e invitiamo tutti voi che siete qui oggi a fare lo stesso, se possibile, perché in questo momento critico il popolo siriano ha bisogno di noi più che mai». Si tratta di risorse che andranno impiegate per la ricostruzione. Per lo stesso motivo sono state sospese le sanzioni economiche. «Stiamo facendo il nostro lavoro – ha sottolineato la commissaria Ue per la gestione delle crisi, Hadja Lahbib – ma non possiamo colmare il vuoto causato dagli Stati Uniti. Dovremo condividere l’onere. Abbiamo bisogno di una risposta internazionale». Sapendo, però, che alcuni Paesi lavorano per l’obiettivo opposto: «Non tutte le parti vogliono che la transizione in Siria abbia successo. Tra queste parti – osserva ancora Kallas – ci sono i fedelissimi di Daesh e Assad, ma anche Russia e Iran che hanno sostenuto il regime di Assad».
Secondo il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, «la caduta di Assad ha aperto una finestra di opportunità per la Siria per iniziare un percorso di pace, unità, giustizia e crescita» e l’Italia farà la sua parte purché non si ripetano episodi di drammatica violenza. Anche nella bozza del documento per il prossimo Consiglio europeo si «condanna fermamente la recente violenza diffusa contro i civili nella regione costiera della Siria e si sollecitano le autorità di transizione a garantire la protezione di tutti i civili e a garantire che gli autori di violenza rispondano delle loro azioni, in conformità con le norme e gli standard internazionali». Dopo l’Italia che ha stanziato fondi per 45 milioni, la Germania si è impegnata a fornire ulteriori 300 milioni di euro e la Gran Bretagna 200 milioni di dollari.