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Desecretati nuovi documenti sull’assassinio Kennedy: “Quasi illeggibili. Novità? Solo qualche nome”

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I file messi online stanotte su ordine di Trump non aggiungono elementi alle ricostruzioni ufficiali sulla morte di Jfk.
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Non emerge quasi nulla di nuovo dalle circa 31mila pagine - divise in 1.123 file – relative all’assassinio del presidente John F. Kennedy avvenuto a Dallas il 22 novembre 1963. Carte che l’Archivio Nazionali americano ha messo online nel tardo pomeriggio americano - già mezzanotte in Italia – per volontà del presidente Donald Trump. O almeno: nulla che possa cambiare la Storia così com’è stata scritta finora: ovvero che Lee Harvey Oswald sparò da solo al 35esimo presidente degli Stati Uniti. I complottisti saranno comunque contenti: potranno continuare a dire che il “Deep State”, una sorta di Stato nello Stato, gli nasconde qualcosa. Come avvenuto già di recente per i file, anche quelli attesissimi, legati alla brutta vicenda del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein: chi si aspettava una lista dai nomi scottanti è rimasto deluso.


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La promessa di Trump

The Donald lo aveva promesso durante la c…

Non emerge quasi nulla di nuovo dalle circa 31mila pagine - divise in 1.123 file – relative all’assassinio del presidente John F. Kennedy avvenuto a Dallas il 22 novembre 1963. Carte che l’Archivio Nazionali americano ha messo online nel tardo pomeriggio americano - già mezzanotte in Italia – per volontà del presidente Donald Trump. O almeno: nulla che possa cambiare la Storia così com’è stata scritta finora: ovvero che Lee Harvey Oswald sparò da solo al 35esimo presidente degli Stati Uniti. I complottisti saranno comunque contenti: potranno continuare a dire che il “Deep State”, una sorta di Stato nello Stato, gli nasconde qualcosa. Come avvenuto già di recente per i file, anche quelli attesissimi, legati alla brutta vicenda del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein: chi si aspettava una lista dai nomi scottanti è rimasto deluso.


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La promessa di Trump

The Donald lo aveva promesso durante la campagna elettorale: «Desecreterò le carte sugli assassinii del presidente John F. Kennedy, di suo fratello senatore Bob e del reverendo Martin Luther King. Li farò diffondere senza alcuna revisione». A differenza, cioè, di quanto accaduto durante la sua precedente amministrazione. Già nel 2017, infatti, Trump ordinò la diffusione di carte riguardanti l’omicidio di Jfk (il grosso già reso pubblico a partire dagli anni Novanta). Dopo la firma, a fine gennaio, dell’ordine esecutivo per diffondere i documenti rimasti, Tulsi Gabbard, direttrice della National Intelligence, ha pure ordinato di rovistare negli archivi delle agenzie investigative per trovare pagine rimaste indietro: da quelli dell’Fbi sono saltate fuori 2.400 carte.

Nonostante la decisione già presa, l’annuncio di Trump ha evidentemente colto gli archivisti di sorpresa. Il presidente ha infatti annunciato la diffusione lunedì, durante la sua prima visita al John F. Kennedy Center for the Performing Arts, il tempio delle arti performative dedicate al defunto leader democratico, di cui si è fatto nominare a capo del consiglio d’amministrazione e dove pochi giorni prima il suo vice JD Vance è stato fischiato. Per ottemperare all'ordine, il dipartimento di Giustizia ha dovuto dunque richiamare in piena notte gli avvocati che si occupano di sicurezza nazionale affinché esaminassero urgentemente i documenti ancora inediti per accertarsi che in mezzo alle carte da pubblicare non finissero segreti di Stato.

Che cosa c’è nei nuovi documenti

Ok, ma cosa c’è in quelle nuove carte? Come si aspettavano gli storici, poco. Anche perché in base a una legge del 1992, centinaia di migliaia di documenti riguardo la morte di Jfk, sono già stati resi pubblici: il 99 per cento del totale. Eppure, addirittura il 65 per cento degli americani crede che le cose non siano andate secondo le ricostruzioni ufficiali. Certi che Oswald non agì solo quando sparò col fucile dal sesto piano del Texas School Book Depository. D’altronde, pure il neo ministro della Salute Robert Kennedy Jr. (figlio di Bob e nipote di Jfk, considerato la pecora nera della famiglia per le sue posizioni no vax e per essersi alleato a Trump) ha più volte affermato di essere certo del coinvolgimento della Cia nella morte di suo zio: accusa che l'agenzia ha sempre definito infondata. Kennedy Jr. sostiene inoltre che suo padre fu ucciso da più uomini armati. Va detto che è considerato un complottista patentato, celebre per le sue affermazioni prive di fondamento (soprattutto su questioni che riguardano la salute, ma non solo).

Nei nuovi file non c’è comunque nulla che sostenga quelle tesi. Fra l’altro, nota ancora il New York Times, si tratta di documenti «di difficile lettura, mal fotocopiati o il cui inchiostro è parzialmente scomparso». Per altro messi online alla rinfusa: «Molti sono semplicemente copie di carte già diffuse. Per molti altri ci potrebbero voler mesi per decifrarli e riorganizzarli». Fra gli inediti c’è però un memo sul soggiorno di Oswald in Finlandia nell'ottobre del 1959, dove si descrivono certi suoi contatti con il consolato sovietico locale. Un altro descrive una telefonata, sempre di Oswald all’ambasciata sovietica durante la sua permanenza a Città del Messico nel settembre 1963: per chiedere un visto d’entrata in Unione Sovietica. E pure una sua visita all’ambasciata cubana di quella città: voleva andare sull’isola e aspettare lì il permesso di andare in Russia. Invece rientrò da quel viaggio il 3 ottobre: un mese prima dell'assassinio. Movimenti di cui comunque si sapeva già. Semmai di inedito c’è un promemoria di una cellula Cia a San Pietroburgo datato novembre 1991, dove si riporta il colloquio di un agente americano con un professore universitario locale: che a sua volta aveva parlato con ex Kgb. L’agente gli aveva raccontato di aver «consultato tutti i fascicoli su Oswald interni all’agenzia e di poter dire con certezza che non era mai stato un collaboratore dei russi. Aggiungendo che anzi, non fidandosi di lui Mosca lo aveva fatto sorvegliare costantemente mentre era in Urss».

Di davvero nuovo, a quanto pare, ci sono (pochi) nomi di informatori della Cia di quell’epoca. E ulteriori delucidazioni su come si raccoglievano informazioni. Materiale (di cui molto era comunque già emerso già nel 2018) sul programma segreto Cointelpro, gestito dall'Fbi e creato nel 1956 per volontà di J. Edgar Hoover per spiare membri del Partito Comunista americano e poi altri “sovversivi”, come li chiamavano loro: dagli attivisti per i diritti civili a chi si batteva contro la guerra in Vietnam. Gli storici sono comunque contenti: ogni nuova carta aggiunge elementi al puzzle di quel claoroso omicidio vecchio ormai di oltre 60 anni. Tanto più che questa ennesima diffusione di documenti è quasi certamente una delle ultime sulla vicenda Jfk: indietro resta ormai pochissimo, circa 4.600 fogli.

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