Torna la guerra a Gaza, Milshtein: “Il negoziato non è morto, Usa ed Egitto possono fare pressioni”
dal nostro inviato Fabio TonacciGERUSALEMME – «Me lo aspettavo che Netanyahu volesse riprendere la guerra a Gaza, è una mossa dettata soprattutto da motivi politici perché non si capisce quale sia l’obiettivo di una nuova campagna militare». Michael Milshtein, direttore degli Studi palestinesi presso il Centro Moshe Dayan ed esperto analista politico israeliano, vede ragioni interne nella scelta del premier israeliano di violare il cessate il fuoco.
Quali ragioni?
«Aveva bisogno di far rientrare Ben-Gvir al governo, per consolidare la coalizione e affrontare la legge di bilancio in discussione la prossima settimana. Ben-Gvir era stato critico con la tregua e infatti ora ha annunciato che torna ad appoggiare Netanyahu. Che nel frattempo ha detto di voler licenziare il capo dello Shin Bet ed è sotto pressione per lo scandalo dei soldi del Qatar. Quindi gli serve un governo stabile e punta ad evitare la fase due dell’accordo, che prevedere il ritiro completo da Gaza».
Come hanno reagito gli israeliani?
«Le famigli…
GERUSALEMME – «Me lo aspettavo che Netanyahu volesse riprendere la guerra a Gaza, è una mossa dettata soprattutto da motivi politici perché non si capisce quale sia l’obiettivo di una nuova campagna militare». Michael Milshtein, direttore degli Studi palestinesi presso il Centro Moshe Dayan ed esperto analista politico israeliano, vede ragioni interne nella scelta del premier israeliano di violare il cessate il fuoco.
Quali ragioni?
«Aveva bisogno di far rientrare Ben-Gvir al governo, per consolidare la coalizione e affrontare la legge di bilancio in discussione la prossima settimana. Ben-Gvir era stato critico con la tregua e infatti ora ha annunciato che torna ad appoggiare Netanyahu. Che nel frattempo ha detto di voler licenziare il capo dello Shin Bet ed è sotto pressione per lo scandalo dei soldi del Qatar. Quindi gli serve un governo stabile e punta ad evitare la fase due dell’accordo, che prevedere il ritiro completo da Gaza».
Come hanno reagito gli israeliani?
«Le famiglie degli ostaggi sono furiose, ma Netanyahu non se ne cura. La maggior parte degli israeliani spera che Trump riesca a imporgli di tornare a negoziare, come è successo due mesi fa».
Il governo lo ha definito “un attacco preventivo” perché Hamas si stava preparando a compiere un altro 7 Ottobre. È così?
«Che Hamas si stia riorganizzando a Gaza è vero, ma non ha certo la forza di fare un altro massacro in Israele come un anno e mezzo fa. Diciassette mesi di guerra non hanno reso Hamas più flessibile, per questo la gente non capisce che senso abbia riprendere l’offensiva. I capi di Hamas si nasconderanno di nuovo nei tunnel».
Continuerà per molto?
«Per ora Hamas non ha risposto, ma credo che lo farà. E lo può fare usando postazioni missilistiche in Siria e in Libano. Se l’offensiva va avanti, ci potremo ritrovare in una guerra di attrito. Dipenderà se ci saranno operazioni di terra dell’Idf, che implicano però il richiamo di migliaia di riservisti al momento stanchi e demotivati».
Il negoziato è morto?
«No, prosegue in modo diverso. Mi aspetto che gli americani o gli egiziani cercheranno di trovare una soluzione per arrivare lo stesso alla fase due dell’accordo originario».
Come?
«Magari convincendo Hamas ad accettare subito la liberazione di un numero congruo di ostaggi e facendo pressioni su Netanyahu perché non rifiuti».