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Argentina, i tifosi del Boca in piazza difendono i pensionati dalla repressione di Milei

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Gli ultras sono scesi in piazza a difesa degli anziani che protestano contro i tagli
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BUENOS AIRES – Bernando ha 70 anni, i capelli bianchi e una maglietta verde. Si trova di fronte al Congresso di Buenos Aires e stringe forte tra le mani un cartello che recita: “Jubilados en lucha” (Pensionati in lotta). Mentre Fernando grida slogan contro il governo argentino, migliaia e migliaia di agenti delle forze dell’ordine sono schierati a pochi metri da lui armati di manganelli, pistole e idranti. «Io sono qui perché con la mia pensione non riesco nemmeno a mangiare. Ho sempre lavorato onestamente e ora guardate come ci trattano: ci sparano come se fossimo pericolosi delinquenti», spiega Fernando.

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Ma il pensionato non è solo, proprio davanti a lui c’è Marcelo che ha 25 anni e indossa una maglia della nota squadra di calcio argentina “Boca”. Oggi Marcelo, ultras del Boca, si trova qui – insieme ad altri migliaia di tifosi - a proteggere Fernando e gli altri pensionati che sono scesi in p…

BUENOS AIRES – Bernando ha 70 anni, i capelli bianchi e una maglietta verde. Si trova di fronte al Congresso di Buenos Aires e stringe forte tra le mani un cartello che recita: “Jubilados en lucha” (Pensionati in lotta). Mentre Fernando grida slogan contro il governo argentino, migliaia e migliaia di agenti delle forze dell’ordine sono schierati a pochi metri da lui armati di manganelli, pistole e idranti. «Io sono qui perché con la mia pensione non riesco nemmeno a mangiare. Ho sempre lavorato onestamente e ora guardate come ci trattano: ci sparano come se fossimo pericolosi delinquenti», spiega Fernando.

(afp)

Ma il pensionato non è solo, proprio davanti a lui c’è Marcelo che ha 25 anni e indossa una maglia della nota squadra di calcio argentina “Boca”. Oggi Marcelo, ultras del Boca, si trova qui – insieme ad altri migliaia di tifosi - a proteggere Fernando e gli altri pensionati che sono scesi in piazza contro il governo di Javier Milei, che con i tagli feroci fatti nei mesi scorsi per risanare l’economica argentina, ha messo in ginocchio migliaia di anziani che oggi sono costretti a vivere con pensioni da circa 300 euro.

Le manifestazioni dei pensionati contro il governo Milei vanno avanti – ogni mercoledì - da mesi e, nonostante siano proteste pacifiche, la repressione delle forze dell’ordine è diventata sempre più brutale. Nelle ultime settimane le immagini dalla piazza sono state sempre più preoccupanti, con anziane manganellate o signori attempati arrestati con violenza. E così, da mercoledì scorso, i tifosi delle squadre di calcio più popolari del Paese hanno dichiarato che sarebbero scesi in piazza insieme ai pensionati per proteggerli dalla repressione.

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«Questo governo se la prende con i più deboli – afferma Carlos, 27 anni, tifoso del “River” – Io non posso stare a casa, mentre sparano e prendono a manganellate persone che hanno lavorato per tutta la loro vita per questo Paese. Potrebbero essere i miei nonni». Da quando i tifosi hanno annunciato che avrebbero fatto da “guardia del corpo” ai pensionati, il governo ha messo le forze dell’ordine in assetto da guerra. Migliaia di agenti sono stati schierati intorno al Congresso con camion e idranti:lo scorso mercoledì ci sono stati oltre 100 arresti e almeno 50 persone risultate ferite (fra cui un fotografo che ha perso un occhio e un altro ricoverato in condizioni gravi).

A scendere in piazza a proteggere i pensionati non sono gli ultras più radicali, conosciuti in Argentina con il nome di “Barras bravas” e che sono normalmente associati a crimini o eventi violenti, ma sono tifosi dei club più popolari che si sono auto-organizzati per partecipare alle manifestazioni. Il governo per screditarli li definisce “delinquenti” e nelle fermate dei bus e dei treni sono apparsi cartelli governativi in cui si afferma che chi parteciperà alle proteste in modo violento subirà la repressione, mentre il Ministero della sicurezza offre una ricompensa monetaria a chi segnalerà i tifosi che si scontrano con la polizia.

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