Telefonata Trump-Putin, la preoccupazione di Francia e Regno Unito: “Subito nuovi aiuti all’Ucraina”
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , Antonello GuerreraPARIGI-LONDRA - Emmanuel Macron e Olaf Scholz fanno attenzione nelle loro prime dichiarazioni a non urtare la suscettibilità di Donald Trump, anche perché non hanno ancora avuto il debriefing da Washington sui contenuti della telefonata con Vladimir Putin. Ma la preoccupazione è ormai palpabile per quella che assomiglia sempre di più a una nuova Yalta. Non è ancora chiaro se e cosa abbia ceduto il presidente americano a Putin e cosa abbia chiesto in cambio. «E' una prima tappa» dice con prudenza Macron, salutando «discussioni che vanno nel senso giusto». «Lo stop degli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche è un buon inizio» aggiunge il cancelliere Olaf Scholz.
Le preoccupazioni di Parigi e Londra
La lettura della telefonata che fa il Cremlino non è però rassicurante. Il presidente russo ha alzato il livello delle condizioni per una vera e propria tregua. «Abbiamo deciso di sbloccare una nuova tranche di aiu…
PARIGI-LONDRA - Emmanuel Macron e Olaf Scholz fanno attenzione nelle loro prime dichiarazioni a non urtare la suscettibilità di Donald Trump, anche perché non hanno ancora avuto il debriefing da Washington sui contenuti della telefonata con Vladimir Putin. Ma la preoccupazione è ormai palpabile per quella che assomiglia sempre di più a una nuova Yalta. Non è ancora chiaro se e cosa abbia ceduto il presidente americano a Putin e cosa abbia chiesto in cambio. «E' una prima tappa» dice con prudenza Macron, salutando «discussioni che vanno nel senso giusto». «Lo stop degli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche è un buon inizio» aggiunge il cancelliere Olaf Scholz.
Le preoccupazioni di Parigi e Londra
La lettura della telefonata che fa il Cremlino non è però rassicurante. Il presidente russo ha alzato il livello delle condizioni per una vera e propria tregua. «Abbiamo deciso di sbloccare una nuova tranche di aiuti sulla base dei beni russi gelati», risponde a distanza Macron. Una precisazione importante nel momento in cui Mosca mette come condizione a un cessate il fuoco generale il blocco totale della fornitura militare e dell'intelligence straniera a Kiev. Putin torna a fare pressione su Trump, che ha appena ripristinato l'aiuto Usa dopo il vertice tra i negoziatori americani e quelli ucraini in Arabia Saudita. E costringe il presidente americano a ridimensionare il risultato della storica telefonata. La proposta di un cessate il fuoco di trenta giorni che Volodymyr Zelensky «ha coraggiosamente accettato», sottolinea Macron, si è ridotta ora a una mini-tregua sulle centrali elettriche e le infrastrutture.
Una prima tappa. La prossima, forse, è la tregua marittima nel Mar Nero dove c'è da vigilare sull'ambizione della Russia di impadronirsi di Odessa. Il disgelo Washington-Mosca, con la formazione di due gruppi di esperti russi e americani per negoziare, escludendo di nuovo gli europei, rende ancora più necessario accelerare sul piano franco-britannico per fare pesare la voce dell'Europa e spalleggiare l'Ucraina. Nell'arco di una telefonata, Zelensky vede svanire le speranze nate nell'incontro a Gedda, quando la Casa Bianca aveva in parte ripreso le richieste dell'Ucraina.
Il negoziato lanciato da Trump procede a «piccoli passi», nota una fonte europea. Non è detto che sia una buona notizia. La Russia è maestra nella battaglia diplomatica di cavilli, come ricorda chi aveva partecipato dieci anni fa ai negoziati di Minsk. Londra e Parigi decidono quindi di mantenere e anzi incrementare il sostegno a Kiev in una fase in cui appare di nuovo schiacciata e messa da parte nel dialogo Trump-Putin. «Serve una pace solida e duratura, con le necessarie garanzie per l'Ucraina», ripete Macron. A Washington però non c'è menzione di queste garanzie per Kiev e la Russia ripete che non vuole truppe europee sul territorio ucraino. «L'Ucraina è sovrana, se chiede la presenza di forze alleate sul suo territorio, non spetta alla Russia accettare o meno», ha precisato il leader francese a proposito del rifiuto di Mosca. La Francia è pronta a contribuire con «qualche migliaio» di soldati, ha detto Macron, per presidiare alcuni «punti chiave», «sviluppare programmi di addestramento» e «dimostrare il nostro sostegno nel lungo periodo».
La coalizione di volenterosi
Il Regno Unito invece sarebbe disposto a partecipare con oltre 10mila soldati in un piano di peacekeeping, e secondo quanto filtra da Whitehall, Starmer starebbe pensando di far stazionare i suoi soldati in Ucraina per almeno “alcuni anni”. Insomma, un impegno molto serio e a lungo termine, alla vigilia del vertice operativo militare di giovedì a Londra, in cui i capi militari della cosiddetta “coalizione di volenterosi” si incontreranno per pianificare gli sforzi e le risorse in Ucraina, una volta che ci sia un serio cessate il fuoco e - condizione vitale per Londra - un “backstop” degli americani, ossia un deterrente militare degli Usa affinché Putin non si azzardi ad attaccare le forze occidentali a Kiev e dintorni.
Gli asset russi congelati
Ieri a Londra è arrivata anche la responsabile Esteri dell’Unione Europea, Kaja Kallas, che ha incontrato il ministro degli Esteri britannico David Lammy, quello della Difesa John Healey e il capo di Stato maggiore dell’esercito britannico, Sir Tony Radakin. Al centro dei colloqui la “coalizione dei volenterosi”, che è “aumentata considerevolmente nei suoi numeri”, ha detto il portavoce del primo ministro Starmer, con “oltre 30 Paesi coinvolti a vario titolo”. Coloro che hanno promesso truppe in Ucraina sono almeno cinque: oltre a Regno Unito e Francia, ci sono anche Australia, Canada e Turchia. Ma i Paesi nordici sono pronti a unirsi e anche i Baltici, che però hanno il problema di non scoprire troppo il fianco alla Russia di Putin.
Nei colloqui di ieri tra Kallas, Lammy e Healey si è riparlato anche dell’annosa questione dei 300 miliardi di asset russi congelati, che Londra e altri Paesi vorrebbero iniziare a utilizzare. Ma ciò infrangerebbe le leggi della Finanza internazionale e Paesi come la Germania o il Belgio temono che ciò abbia un impatto sugli investimenti e anche sull’euro. Anche se si spera che il prossimo cancelliere Merz cambi presto la posizione di Berlino sull’argomento.
In ogni caso, sia Londra che Bruxelles hanno lodato “le nuove relazioni sempre più vicine tra il Regno Unito e l’Unione Europea”. Healey ha detto: "Questo governo sta intensificando il suo impegno per la sicurezza europea; approfondire il nostro rapporto di Difesa con gli alleati dell'Ue e della Nato è fondamentale in questo periodo critico. La sicurezza europea inizia in Ucraina. Il Regno Unito e l'Ue sono uniti nella determinazione di sostenere Kiev con la potenza militare necessaria per resistere all'invasione illegale della Russia e garantire una pace duratura».
Sempre ieri, a Bruxelles, si è tenuta anche la quinta riunione dell'Assemblea di Partenariato Parlamentare Ue-Regno Unito (Ppa). I due co-presidenti, l'eurodeputato Sandro Gozi (Francia, Renew) e la britannica Marsha de Cordova (Labour), hanno detto: "La Ppa ha adottato una raccomandazione al Consiglio di Partenariato, evidenziando le aree in cui le due parti stanno collaborando con successo, ribadendo l’impegno congiunto a sostenere l’Ucraina nella sua resistenza alla guerra di aggressione ingiustificata della Russia e sottolineando le aree in cui sono necessari ulteriori sforzi. La Ppa ha inoltre sollecitato una cooperazione rafforzata in materia di Sicurezza e Difesa, con particolare attenzione alla lotta contro la disinformazione, soprattutto nei Balcani occidentali, in Ucraina e in Moldavia”.