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Von der Leyen avverte: “Prepararsi alla guerra se si vuole evitarla”

(afp)

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La presidente rilancia il suo piano per il riarmo. Solo l’Ungheria contraria. Costa: “La minaccia riguarda tutti gli europei”
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BRUXELLES – Se l’Europa vuole evitare la guerra, l’Europa deve prepararsi alla guerra». Nel giorno della telefonata tra Trump e Putin, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, rilancia il piano “Rearm Europe”. Non si tratta di parole che non tengono conto del dialogo Washington-Mosca, semmai ne sono la conseguenza. Un segnale diretto verso la Casa Bianca e verso il Cremlino.

Perché la posizione della leader dell’esecutivo Ue non è per niente isolata. A Bruxelles, in molte delle 27 cancellerie e nel quartier generale della Nato, è molto alta la preoccupazione che il presidente americano accetti troppe delle condizioni poste dal Cremlino senza considerare le esigenze di sicurezza del Vecchio continente. Una di queste è proprio lo stop all’invio di armi verso Kiev: «Richiesta non compatibile – dicono ai piani alti del Consiglio europeo – con il sostegno che gli Stati membri dell’Unione e l’Unione stessa hanno fornito all’esercito ucraino. Tra i principi che l’Ue ha po…

BRUXELLES – Se l’Europa vuole evitare la guerra, l’Europa deve prepararsi alla guerra». Nel giorno della telefonata tra Trump e Putin, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, rilancia il piano “Rearm Europe”. Non si tratta di parole che non tengono conto del dialogo Washington-Mosca, semmai ne sono la conseguenza. Un segnale diretto verso la Casa Bianca e verso il Cremlino.

Perché la posizione della leader dell’esecutivo Ue non è per niente isolata. A Bruxelles, in molte delle 27 cancellerie e nel quartier generale della Nato, è molto alta la preoccupazione che il presidente americano accetti troppe delle condizioni poste dal Cremlino senza considerare le esigenze di sicurezza del Vecchio continente. Una di queste è proprio lo stop all’invio di armi verso Kiev: «Richiesta non compatibile – dicono ai piani alti del Consiglio europeo – con il sostegno che gli Stati membri dell’Unione e l’Unione stessa hanno fornito all’esercito ucraino. Tra i principi che l’Ue ha posto come indispensabili per garantire una pace duratura c’è infatti la garanzia di sicurezza e un’Ucraina in grado di difendersi».

Il timore dell’Ue è soprattutto che la Russia non si impegni a non attaccare di nuovo nel prossimo futuro non solo l’Ucraina, ma anche altri Paesi confinanti. Una assicurazione considerata fondamentale dall’Unione europea. Anche perché, insiste proprio António Costa, presidente del Consiglio europeo, «è essenziale che tutti capiscano che questa minaccia è collettiva e riguarda tutti gli europei». Un modo per dire che non concerne solo i territori dell’est europeo e come ricorda von der Leyen attiene al profilo democratico dell’Ue. Non a caso la Francia, tra i Paesi più convinti dell’autonomia militare del Vecchio continente, ha annunciato l’intenzione di riaprire quattro basi aeree nucleari. Segno che i tempi ormai sono cambiati.

Per gli stessi motivi von der Leyen è convinta che «entro il 2030, l’Europa deve avere una forte posizione sulla difesa». Deve cioè essere in grado di esprimere una deterrenza effettiva con una struttura che si avvicini a un esercito unico. Sapendo però che «la portata, i costi e la complessità dei progetti vanno ben oltre le capacità di ogni singolo Paese. Dobbiamo sviluppare progetti su larga scala e intensificare gli appalti congiunti». Quindi debito comune – tabù da infrangere di nuovo come ha ripetuto ieri Mario Draghi – e acquisti comunitari come è accaduto per i vaccini.

Un investimento essenziale ora perché «l’era del dividendo della pace» è finita. Per molti anni, infatti, l’Europa si è adagiata sulla protezione americana e su un periodo di sostanziale assenza di conflitti armati. Non ha più speso per la sicurezza. Ma adesso, ripete la presidente della Commissione, «la Russia è su un percorso irreversibile verso la creazione di un’economia di guerra». A differenza della Nato che al momento ha fissato al 2 per cento del pil la spesa militare, Mosca impiega il 9 per cento del suo pil per le armi. Segno non certo di un atteggiamento pacifico: «E noi non possiamo permetterci di essere sottomessi dalla storia». Allora tra le mosse allo studio c’è anche la formazione di una “task force” congiunta con l’Ucraina. A conferma della linea tracciata, l’inquilina di Palazzo Berlaymont ha ribadito al governo danese il sostegno nel contenzioso con Trump sulla Groenlandia: «Difenderemo la nostra integrità territoriale».

Nella Ue, però, si apre anche in questo frangente la stessa frattura. La contrarietà ungherese a una linea di contrasto alla Russia. Budapest non appoggerà con ogni probabilità il documento finale del Consiglio europeo che si riunirà domani e che ribadirà la vicinanza all’Ucraina e al piano di riarmo, oltre che provare a utilizzare i beni russi congelati almeno «fino alla compensazione dei danni di guerra». La compattezza europea, dunque, deve mettersi alla prova della telefonata Trump-Putin.

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