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Greenpeace condannata a pagare un risarcimento record per la campagna contro l’oleodotto Dakota

(reuters)

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Dovrà rimborsare 660 milioni di dollari alla compagnia petrolifera Energy Transfer. Il progetto era contestato dagli ambientalisti e dai nativi
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NNEW YORK - Dopo decenni di battaglie ambientaliste, la sezione Usa di Greenpeace potrebbe essere arrivata ai titoli di coda e non per mancanza di obiettivi. Ma di soldi. Una giuria del North Dakota ha riconosciuto a una compagnia petroliferia del Texas un risarcimento record di 660 milioni di dollari, ritenendo Energy Transfer danneggiata e diffamata da Greenpeace per il suo ruolo svolto nelle proteste che quasi una decina di anni fa avevano portato al blocco della Dakota Access Pipeline.

La storica sentenza riguarda un impianto che trasporta greggio dal North Dakota al Midwest, negli Stati Uniti, un progetto controverso e contrastato da molti ambientalisti e dalle comunità di nativi americani. Lunga quasi tremila chilometri, la conduttura era stata costruita nel 2016, ma aveva subito sollevato preoccupazioni per i rischi ambientali, inclusa la contaminazione delle risorse idriche, e i danni alle terre sacre delle tribù di nativi, come la Standing Rock Sioux Tribe.

In pericolo c’era …

NNEW YORK - Dopo decenni di battaglie ambientaliste, la sezione Usa di Greenpeace potrebbe essere arrivata ai titoli di coda e non per mancanza di obiettivi. Ma di soldi. Una giuria del North Dakota ha riconosciuto a una compagnia petroliferia del Texas un risarcimento record di 660 milioni di dollari, ritenendo Energy Transfer danneggiata e diffamata da Greenpeace per il suo ruolo svolto nelle proteste che quasi una decina di anni fa avevano portato al blocco della Dakota Access Pipeline.

La storica sentenza riguarda un impianto che trasporta greggio dal North Dakota al Midwest, negli Stati Uniti, un progetto controverso e contrastato da molti ambientalisti e dalle comunità di nativi americani. Lunga quasi tremila chilometri, la conduttura era stata costruita nel 2016, ma aveva subito sollevato preoccupazioni per i rischi ambientali, inclusa la contaminazione delle risorse idriche, e i danni alle terre sacre delle tribù di nativi, come la Standing Rock Sioux Tribe.

In pericolo c’era anche la sicurezza del fiume Missouri, fonte vitale per molte comunità. Il progetto è andato avanti in mezzo alle polemiche e a continui stop, tra sit-in e battaglie legali. Le proteste contro la Dakota Access Pipeline erano diventate il simbolo della campagna ambientalista americana.

Greenpeace ha sostenuto di aver recitato un ruolo minore e messo in guardia dagli effetti sull’organizzazione di un risarcimento di quelle dimensioni, dicendo che pagare centinaia di milioni potrebbe portare alla bancarotta della diramazione Usa.

Le nove persone che componevano la giuria popolare del tribunale di Morton County, a Mandan, circa 45 minuti a nord da dove le proteste avevano avuto luogo, hanno ritenuto responsabili gli ambientalisti dei danni all’attività, della campagna di diffamazione verso la compagnia e riconosciuto il maxi risarcimento. La decisione è stata emessa dopo due giorni di camera di consiglio.

Il co-fondatore della compagnia petrolifera, Kelcy Warren, a capo di un gruppo da 70 miliardi di dollari e generoso donatore di Donald Trump, aveva detto a chiusura del processo “noi abbiamo difeso noi stessi, e il nostro futuro, era arrivato il momento di combattere”. Warren ha respinto le accuse di rischio contaminazione.

La tribù Sioux aveva provato a fermare i lavori, portando Energy Transfer in tribunale. Tra le persone che in passato si erano schierate a favore dei nativi anche due figure importanti del nuovo governo Trump: il segretario alla Sanità Robert Kennedy Jr e il capo dell’intelligence Tulsi Gabbard. Nel tempo le proteste erano, però, scadute in atti di vandalismo e di violenza, finendo per far perdere il consenso agli organizzatori.

Greenpeace ha sostenuto che la causa avviata dal gigante petrolifero fosse una minaccia al Primo Emendamento, che protegge la libertà d’espressione. Per i giurati, invece, la protesta è stata “inaccettabile per il modello americano”.

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