Idf, operazione di terra e nuovi raid su Gaza. Netanyahu sotto assedio
di Rossella TercatinGERUSALEMME – Dopo la massiccia offensiva dell’aeronautica sono arrivate le prime operazioni di terra, volte a riprendere il controllo del corridoio di Netzarim per tagliare ancora una volta in due Gaza. Nel secondo giorno dal collasso del cessate il fuoco, l’esercito israeliano ha esteso le proprie operazioni nella Striscia, con le truppe della 252esima divisione che hanno occupato circa metà dell’area di Netzarim, spezzando la strada che collega il nord e il sud della Striscia.
E Israele, ha sottolineato il Ministro della Difesa Israel Katz in un messaggio rivolto alla popolazione di Gaza, è soltanto all’inizio: «Cittadini di Gaza, questo è un ultimo avvertimento - le parole di Katz -. Gli attacchi dell’aeronautica contro i terroristi di Hamas sono stati solo il primo passo. Le cose diventeranno molto più difficili e sarete voi a pagarne il prezzo». Se gli ostaggi non saranno rilasciati e Hamas non verrà rimosso da Gaza, ha aggiunto Katz «Israele agirà con una forza che non ave…
GERUSALEMME – Dopo la massiccia offensiva dell’aeronautica sono arrivate le prime operazioni di terra, volte a riprendere il controllo del corridoio di Netzarim per tagliare ancora una volta in due Gaza. Nel secondo giorno dal collasso del cessate il fuoco, l’esercito israeliano ha esteso le proprie operazioni nella Striscia, con le truppe della 252esima divisione che hanno occupato circa metà dell’area di Netzarim, spezzando la strada che collega il nord e il sud della Striscia.
E Israele, ha sottolineato il Ministro della Difesa Israel Katz in un messaggio rivolto alla popolazione di Gaza, è soltanto all’inizio: «Cittadini di Gaza, questo è un ultimo avvertimento - le parole di Katz -. Gli attacchi dell’aeronautica contro i terroristi di Hamas sono stati solo il primo passo. Le cose diventeranno molto più difficili e sarete voi a pagarne il prezzo». Se gli ostaggi non saranno rilasciati e Hamas non verrà rimosso da Gaza, ha aggiunto Katz «Israele agirà con una forza che non avete ancora visto», promettendo «distruzione totale». Secondo le autorità sanitarie locali controllate da Hamas, i raid ieri hanno causato almeno venti vittime, che si aggiungono alle oltre 430 nella giornata di martedì. L’Idf ha dichiarato di aver eliminato due alti funzionari di Hamas, Yasser Mahmoud Harb Moussa e Mahmoud Jamassi.
Ieri intanto, in Israele, decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il governo. Un fiume di cittadini con bandiere gialle simbolo della lotta per la liberazione degli ostaggi e vessilli con la stella di Davide hanno marciato verso la residenza del premier Netanyahu a Gerusalemme per manifestare contro la decisione di licenziare il capo del servizio di sicurezza interno (Shin Bet) Ronen Bar. Bar è da diversi mesi nel mirino di Netanyahu, ma secondo molti analisti a spingere il primo ministro all’annuncio ufficiale è stata l’indagine dello Shin Bet sul cosiddetto caso Qatar, che vede Eli Feldstein, un ex collaboratore del premier, sospettato di aver promosso gli interessi dello stato del Golfo con cui Israele non ha relazioni diplomatiche mentre lavorava come portavoce del primo ministro. Proprio ieri, Gil Birger, uomo d’affari israeliano, ha ammesso di aver trasferito dei fondi a Feldstein per conto di Doha, in una rivelazione dell’emittente pubblica Kan che compromette ulteriormente la posizione di Feldstein, gettando ombre anche sulla figura di Netanyahu.
«È tempo di porre fine a questa follia prima che non ci sia più nessuno da salvare, prima che non ci sia più un Paese», è intervenuta durante la manifestazione Shikma Bressler, una dei leader delle proteste antigovernative sin dal periodo precedente il 7 ottobre, quando Israele scendeva in piazza contro la riforma del sistema giudiziario. La sera precedente, quarantamila persone si erano ritrovate nella Piazza del teatro a Tel Aviv, ancora una volta contro il licenziamento di Bar, ma anche contro la ripresa della guerra a Gaza.
«Il mio Matan e tutti gli altri ostaggi sono intrappolati in tunnel bui e senza aria a causa di Netanyahu», la dichiarazione di Einav Zangauker, il cui figlio Matan è uno dei 24 ostaggi ritenuti ancora in vita dei 59 rimasti a Gaza. «Netanyahu ha aperto le porte dell’inferno, non su Hamas, ma sui nostri cari. Ha scelto di sacrificarli per il suo tornaconto politico».
Dal canto suo, il primo ministro ha invece incassato un successo politico, con il partito di estrema destra Otzma Yehudit che ieri è rientrato ufficialmente nel governo con i suoi tre ministri, incluso il leader Itamar Ben-Gvir, che ha ricevuto di nuovo all’unanimità l’incarico di Ministro per la Sicurezza Nazionale. La procuratrice generale Gali Baharav-Miara aveva diffidato l’esecutivo dal prendere una decisione simile alla luce delle irregolarità commesse da Ben Gvir quando guidava il dicastero prima dell’uscita dalla coalizione per protestare contro la tregua a Gaza. Parere che è stato però ignorato da Netanyahu.