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L’offerta di Trump a Zelensky: “Sì a missili forniti dall’Europa e controllo Usa sulle centrali”

(ansa)

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La tregua non regge il primo giorno. A Sumy bombardamenti sugli ospedali. Scambiati 350 prigionieri. Witkoff: “Domenica a Gedda negoziati con i russi”
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NEW YORK – Trump e Zelensky parlano al telefono, dopo la chiamata di martedì del capo della Casa Bianca con Putin, e fanno progressi verso la pace. Incluso l’impegno a lavorare sul cessate il fuoco, la fornitura di Patriot a Kiev per proteggere i civili, e la proposta americana di prendere il controllo delle centrali elettriche ucraine. Il problema però è che nel frattempo Mosca continua a bombardare città e infrastrutture, violando la sua stessa offerta di tregua parziale e chiarendo chi è il vero ostacolo per la pace. Resta ora da vedere come reagirà Trump, in vista della ripresa dei negoziati domenica in Arabia Saudita, annunciata dal suo inviato Steve Witkoff. Ossia se chiuderà ancora gli occhi davanti alle sfide di Putin, pur di arrivare ad un accordo generale per ricostruire i rapporti bilaterali in chiave anti cinese, oppure se finalmente deciderà di applicare sulla Russia almeno un po’ della pressione già esercitata con forza sull’Ucraina.

La chiamata tra i leader di Wash…

NEW YORK – Trump e Zelensky parlano al telefono, dopo la chiamata di martedì del capo della Casa Bianca con Putin, e fanno progressi verso la pace. Incluso l’impegno a lavorare sul cessate il fuoco, la fornitura di Patriot a Kiev per proteggere i civili, e la proposta americana di prendere il controllo delle centrali elettriche ucraine. Il problema però è che nel frattempo Mosca continua a bombardare città e infrastrutture, violando la sua stessa offerta di tregua parziale e chiarendo chi è il vero ostacolo per la pace. Resta ora da vedere come reagirà Trump, in vista della ripresa dei negoziati domenica in Arabia Saudita, annunciata dal suo inviato Steve Witkoff. Ossia se chiuderà ancora gli occhi davanti alle sfide di Putin, pur di arrivare ad un accordo generale per ricostruire i rapporti bilaterali in chiave anti cinese, oppure se finalmente deciderà di applicare sulla Russia almeno un po’ della pressione già esercitata con forza sull’Ucraina.

La chiamata tra i leader di Washington e Kiev è avvenuta ieri: «Ho appena finito un’ottima telefonata col presidente Zelensky - ha commentato Trump - durata circa un’ora. Il colloquio ha riguardato per la maggior parte la chiamata di martedì col presidente Putin, per allineare sia la Russia che l’Ucraina in termini di richieste e necessità. Siamo sulla buona strada». Poco dopo il segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Waltz sono scesi nei dettagli, aggiungendo che non si è discusso l’accordo per lo sfruttamento delle terre rare, ma «la fornitura elettrica e le centrali nucleari in Ucraina, affermando che gli Usa potrebbero essere molto utili nella gestione di tali impianti con la loro competenza in materia di elettricità e servizi di pubblica utilità. La proprietà americana rappresenterebbe la migliore protezione per tali infrastrutture e il miglior supporto per l’energia locale».

Proprio ieri notte, infatti, le forze russe hanno attaccato l’Ucraina con due missili balistici Iskander-M, quattro missili antiaerei S-300 e 145 droni di vario tipo, inclusi gli Shahed kamikaze iraniani. I bombardamenti, che hanno subito violato l’impegno preso da Putin con Trump durante la chiamata di martedì, hanno colpito o sono stati intercettati nelle regioni di Kharkiv, Poltava, Sumy, Chernihiv, Kiev, Zhytomyr, Vinnytsia, Dnipropetrovsk, Zaporizhzhia e Odessa, facendo almeno un morto. Commentando gli attacchi contro ospedali e infrastrutture, Zelensky ha detto che «le parole di Putin sono molto diverse dalla realtà». Quindi ha sottolineato la necessità di ulteriore «supporto alla difesa aerea». Trump ha promesso di aiutarlo a trovare batterie di Patriot in Europa.

Durante la chiamata «l’Ucraina ha accettato la fine degli attacchi all’energia e ad altre infrastrutture civili». Secondo Zelensky, a differenza dallo scontro nello Studio Ovale, quella di ieri con Trump è stata «una conversazione positiva, molto sostanziale e schietta», in cui l’americano «ha condiviso i dettagli della sua conversazione con Putin e le questioni chiave discusse. Ho sostenuto questo passo e confermato che siamo pronti a implementarlo». Quindi «abbiamo incaricato i nostri team di risolvere i problemi tecnici relativi all’implementazione del cessate il fuoco parziale. Ucraini e americani sono pronti a incontrarsi in Arabia Saudita nei prossimi giorni per coordinare i passi verso la pace», inclusa l’ipotesi di estendere il cessate il fuoco al Mar Nero, dove sono i russi a volerlo, perché la loro flotta sta subendo gravi perdite. Intanto ieri è avvenuto lo scambio di 350 prigionieri di guerra (175 per lato).

Zelensky ha sottolineato che «gli ucraini vogliono la pace, motivo per cui abbiamo accettato la proposta di un cessate il fuoco incondizionato» . Chi l’ha rifiutata martedì è stato Putin, e quindi se oggi le armi non tacciono è colpa sua. Il leader ucraino però ha aggiunto: «Riteniamo che tali passi siano necessari per creare la possibilità di un accordo completo durante il cessate il fuoco. Crediamo che insieme all’America, al presidente Trump e sotto la guida Usa, si possa raggiungere una pace duratura quest’anno».

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