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Turchia, Özel: “È un golpe civile contro l’opposizione. Imamoglu resta candidato”

Özgür Özel nella stanza nel suo ufficio dove dorme - Foto Gabriella Colarusso 

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Intervista al capo del Chp: “Le istituzioni sono collassate. Ma noi andiamo avanti con le primarie per il bene di tutta la nazione”
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ISTANBUL – Il paziente è intubato, «la democrazia turca è in coma». E Özgür Özel s’è messo in testa di salvarla, anche difendendola con il corpo. Da tre giorni il leader dell’opposizione turca, presidente dello storico Partito repubblicano (Chp) erede di Ataturk, se ne sta piantato negli uffici del palazzo comunale di Istanbul. Dorme in una stanzetta con un divano e una scrivania. Di giorno, tiene alto il morale delle truppe: parlamentari del partito, altri politici d’opposizione, militanti, ong che fanno la spola per parlargli e presidiano il Palazzo.

Presidente, come sta?

«Restare qui mi fa sentire più a mio agio, non sarei potuto andare in hotel, sarebbe stato come abbandonare il mio amico Imamoglu che è in prigione o lasciare Istanbul da sola. In ogni momento possono nominare un loro fiduciario e mandare qui la polizia a prendere il Comune. Come presidente del Chp e parlamentare ho l’immunità: non avranno il coraggio di entrare finché ci sono io e se ci provano sarà dura riuscirci…

ISTANBUL – Il paziente è intubato, «la democrazia turca è in coma». E Özgür Özel s’è messo in testa di salvarla, anche difendendola con il corpo. Da tre giorni il leader dell’opposizione turca, presidente dello storico Partito repubblicano (Chp) erede di Ataturk, se ne sta piantato negli uffici del palazzo comunale di Istanbul. Dorme in una stanzetta con un divano e una scrivania. Di giorno, tiene alto il morale delle truppe: parlamentari del partito, altri politici d’opposizione, militanti, ong che fanno la spola per parlargli e presidiano il Palazzo.

Presidente, come sta?

«Restare qui mi fa sentire più a mio agio, non sarei potuto andare in hotel, sarebbe stato come abbandonare il mio amico Imamoglu che è in prigione o lasciare Istanbul da sola. In ogni momento possono nominare un loro fiduciario e mandare qui la polizia a prendere il Comune. Come presidente del Chp e parlamentare ho l’immunità: non avranno il coraggio di entrare finché ci sono io e se ci provano sarà dura riuscirci».

Arresti, proteste, i vertici del Comune azzerati. Cosa sta succedendo?

«Nella nostra storia abbiamo affrontato golpe militari contro chi era al governo. Questo è un colpo di Stato civile contro l’opposizione e lo stanno portando avanti quelli che governano usando tutti i mezzi dello Stato. È una prima volta nella storia repubblicana».

È un’ accusa pesante, che mette in discussione la democrazia turca.

«La democrazia turca è in coma. In Europa avete istituzioni democratiche forti e una magistratura indipendente. Qui le istituzioni sono collassate, le regole sono state abbandonate, la Costituzione è stata di fatto ritirata. Il procuratore Akan Gurlek prima di essere procuratore capo a Istanbul aveva già preso decisioni contro l’opposizione. Erdogan lo nominò anche viceministro della giustizia, poi è tornato a esercitare nei tribunali. È magistratura indipendente? Oggi in Turchia se hai bisogno di un avvocato ne cerchi uno che sia di area Akp, sennò rischi di perdere. Il primo passaggio di questo golpe civico è stato cancellare la laurea che Imamoglu ha da 31 anni. Da ora in poi nessuna laurea, patente o conto bancario è al sicuro se non piaci a Erdogan».

Denuncia una persecuzione politica?

«Lo dico con le parole che Erdogan disse al suo stesso partito: “Chi perde Istanbul perde la Turchia”. Hanno perso Istanbul per tre volte grazie a Imamoglu, l’unico che ha sconfitto il presidente, e ora lui vuole disfarsene usando la magistratura. I sondaggi danno Imamoglu intorno al 58%. Erdogan lo vuole rimuovere, usando accuse infondate di corruzione e terrorismo».

È una maxi inchiesta, la procura dice di avere prove solide contro gli arrestati.

«Finora non è stata offerta nessuna prova né a noi né agli avvocati. Un sindaco di municipalità è stato accusato di sostenere il terrorismo per una telefonata. Parlava con un suo contatto che aveva perso la madre e per consolarlo gli ha detto che la donna aveva cresciuto sei figli di valore. È venuto fuori che uno di loro è un membro del Pkk e questo gli è valsa l’accusa di sostenere il terrorismo. Sono sicuro che possiamo vincere tutti gli appelli alla Corte europea dei diritti umani, ma a quel punto le elezioni saranno passate».

Le primarie previste per domenica si terranno? Imamoglu resta il vostro candidato?

«Sì. Da ora in poi e attraverso tutto il processo Imamoglu è l’unico candidato del Chp. Un milione e 700mila iscritti voteranno domenica e apriremo urne anche per i non-iscritti che volessero darci il loro supporto. Le chiameremo le “urne della solidarietà”. Questa non è più una storia che riguarda l’opposizione, ma è una storia che attiene al futuro della nazione. Stiamo mandando un messaggio anche ai sostenitori di Erdogan: la legge è una garanzia per tutti, se lo Stato di diritto viene meno, nessuno beneficerà della protezione che la Repubblica garantisce ai suoi cittadini. Non ci sarà nessun Paese da lasciare in eredità ai nostri nipoti».

Costa e Von der Leyen hanno chiesto ad Ankara di rimanere ancorata all’Europa. È il messaggio che vi aspettavate?

«L’Europa dovrebbe abbracciare i valori su cui si fonda, democrazia, diritti umani, libertà personali e sostenere una Turchia che cammini su questa strada. Erdogan sta usando la paura per la sicurezza europea determinata dall’arrivo di Trump per accrescere la sua influenza. Offre il secondo esercito più forte della Nato. Ma io chiedo all’Europa di non negoziare con Erdogan scambiando i valori democratici per la sicurezza».

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