I Volenterosi accelerano i piani militari per Kiev. Frizioni tra Londra e Parigi
dai nostri corrispondenti Anais Ginori (Parigi) e Antonello Guerrera (Londra)La “Coalizione dei Volenterosi” torna a riunirsi e Keir Starmer insiste: «Dobbiamo prepararci a un eventuale accordo di pace in Ucraina. Putin non deve attaccare mai più», proclama il premier britannico al quartier generale della Difesa a Northwood, fuori Londra. Dove ieri si sono riunite le delegazioni militari di una trentina di Paesi, Italia inclusa, per pianificare la presenza degli Alleati in Ucraina dopo un cessate il fuoco. «Putin non può mettere il veto su come Kiev deciderà di difendersi», ribadisce Starmer, dopo aver “benedetto” a Barrow la costruzione del nuovo sottomarino nucleare britannico Dreadnought. La settimana prossima, a Parigi torneranno a riunirsi i leader di Francia, Regno Unito, Italia, Germania, Polonia, Ue, Nato e Canada.
Tuttavia, la Coalizione inizia a scricchiolare. Qualcuno a Whitehall teme di finire in un vicolo cieco. Non tanto perché Putin continua ad accusare gli europei di volere la Terza Guerra mondiale. Ma soprattutto, c’è la sensazione che i Volen…
La “Coalizione dei Volenterosi” torna a riunirsi e Keir Starmer insiste: «Dobbiamo prepararci a un eventuale accordo di pace in Ucraina. Putin non deve attaccare mai più», proclama il premier britannico al quartier generale della Difesa a Northwood, fuori Londra. Dove ieri si sono riunite le delegazioni militari di una trentina di Paesi, Italia inclusa, per pianificare la presenza degli Alleati in Ucraina dopo un cessate il fuoco. «Putin non può mettere il veto su come Kiev deciderà di difendersi», ribadisce Starmer, dopo aver “benedetto” a Barrow la costruzione del nuovo sottomarino nucleare britannico Dreadnought. La settimana prossima, a Parigi torneranno a riunirsi i leader di Francia, Regno Unito, Italia, Germania, Polonia, Ue, Nato e Canada.
Tuttavia, la Coalizione inizia a scricchiolare. Qualcuno a Whitehall teme di finire in un vicolo cieco. Non tanto perché Putin continua ad accusare gli europei di volere la Terza Guerra mondiale. Ma soprattutto, c’è la sensazione che i Volenterosi non stiano convincendo Donald Trump, ostinato a non voler offrire copertura e deterrenza militare americana per i potenziali soldati alleati in Ucraina. Secondo il Financial Times, i capi militari europei hanno stilato un piano che prevede fino a 10 anni per rimpiazzare gli Usa nella Nato.
Anche per questo, fonti militari britanniche ora chiedono di evitare il termine “peacekeeping”: “Meglio forze di rassicurazione” per il milione di militari ucraini. Soldati alleati potrebbero essere dislocati solo in città e centri nevralgici. Ieri Londra valutava di spedire i Typhoon della Raf come copertura aerea, magari dislocando quelli Nato sul fronte orientale, dove è arrivato anche il principe William: oggi in Estonia parteciperà all’addestramento delle truppe britanniche dell’Alleanza. Ma ora la priorità dei Volenterosi sembra virare innanzitutto sulla sicurezza nei cieli e nei mari, e meno sui soldati, per far tornare l’Ucraina alla normalità il prima possibile.
Nel frattempo, però, sono sorte le prime frizioni tra Regno Unito e Francia, asse portante dei Volenterosi. La decisione della Ue di vietare al momento, per il nuovo fondo della Difesa europea commesse ad armatori e aziende extra Unione, non è piaciuta a Londra. Starmer non se lo aspettava e una fonte ben informata a Whitehall accusa Macron di “una mossa folle”. A Londra si teme che i francesi stiano facendo leva, anche su temi vitali come la Difesa, per strappare accordi post-Brexit più favorevoli, come sui diritti di pesca in acque britanniche.
Starmer e i suoi rispondono di essere felici di vedere i partner europei spendere così tanto per la Difesa continentale e che le trattative continuano. È vero, Regno Unito e Ue stanno da tempo negoziando un patto di Sicurezza. Ma Londra non ha apprezzato l’esclusione dell’altro giorno sia per i modi, sia per il fatto che i consorzi britannici saranno inizialmente svantaggiati, soprattutto a favore dei francesi. Tuttavia, anche alcuni leader europei si erano irritati tre settimane fa, quando Starmer ha promesso circa 3 miliardi di aiuti militari a Kiev a condizione che gli armamenti fossero a fabbricazione britannica.
A Parigi, dove è nata la spinta al “buy european”, viene ridimensionato il caso dell’esclusione di Londra dal fondo Ue per la Difesa. L’obiettivo, spiegano fonti diplomatiche, sarebbe un deal globale per creare una catena del valore integrata a livello continentale, che includerebbe Turchia, Ucraina, Norvegia e Regno Unito, a condizione che rispettino determinati criteri. Da qui l’idea di un negoziato con Londra per un suo rientro graduale nel mercato unico, attraverso il settore strategico della Difesa.
In questo percorso, che segnerebbe una svolta dopo il divorzio del Brexit, è inclusa anche la partita sulla condivisione della deterrenza nucleare britannica. Il nuovo cancelliere tedesco Merz non vorrebbe limitarsi all’ombrello francese, anche per limitare il rischio politico di una eventuale vittoria dell’estrema destra alle presidenziali 2027 per l’Eliseo. Tra le ipotesi, inserire la Germania nel Trattato di Lancaster House, che già struttura la cooperazione nucleare tra Parigi e Londra. Dietro le quinte, si studia quindi un “grande accordo” europeo sulla Difesa con una doppia dinamica: cominciare a reintegrare il Regno Unito nel mercato unico attraverso la Difesa e strutturare un equilibrio strategico tra Parigi, Londra e Berlino.