Heathrow: così il super aeroporto e il Regno Unito si scoprono fragili dopo l’incendio
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – Flashback. Questa insostenibile fragilità dell’essere a Londra non si respirava dai lockdown anti Covid. Stazione della metropolitana deserta. Sparuti passeggeri che si muovono solo perché “lavoratori essenziali”. Viaggiatori e globetrotter svaniti poiché istruiti a stare a casa. I negozi dello scalo orfani di clienti. All’aeroporto di Heathrow, quello da 84 milioni di passeggeri all’anno, di un atterraggio/decollo al minuto, da 1400 incessanti voli da e per tutto il mondo che tormentano la pace degli abitanti posh di West London, per molte ore spiffera un silenzio assordante.
«Scusi, mi può aiutare, please? Devo tornare a Norwich e non so come fare», chiede Jess, una signora inglese di 66 anni: occhi gonfi, borsa, valigiona e le targhette della Qantas Airlines. «Australia?». «Sì, ero appena andata a trovare per la mia prima volta mio figlio a Perth, anche perché c’è un volo diretto e alla mia età pensavo fosse comodo. E invece. Ci hanno dirottato a Parigi, e di lì ci hanno r…
LONDRA – Flashback. Questa insostenibile fragilità dell’essere a Londra non si respirava dai lockdown anti Covid. Stazione della metropolitana deserta. Sparuti passeggeri che si muovono solo perché “lavoratori essenziali”. Viaggiatori e globetrotter svaniti poiché istruiti a stare a casa. I negozi dello scalo orfani di clienti. All’aeroporto di Heathrow, quello da 84 milioni di passeggeri all’anno, di un atterraggio/decollo al minuto, da 1400 incessanti voli da e per tutto il mondo che tormentano la pace degli abitanti posh di West London, per molte ore spiffera un silenzio assordante.
«Scusi, mi può aiutare, please? Devo tornare a Norwich e non so come fare», chiede Jess, una signora inglese di 66 anni: occhi gonfi, borsa, valigiona e le targhette della Qantas Airlines. «Australia?». «Sì, ero appena andata a trovare per la mia prima volta mio figlio a Perth, anche perché c’è un volo diretto e alla mia età pensavo fosse comodo. E invece. Ci hanno dirottato a Parigi, e di lì ci hanno riportato in bus a Heathrow, dopo 32 ore di viaggio». Keep calm and carry on.
Come Jess ce ne sono tanti, di pellegrini di questo teatro dell’assurdo andato in scena ieri. Un incendio che blocca l’aeroporto più grande e affollato d’Europa, annunci «non andate a Heathrow» subito disseminati in tutta Londra, avvertimenti dai macchinisti della tube, cartelli alla stazione e negli hub dei turisti. Con le sue tre fermate della metropolitana, Heathrow è una «piccola città», come hanno detto i responsabili della linea elettrica della capitale. E addirittura, per risollevare l’economia, il governo Starmer vuole espanderla con una controversa terza pista, scatenando la furia di residenti, ambientalisti e persino del suo amico sindaco di Londra, Sadiq Khan, che il primo ministro ha appena elevato a Sir.
Ma questo gigante di vetro e acciaio ieri si è rivelato clamorosamente fragile. A Heathrow l’energia proviene da due sottostazioni elettriche, una a nord e una sud. Ma a quanto pare — per la sorpresa di molti esperti — quella di North Hyde andata in fiamme era cruciale per il funzionamento dell’intero aeroporto, e la seconda non ha evitato il blackout come si pensava.
Uno shock in termini di sicurezza, anche se non fosse stato un sabotaggio. I sistemi di emergenza e generatori hanno funzionato. Ma, altra sorpresa per passeggeri e cittadini esterrefatti, la loro capacità non è tale da riuscire a generare energia per un intero aeroporto e gestire centinaia di voli. Basta solo per le funzioni fondamentali.
Poi, in questi tempi di guerra in Europa, fa breccia anche un’ombra di vulnerabilità verso una Russia che non ha mai rinunciato alle sue spietate guerre ibride. Sinora, non ci sono indizi di un possibile sabotaggio a Heathrow. Ma in passato Putin ha ordinato numerosi attacchi criminali e terroristici sul suolo britannico, basti ricordare i brutali e incoscienti avvelenamenti delle ex spie Alexander Litvinenko a Londra e Sergej Skripal a Salisbury. Oppure, le esplosioni di alcuni pacchi destinati ad aerei cargo britannici la scorsa estate, di cui sono stati accusati proprio i servizi russi, per quella che poteva essere una catastrofe. O il rogo doloso a Londra di una società legata alla Difesa ucraina, sempre l’anno scorso, per cui è stato arrestato un cittadino britannico che in tribunale ha ammesso di essere stato pagato da agenti stranieri.
Magari l’incendio della sottostazione elettrica che ha messo in ginocchio Heathrow è “solo” dovuto a un grave guasto o a un ingegnere alticcio e sbadato, che ha combinato un pasticcio epocale. Ma, sabotaggio o no, è bastato un simile incidente per mandare in tilt i cieli del Regno e dell’Europa. Di certo, questo autodafé di Heathrow, e delle certezze di un intero Paese, non è stato un bel segnale, visti i nemici lì fuori.