Trump avverte l’Europa: “Pace quasi fatta con Mosca, senza gli Usa la Nato crolla”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Donald Trump dice che «le linee guida principali dell’accordo sull’Ucraina sono state stabilite», mentre avverte la Nato che senza gli Usa non sopravviverebbe, presenta il nuovo caccia in competizione con quello europeo e rilancia la minaccia dei dazi il 2 aprile: «Giorno della nostra liberazione». Se uno tira i fili delle dichiarazioni fatte ieri dal capo della Casa Bianca, arriva inevitabilmente al nodo del mutamento fondamentale in corso nell’alleanza transatlantica. Che non significa uno scontro o una frattura con Washington, ma di sicuro la necessità di immaginare un nuovo modello nelle relazioni occidentali.
L’occasione per le esternazioni di ieri è stata la presentazione nello Studio Ovale dell’aereo F-47, ovvio riferimento al secondo mandato di Trump. Si tratta del caccia invisibile di sesta generazione, o Next Generation Air Dominance, che prenderà il posto dell’F-22 soprattutto nella sfida con la Cina del prossimo decennio. «Sarà il più potente della storia», ha …
NEW YORK – Donald Trump dice che «le linee guida principali dell’accordo sull’Ucraina sono state stabilite», mentre avverte la Nato che senza gli Usa non sopravviverebbe, presenta il nuovo caccia in competizione con quello europeo e rilancia la minaccia dei dazi il 2 aprile: «Giorno della nostra liberazione». Se uno tira i fili delle dichiarazioni fatte ieri dal capo della Casa Bianca, arriva inevitabilmente al nodo del mutamento fondamentale in corso nell’alleanza transatlantica. Che non significa uno scontro o una frattura con Washington, ma di sicuro la necessità di immaginare un nuovo modello nelle relazioni occidentali.
L’occasione per le esternazioni di ieri è stata la presentazione nello Studio Ovale dell’aereo F-47, ovvio riferimento al secondo mandato di Trump. Si tratta del caccia invisibile di sesta generazione, o Next Generation Air Dominance, che prenderà il posto dell’F-22 soprattutto nella sfida con la Cina del prossimo decennio. «Sarà il più potente della storia», ha detto il presidente, mostrandolo insieme al capo del Pentagono Hegseth. È stato assegnato alla Boeing, segno dell’insoddisfazione per la Lockheed che ha costruito l’F-35, e sarà in concorrenza con il Gcap che sta invece sviluppando un consorzio composto dalla britannica Bae Systems, l’italiana Leonardo e la giapponese Jaiec. A meno che i programmi non convergano, o la Lockheed si reinserisca, visti i guai recenti di Boeing e i soldi stanziati per il riarmo europeo.
Se uno collega questo annuncio, peraltro legato ad un progetto già avviato e poi sospeso da Biden, allo scetticismo generale di Trump verso gli alleati europei, acquista un altro significato. Ieri il presidente ha detto che «le linee guida principali dell’accordo sull’Ucraina sono state stabilite, dopo i miei colloqui con Putin e Zelensky». Se ne riparlerà martedì a Riad, nella speranza di finalizzare il cessate il fuoco parziale sulle infrastrutture energetiche, cercare di costruire quello navale nel Mar Nero, e magari abbozzare una tregua totale per creare lo spazio necessario a negoziare l’accordo di pace finale complessivo. Il tutto però avverrà senza gli europei, che restano esclusi dalla trattativa sulla sicurezza e il futuro del proprio continente. In questo quadro, colpisce che Trump abbia sentito la necessità di lanciare un altro avvertimento: «La Nato è forte, ma senza di noi non sarebbe la stessa. Gli alleati devono trattarci bene».
Questo commento si riferisce senza dubbio all’annosa disputa sull’aumento degli investimenti nella difesa, però sarebbe miope non collegarlo anche al presente dell’Ucraina, dove Trump sembra dire ai “volenterosi” che il loro schieramento sul terreno la sicurezza di Kiev non sarebbe sufficiente senza Washington, proprio mentre nello stesso tempo si rifiuta di dare le garanzie e pende sempre dalle labbra di Putin. Non a caso il Financial Times ha riportato ieri che diversi leader europei, in particolare di Francia, Germania, Gran Bretagna e i paesi nordici, stanno preparando un piano per rendere la Nato autonoma dagli Usa nel giro di 5 o 10 anni, da presentare a Trump durante il prossimo vertice in Olanda.
Su questo sfondo, il presidente è tornato a minacciare i dazi che entreranno in vigore il 2 aprile, «giorno della nostra liberazione», in particolare dagli europei, accusati di «approfittarsi degli Usa». Ci sarà flessibilità nelle tariffe, ha assicurato, ma anche questa apertura è finalizzata a dividere i governi della Ue, invece di negoziare compatti sotto l’ombrello di Bruxelles. Semmai ha detto di essere interessato all’idea del re Carlo di associare gli Usa al Commonwealth, tenendo presente che l’avversario e centro dell’attenzione resta uno: «Non vogliamo la guerra con la Cina, ma siamo pronti. Parlerò presto con Xi».