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Netanyahu contro i servizi, cacciato il capo delle spie: la Corte suprema lo ferma

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Il premier vuole liberarsi di Ronen Bar, l’uomo che indaga sui suoi legami col Qatar e che preme per un’inchiesta sul massacro del 7 ottobre
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GERUSALEMME – «Netanyahu sta facendo di tutto per imitare Trump», dicono i progressisti israeliani, che per due giorni di fila hanno assediato la residenza del premier a Gerusalemme per protestare contro il licenziamento del capo dei servizi segrete e la ripresa della guerra a Gaza. Ed è una sintesi coerente con ciò che sta accadendo, perché, come il presidente americano, anche Netanyahu sta piegando la legge al suo volere. Trovando i giudici come unico e ultimo ostacolo.

Vediamo i fatti. Per la prima volta nella storia dello Stato ebraico il capo del governo ha chiesto e ottenuto la defenestrazione del direttore dello Shin Bet, l’agenzia di intelligence interna, avanzando motivi di «sfiducia crescente nel suo operato»: nella notte di giovedì il Gabinetto di sicurezza, presieduto da Netanyahu, ha votato all’unanimità la rimozione di Ronen Bar. Cosa che ha scatenato le polemiche. La procuratrice generale Gali Bahrav-Miara considera l’atto illegittimo, mentre l’opposizione si è riv…

GERUSALEMME – «Netanyahu sta facendo di tutto per imitare Trump», dicono i progressisti israeliani, che per due giorni di fila hanno assediato la residenza del premier a Gerusalemme per protestare contro il licenziamento del capo dei servizi segrete e la ripresa della guerra a Gaza. Ed è una sintesi coerente con ciò che sta accadendo, perché, come il presidente americano, anche Netanyahu sta piegando la legge al suo volere. Trovando i giudici come unico e ultimo ostacolo.

Vediamo i fatti. Per la prima volta nella storia dello Stato ebraico il capo del governo ha chiesto e ottenuto la defenestrazione del direttore dello Shin Bet, l’agenzia di intelligence interna, avanzando motivi di «sfiducia crescente nel suo operato»: nella notte di giovedì il Gabinetto di sicurezza, presieduto da Netanyahu, ha votato all’unanimità la rimozione di Ronen Bar. Cosa che ha scatenato le polemiche. La procuratrice generale Gali Bahrav-Miara considera l’atto illegittimo, mentre l’opposizione si è rivolta alla Corte suprema, il massimo organo giurisdizionale di Israele, che - d’urgenza - ha bloccato il licenziamento «fino a quando non ascolteremo in udienza i querelanti e decideremo».

L’interessato, Ronen Bar, dal 2021 capo dello Shin Bet, non ha partecipato al Gabinetto di sicurezza. Ha però scritto una lettera di fuoco dove accusa esplicitamente Netanyahu di avere un conflitto di interesse. «Vuole impedire l’accertamento della verità sui fatti che hanno portato al 7 ottobre», e insieme, fermare l’indagine sul cosiddetto Qatargate, condotta dallo Shin Bet.

È l’affare più scottante: tre collaboratori del premier sono sospettati di aver ricevuto denaro dal Qatar e potrebbero aver agito all’interno del governo nell’interesse dell’emirato. Secondo Bar, inoltre, Netanyahu ha boicottato il negoziato sulla tregua rimuovendo lui e il capo del Mossad dalla delegazione israeliana a Doha, sostituendoli con Ron Dermer, ministro degli Affari strategici e suo fedelissimo. «Non è vero, anzi è Bar a essere in torto perché sapeva dei piani di Hamas prima del 7 ottobre e non ha fatto niente», hanno riferito ai media israeliani alcune “fonti ufficiali” anonime, senza però portare prove o elementi a sostegno.

Lo scontro senza precedenti tra potere esecutivo e giudiziario riconduce Israele a due anni fa, a prima del massacro ai kibbutz, quando centinaia di migliaia di persone scesero i piazza contro la riforma della giustizia di Netanyahu. Un sondaggio diffuso oggi da Kan 12 rileva che il 63% degli intervistati è preoccupato per il futuro della democrazia in Israele: persino tra gli elettori della coalizione di maggioranza c’è chi (il 37%) nutre dei dubbi. Quaranta sindaci, tra cui quello di Tel Aviv, hanno rivolto un appello a Netanyahu perché rispetti il giudizio dell’Alta corte. «Non c’è alcun rischio di guerra civile», afferma invece il premier, in riposta all’allarme lanciato dall’ex presidente della Corte, Barak.

La storia occupa tutti media. Si parla poco e niente, invece, di una notizia che riguarda Gaza, dove proseguono i bombardamenti dell’Idf (ieri altri 11 morti tra cui un operatore di Medici senza frontiere: dalla fine della tregua il conteggio generale supera i 700 uccisi) e si espandono le operazioni di terra. Il ministro della Difesa Israel Katz ha minacciato di annettere zone della Striscia se non saranno riconsegnati subito i 59 ostaggi.

«Ho dato ordine alle forze armate di conquistare più territorio. Più Hamas si rifiuta di liberare i nostri rapiti, più territorio perderà e sara annesso a Israele». Katz ha espresso l’intenzione di espandere le zone cuscinetto lungo il confine, occupandole con le truppe, «per proteggere le nostre aree abitate». Hamas è in contatto con i mediatori di Doha per riavviare il negoziato. La Turchia accusa Israele di aver deliberatamente attaccato l’ospedale turco-palestinese nella Striscia. «Non era più in servizio, dentro c’erano i terroristi», la replica dell’Idf.

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