Come sarà il piano per il futuro dell’Ucraina: caschi blu al fronte e soldati Ue sul confine
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – Due operazioni distinte di peacekeeping, l’egida dell’Onu e la presenza logistica degli Usa. Il tutto sotto il grande affare delle cosiddette terre rare. Sebbene i negoziati di pace non siano ancora effettivamente iniziati tra la Russia e l’Ucraina, sta avanzando un “piano di garanzie” nel caso in cui concretamente verrà siglata la tregua tra Mosca e Kiev. Un piano che si sta dipanando sulla direttrice New York-Bruxelles-Kiev-Mosca.
La premessa è netta: Putin ha fatto sapere che non accetterà mai sul suo territorio e ai suoi confini truppe della Nato, dell’Unione europea o dell’Europa in senso lato. Ha chiesto e ottenuto di non coinvolgere in questa fase le Nazioni Unite perché ritiene che nelle trattative appena germogliate non ci sia spazio per il Palazzo di Vetro. È una partita che intende giocare solo con Donald Trump. Ma dopo invece sì. E ovviamente il via libera di Mosca è una conditio sine qua non per qualsiasi tipo di soluzione.
L’idea allora è di formare un …
BRUXELLES – Due operazioni distinte di peacekeeping, l’egida dell’Onu e la presenza logistica degli Usa. Il tutto sotto il grande affare delle cosiddette terre rare. Sebbene i negoziati di pace non siano ancora effettivamente iniziati tra la Russia e l’Ucraina, sta avanzando un “piano di garanzie” nel caso in cui concretamente verrà siglata la tregua tra Mosca e Kiev. Un piano che si sta dipanando sulla direttrice New York-Bruxelles-Kiev-Mosca.
La premessa è netta: Putin ha fatto sapere che non accetterà mai sul suo territorio e ai suoi confini truppe della Nato, dell’Unione europea o dell’Europa in senso lato. Ha chiesto e ottenuto di non coinvolgere in questa fase le Nazioni Unite perché ritiene che nelle trattative appena germogliate non ci sia spazio per il Palazzo di Vetro. È una partita che intende giocare solo con Donald Trump. Ma dopo invece sì. E ovviamente il via libera di Mosca è una conditio sine qua non per qualsiasi tipo di soluzione.
L’idea allora è di formare un primo contingente di pace, a quel punto sì, sotto l’egida dell’Onu il cui segretario generale, Antonio Guterres, giovedì ha partecipato alla riunione del Consiglio europeo di Bruxelles. Caschi blu, quindi, provenienti da Asia e sud America. L’ipotesi è di coinvolgere soldati da India, Brasile, Indonesia e Arabia Saudita. Questa operazione di peacekeeping si dovrebbe occupare del confine russo-ucraino. Quindi boots on the ground preclusi a Nato ed europei.
Poi ci sarebbe un secondo contingente. E questo sarebbe invece composto dai cosiddetti “volenterosi” del Vecchio Continente e dei suoi alleati. In prima fila ci sarebbero Gran Bretagna, Francia, Germania, Canada e anche Italia. Da tenere presente che nessuno dei Paesi che hanno partecipato ai vertici di Londra e Parigi hanno mai esplicitamente escluso il loro coinvolgimento. In ogni caso questo secondo gruppo verrebbe impiegato per controllare i confini tra Ue e Ucraina. Sostanzialmente si occuperebbero delle strisce di terra in Polonia, Bulgaria, Slovacchia e forse Ungheria. Boots on the ground, dunque, ma non nelle aree direttamente coinvolte dalla guerra. Un deterrente ulteriore per la Russia nel caso ci fosse la volontà di avvicinarsi ai territori dell’Unione. Ieri la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, hanno aggiornato sull’esito del vertice di giovedì i premier di Islanda, Norvegia, Turchia e Regno Unito, ammorbidendo i limiti all’aquisto delle loro armi con i fondi del ReArm Europe.
Nel mezzo tra i due spazi ci sarebbe l’esercito ucraino che però andrebbe rafforzato e sostenuto. Per questo sia gli europei, sia gli americani sarebbero pronti a rifornire attivamente la difesa di Kiev. Tenendo conto di un aspetto: l’esercito ucraino è ormai abituato alla guerra vera sul campo, quelli europei molto meno.
Il quarto fattore è composto proprio dagli Stati Uniti. Il presidente a stelle e strisce ha ribadito più volte che non intende contribuire a nessuna forza di interposizione o di peacekeeping in Ucraina. Gli Usa però sarebbero disponibili a fornire il backup, tutta la componente logistica e tecnologica indispensabile in queste operazioni. Ad esempio il “controllo dal cielo”, radar e satellitare. E non sarebbe un intervento gratuito. Trump non nasconde che questo aiuto è condizionato all’accordo con Zelensky sulle terre rare, ossia quei minerali indispensabili per la produzione di tutti beni ad alto contenuto tecnologico, di cui l’Ucraina è particolarmente ricca. Gli americani, a quel punto, sarebbero direttamente interessati a mantenere una situazione di stabilità e pace proprio per sfruttare quei giacimenti. Una attenzione, in realtà, che in una certa misura riguarda pure gli europei. Anche per questo è difficile tirarsi fuori dal processo di pace: chi si sottrae, rinuncia a qualsiasi tipo di dividendo economico.
Questo piano in quattro tappe, però, può essere attuato solo dopo una vera e propria intesa di pace. Non basta dunque un cessate il fuoco. E le incertezze sulle intenzioni di Putin - e anche su quelle di Trump - sono piuttosto ingenti. Anche perché l’Ue si trova in una singolare condizione: il presidente americano non accetta l’interlocuzione con i vertici dell’Unione ma solo con alcuni governi. Putin non parla né con l’Ue, né con gli esecutivi nazionali. Il Vecchio Continente in questo frangente è forzatamente isolato. Rafforzare la sua difesa sta diventando una necessità anche per questo.