Con il nuovo supercaccia F-47 Donald Trump lancia un duplice messaggio, interno e internazionale, impegnandosi in un programma dagli esiti incerti e dai costi stratosferici per ottenere “l’aereo più letale di sempre”, chiamato appunto Next Generation Air Dominance.
Sfida al riarmo cinese
Da una parte la Casa Bianca annuncia alla Cina che la sfida tecnologica militare sarà portata avanti senza badare a spese, rispondendo alla serie di velivoli militari dal look fantascientifico che Pechino continua a tirare fuori dalle sue fabbriche. Il progetto del caccia di “Sesta Generazione” con un pilota umano ai comandi era stato accantonato dall’amministrazione Biden per il timore di costi incontrollabili - si è parlato di un budget compreso tra 200 e 300 miliardi di dollari - e di prestazioni che rischiavano di essere rese obsolete dallo sviluppo rapidissimo dei droni guidati dall’intelligenza artificiale.
Ora invece Trump gongola per l’omaggio alla sua presidenza - la 47ma come F-47 che è…
Con il nuovo supercaccia F-47 Donald Trump lancia un duplice messaggio, interno e internazionale, impegnandosi in un programma dagli esiti incerti e dai costi stratosferici per ottenere “l’aereo più letale di sempre”, chiamato appunto Next Generation Air Dominance.
Sfida al riarmo cinese
Da una parte la Casa Bianca annuncia alla Cina che la sfida tecnologica militare sarà portata avanti senza badare a spese, rispondendo alla serie di velivoli militari dal look fantascientifico che Pechino continua a tirare fuori dalle sue fabbriche. Il progetto del caccia di “Sesta Generazione” con un pilota umano ai comandi era stato accantonato dall’amministrazione Biden per il timore di costi incontrollabili - si è parlato di un budget compreso tra 200 e 300 miliardi di dollari - e di prestazioni che rischiavano di essere rese obsolete dallo sviluppo rapidissimo dei droni guidati dall’intelligenza artificiale.
Ora invece Trump gongola per l’omaggio alla sua presidenza - la 47ma come F-47 che è pure il nome di un celebre velivolo della seconda guerra mondiale, il Thunderbolt - e approva un investimento iniziale di venti miliardi per concretizzare il programma, mostrandosi disposto a mettere sul piatto tante fiches a nove zeri pur di proseguire la partita strategica con Pechino: un rialzo che ricorda dal punto di vista economico il duello Usa-Urss spinto all’estremo da Ronald Reagan fino a piegare Mosca e “vincere” la Guerra Fredda. Ma i comunisti cinesi di oggi hanno ben altre risorse rispetto a quelli sovietici degli anni Ottanta.
Divide et impera
Il secondo messaggio è rivolto al “complesso industrial-militare” americano che sta vivendo il nuovo presidente come una minaccia: Trump infatti è sponsor dei produttori emergenti di droni e di sistemi bellici animati dall’Ai - come Palantir e Anduril ideate dall’alter ego di Elon Musk Peter Thiel - che vogliono sgretolare il quasi-monopolio degli storici colossi Lockheed Martin, Boeing e Northop Grumman. Avere assegnato il contratto del supercaccia a Boeing rassicura il tradizionale sistema di potere ramificato grazie agli appalti del Pentagono e intrecciato con il Deep State. Boeing ottiene una stampella decisiva per risollevarsi dai pesanti problemi registrati nel settore civile e per la prima volta nella Storia diventa responsabile della costruzione di un jet da combattimento - F-18 Hornet e F-15 Eagle sono stati ereditati con l’acquisizione della McDonnell Douglas - che dovrebbe garantire risorse per almeno un trentennio.
La Casa Bianca inoltre divide i tre Big perché tiene sulle corde Lockheed Martin, il cui F-35 è sempre più nel mirino: in patria, per le frequenti frecciate di Musk che lo giudica “uno spreco anacronistico”, e all’estero per il crollo di fiducia verso la Casa Bianca, tanto che il Canada ha già messo sotto esame l’accordo per acquisirlo. Con i suoi modi da venditore, Trump ha detto ieri che tanti alleati vorrebbero comprare il nascente F-47 e che potrebbe esserne studiata una versione da esportazione con capacità ridotte, “diciamo di un dieci per cento” per non compromettere le tecnologie più segrete “perché un giorno potrebbero non essere più nostri amici”. Negli scorsi decenni gli Stati Uniti non hanno mai permesso la cessione dell’F22 Raptor, l’intercettore che sarà sostituito dal nuovo caccia, per non esporre a pericoli i sistemi classificati.
Le ali a forma di V
Tutti si stanno interrogando sulle caratteristiche del supercaccia, che resta totalmente top secret. La competizione che ha portato alla scelta del disegno Boeing è durata cinque anni, con la costruzione di velivoli reali - non è chiaro se droni o pilotati - per testare le potenziali prestazioni. Trump ha fatto capire che avrà una velocità due volte superiore a quella del suono, una dote d’altronde indispensabile per un mezzo destinato soprattutto al combattimento con altri aerei per conquistare la “supremazia dei cieli”. Per questo avrà pure “una manovrabilità straordinaria”.
Ovviamente, è stealth ossia con geometrie, materiali, motori e apparati elettronici “invisibili” ai radar e ai sensori di altro tipo. Dalle due immagini presentate ieri emerge un elemento singolare: le ali “a diedro”, che formano una sorta di V rispetto alla fusoliera. Sono una soluzione aeronautica insolita che Boeing ha sperimentato a lungo sul grande drone X45.
Il sito The War Zone ha notato pure la somiglianza con un vecchio prototipo fotografato nell’Area 51 - quella reale, usata per i jet segreti - lo YF-118G “Bird of Prey” che è stato negli anni Novanta un precursore della tecnologia stealth in competizione con l’F-117 NightHawk, il primo sistema “invisibile” entrato in servizio nel mondo e anche il capostipite dei tre modelli che finora hanno reso Lockheed leader assoluto in questo campo.
Quando volerà?
L’esistenza di un lungo lavoro preliminare sui “dimostratori di tecnologia” potrebbe accorciare i tempi per la produzione dell’F-47 anche se la data del 2029 come ingresso in linea citata dal presidente pare impossibile. Bisognerà infatti sviluppare pure nuovi motori - c’è già una gara in corso tra Pratt & Whitney e General Electric - e un radar a scansione elettronica innovativo che sarà ospitato nel “musone” dell’F-47. Un cantiere di
tecnologie in cui sarà anzitutto necessario prevedere il futuro, cercando di capire cosa dovrà fare un aereo tra vent’anni e con quali avversari si misurerà: la stessa operazione concettuale che stanno affrontando Italia, Gran Bretagna e Giappone con il progetto del Gcap, l’unico operativo finora per far volare un caccia di sesta generazione che Tokyo vuole pronto in dieci anni. L’Us Air Force è convinta che l’intercettore trumpiano avrà costi ridotti rispetto al Raptor che rimpiazzerà: venne acquisito in soli 180 esemplari perché la pace globale di vent’anni fa pareva averlo reso inutile. Gli ordini per l’F-47 destinato a dominare i cieli d’Oriente invece saranno - sostiene il Pentagono - più cospicui. Ma tutte queste previsioni vanno prese con il beneficio di inventario: fino a ieri sembrava che negli States l’era dei caccia con pilota a bordo fosse finita, sostituita per sempre dalle macchine intelligenti.