GERUSALEMME – Sei razzi lanciati dal Libano verso Israele riaccendono il fronte assopito, mettendo seriamente a rischio la tregua dichiarata il 27 novembre e, insieme, il negoziato che dovrebbe definire una volta per tutte la frontiera contesa. In sé l’attacco, avvenuto poco dopo l’alba, è stato velleitario, tre razzi sono stati intercettati dall’Iron Dome, tre sono caduti prima di superare il confine. La reazione delle forze armate israeliane, invece, è stata durissima: due ondate di raid aerei, distanziate di dodici ore l’una dall’altra, hanno fatto piovere missili sul sud del Libano, poi su Tiro, nella valle della Bekaa e nella zona settentrionale di Hermel. Un bombardamento dell’aviazione israeliana si è registrato anche a Najah, in Siria.
«Abbiamo distrutto decine di lanciarazzi e un centro di comando di Hezbollah», riferisce l’Idf. Il bilancio delle vittime è ancora parziale, per ora si parla di due morti a Tulin, tra cui una ragazzina, un morto e diversi feriti a Tiro, dove…
GERUSALEMME – Sei razzi lanciati dal Libano verso Israele riaccendono il fronte assopito, mettendo seriamente a rischio la tregua dichiarata il 27 novembre e, insieme, il negoziato che dovrebbe definire una volta per tutte la frontiera contesa. In sé l’attacco, avvenuto poco dopo l’alba, è stato velleitario, tre razzi sono stati intercettati dall’Iron Dome, tre sono caduti prima di superare il confine. La reazione delle forze armate israeliane, invece, è stata durissima: due ondate di raid aerei, distanziate di dodici ore l’una dall’altra, hanno fatto piovere missili sul sud del Libano, poi su Tiro, nella valle della Bekaa e nella zona settentrionale di Hermel. Un bombardamento dell’aviazione israeliana si è registrato anche a Najah, in Siria.
«Abbiamo distrutto decine di lanciarazzi e un centro di comando di Hezbollah», riferisce l’Idf. Il bilancio delle vittime è ancora parziale, per ora si parla di due morti a Tulin, tra cui una ragazzina, un morto e diversi feriti a Tiro, dove un edificio è crollato. «Israele non consentirà alcun danno ai suoi cittadini», è quanto affermano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz, che incolpano il governo libanese di non essere in grado di controllare le milizie armate. «È responsabile di ciò che accade nel suo territorio».
A Beirut il nuovo presidente Joseph Aoun condanna l’operazione militare dello Stato ebraico. «Sono in corso sforzi diplomatici per fermarla». Il primo ministro Nawaf Salam ha preso subito le distanze dal lancio dei razzi su Metulla, il primo da quando è stato annunciato il cessate il fuoco. «Il nostro Paese rischia di essere trascinato in una nuova guerra». In allarme anche il contingente internazionale Unifil. «La situazione è fragile, l’escalation di violenza è possibile», osserva Andrea Tenenti, il portavoce. «Stiamo dialogando con le parti per evitare di compromettere i progressi fatti negli ultimi mesi, anche se le violazioni della risoluzione 1701 da parte di Israele sono state numerose».
Hezbollah ha negato di essere responsabile dell’attacco coi razzi e ha ribadito di volersi attenere ai termini dell’accordo di tregua. Il ritrovamento di tre rudimentali postazioni di lancio sembra dare ragione ai miliziani sciiti. L’esercito regolare libanese le ha ritrovate a una trentina di km a nord del fiume Litani: è assai probabile che appartengano a fazioni palestinesi, meno equipaggiate e armate rispetto a Hezbollah, anche se non si esclude del tutto che possano essere di gruppi legati ad Amal, l’altro partito sciita.
I sindaci dell’Alta Galilea sono furiosi con il governo, accusato di non proteggere abbastanza. «L’8 per cento dei residenti tornati dopo la tregua è dovuto sfollare di nuovo», dice il sindaco di Metulla. «Non rimarranno ostaggio di un compromesso sulla sicurezza». A Tel Aviv e Gerusalemme, intanto, altre proteste per il licenziamento del capo dei servizi segreti Ronen Bar, bloccato dalla Corte Suprema, e per la probabile rimozione della procuratrice generale Gali Baharav-Miara. Sia Bar che Baharav-Miara stanno conducendo inchieste che toccano Netanyahu.