BRUXELLES – L’Unione europea vuole riaprire le porte d’oriente. In particolare quelle della Cina. Da alcuni giorni, infatti, sono partite nuovi contatti diplomatici per riannodare i fili del dialogo tra Bruxelles e Pechino. E a riattivare la linea ci ha pensato per prima proprio l’Ue.
L’idea, allora, è di organizzare in tempi brevi un vertice ufficiale tra l’Unione e Pechino. L’obiettivo è voltare pagina rispetto alle tensioni degli ultimi anni. Secondo i primi scambi, quindi, agli “sherpa” stanno lavorando per organizzare a giugno prossimo la visita nella capitale belga del primo ministro cinese, Li Qiang. Il presidente, Xi Jinping, ha fatto sapere che in questa fase preferisce non volare in Europa. Dopo questo primo vertice, però, i responsabili delle Istituzioni europee, Ursula von der Leyen e Antonio Costa, andranno direttamente a Pechino per incontrare Xi Jinping.
La svolta europea è maturata dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. La linea di distacco del nuovo…
BRUXELLES – L’Unione europea vuole riaprire le porte d’oriente. In particolare quelle della Cina. Da alcuni giorni, infatti, sono partite nuovi contatti diplomatici per riannodare i fili del dialogo tra Bruxelles e Pechino. E a riattivare la linea ci ha pensato per prima proprio l’Ue.
L’idea, allora, è di organizzare in tempi brevi un vertice ufficiale tra l’Unione e Pechino. L’obiettivo è voltare pagina rispetto alle tensioni degli ultimi anni. Secondo i primi scambi, quindi, agli “sherpa” stanno lavorando per organizzare a giugno prossimo la visita nella capitale belga del primo ministro cinese, Li Qiang. Il presidente, Xi Jinping, ha fatto sapere che in questa fase preferisce non volare in Europa. Dopo questo primo vertice, però, i responsabili delle Istituzioni europee, Ursula von der Leyen e Antonio Costa, andranno direttamente a Pechino per incontrare Xi Jinping.
La svolta europea è maturata dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. La linea di distacco del nuovo presidente americano e l’ormai avviata guerra dei dazi sta inducendo l’Ue a modificare le alleanze economiche e commerciali. Il ragionamento alla base di questi tentativi è molto semplice: gli Usa “trumpiani” non vogliono dialogare con il Vecchio Continente, e ancora meno lo vuol fare la Russia di Putin. L’Europa ha dunque bisogno di evitare il rischio isolamento. E quindi ricostruire le relazioni con il ”Dragone”. Ovviamente in primo luogo quelle commerciali. Dopo il tramonto, imposto dalla presidenza americana di Biden, dell’accordo “La via della seta”, il summit estivo potrebbe dunque dare il via ad una nuova intesa-quadro.
Inevitabilmente la Cina sta già ponendo il tema dei dazi che l’Europa ha posto sulle loro vetture elettriche. Tariffe - sulle quali è già aperto un contenzioso al Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio - che oscillano dal 9 al 36 per cento. E infatti il governo cinese ha iniziato a studiare le contromisure sondando i Paesi europei - in particolare l’Ungheria - dove insediare i nuovi stabilimenti di produzione delle vetture elettriche per poter aggirare le barriere doganali.
Per l’Ue, invece, impegnata nella battaglia dei dazi con Washington, sarebbe importante soprattutto riequilibrare la bilancia commerciale con la Cina. Soltanto a gennaio scorso l’Unione ha registrato un deficit di oltre 5 miliardi euro tra import e export. E tra i Paesi maggiormente coinvolti ci sono la Germania e l’Italia. Oltre il 50 per cento delle merci importate dalla Cina sono apparecchi meccanici e apparecchiature elettriche. Macchine e aerei sono invece rappresentano meno del 6 per cento. In sostanza gli europei puntano a compensare le probabili perdite rispetto al mercato americano con nuovi scambi verso oriente. Già la prossima settimana andrà in avanscoperta il commissario Ue al commercio, Maros Sefcovic, che vedrà il ministro omologo Wang Wentao. Sul tavolo, appunto, i dazi sulle auto elettriche cinesi e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti.
Del resto, che il Vecchio Continente si stia sempre più rivolgendo verso est lo dimostra un’altra missione guidata da von der Leyen e Costa che partirà tra due settimane. Si tratta di un vertice con i Paesi dell’Asia Centrale a Samarcanda. E al quale prenderanno parte i governi di Uzbekista, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan. La dimostrazione che l’Ue ha bisogno di aprire nuove rotte degli affari. Quest’area del mondo non solo costituisce un mercato emergente verso il quale dirottare le merci europee ma è anche una fonte alternativa dal punto di vista energetico rispetto alla Russia.
E la disponibilità di Pechino, già manifestata nelle scorse settimane, a partecipare a operazioni di peacekeeping in Ucraina è la dimostrazione che anche la Cina adesso è interessata a stabilizzare l’Europa per tutelare il nuovo business.