KIEV – Vittoria ha 18 anni e da ieri è sola. «Ho perso la famiglia in un attimo. Mi sembra un incubo», scrive. Un drone russo è piovuto in casa sua a Zaporizhzhia a poche ore dal secondo round di negoziati in Arabia Saudita. Mamma Olga l’hanno portata via per prima, era viva ma le ferite alla testa erano troppo gravi per sopravvivere. Papà Roman e la sorellina minore, Ulyana, li hanno trovati morti scavando tra le macerie annerite dalle fiamme. Sulla città è piovuto un inferno: 20 case e 24 palazzi danneggiati o demoliti. I droni hanno schiantato pure l’asilo, e per calmare i bimbi è toccato recuperare la loro tartaruga tra i cocci.
A Krasnopillya, nella regione di Sumy bombardata a tappeto vicino al confine, quando le bombe hanno dato un po’ di respiro i soccorritori hanno trovato due cadaveri. Ogni giorno è peggio, lì: i russi hanno accelerato la liberazione della regione di Kursk occupata dagli ucraini e cercano di sfondare oltre confine per tagliare la logistica. Ci sono altre…
KIEV – Vittoria ha 18 anni e da ieri è sola. «Ho perso la famiglia in un attimo. Mi sembra un incubo», scrive. Un drone russo è piovuto in casa sua a Zaporizhzhia a poche ore dal secondo round di negoziati in Arabia Saudita. Mamma Olga l’hanno portata via per prima, era viva ma le ferite alla testa erano troppo gravi per sopravvivere. Papà Roman e la sorellina minore, Ulyana, li hanno trovati morti scavando tra le macerie annerite dalle fiamme. Sulla città è piovuto un inferno: 20 case e 24 palazzi danneggiati o demoliti. I droni hanno schiantato pure l’asilo, e per calmare i bimbi è toccato recuperare la loro tartaruga tra i cocci.
A Krasnopillya, nella regione di Sumy bombardata a tappeto vicino al confine, quando le bombe hanno dato un po’ di respiro i soccorritori hanno trovato due cadaveri. Ogni giorno è peggio, lì: i russi hanno accelerato la liberazione della regione di Kursk occupata dagli ucraini e cercano di sfondare oltre confine per tagliare la logistica. Ci sono altre 26 case distrutte in cui scavare.
A Kiev è andata di lusso perché il drone abbattuto a Podyl ha sventrato il quarto piano di un centro commerciale, ma il quartiere della movida della Capitale era già a nanna per il coprifuoco. E non è neanche finita qui, questa vigilia di negoziato in cui le esplosioni e il sangue dei civili ricordano ancora una volta cosa sia la guerra tra russi e ucraini. C’è il ragazzino di 14 anni ferito da un drone a Mezhova, a est nella regione di Dnipro; i due feriti in moto da un altro drone a Rozhkovychi, a ovest sotto la russa Bryansk. E sull’altro fronte i civili uccisi da droni ucraini a Belgorod e Lisichansk, e i feriti in un palazzo a Rostov sul Don. Anche ora, mentre scriviamo, suonano sirene d’allarme aereo a Kiev, e si colora di rosso la mappa del pericolo in tutta l’Ucraina orientale e centrale: il monitoraggio ha identificato nuove ondate di droni russi in volo, e a Podyl ne hanno appena abbattuto un altro.
Negli ultimi giorni gli attacchi alle infrastrutture energetiche sono stati continui. Dovrebbero essere protette dall’accordo che le parti hanno assunto con gli americani, dichiarandone l’immediato rispetto, e invece sono regolarmente sotto tiro sia in Ucraina che in Russia. Ieri il ministero degli Esteri russo ha detto che Mosca «si riserva il diritto di una risposta simmetrica ai continui attacchi dell’Ucraina contro impianti energetici». La sfiducia reciproca mina il negoziato in cui oggi si torna a parlare di cessate il fuoco, se non ancora di pace. «Ho tenuto una riunione del gabinetto militare a Kharkiv — dice Zelensky — con il capo delle forze armate Syrskyi, il ministro della Difesa Umerov e il capo di Stato maggiore Hnatov. Abbiamo discusso della situazione al fronte e degli sviluppi a Zaporizhzhia, Donetsk, Kharkiv, Sumy e dell’operazione nella regione di Kursk. Ci siamo preparati per l’incontro tra le delegazioni ucraina e americana in Arabia Saudita».
Poche ore prima aveva visitato gli scenari più delicati del conflitto, da Pokrovsk nel Donbass ai comandi nella regione di Kharkiv. «Zelensky è in una situazione molto difficile, è il momento migliore per un accordo», gli ha ricordato il negoziatore americano Witkoff. La tenuta del fronte è cruciale e il morale delle truppe non è certo altissimo, con un negoziato al ribasso di fronte alle promesse per cui tanti soldati sono caduti.