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Diario da Gaza: “A noi inseguiti dalla morte resta solo il silenzio”

(reuters)

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La giornalista 22enne Rita Baroud, sfollata a Deir al-Balah insieme alla sua famiglia, racconta con una poesia cosa vuol dire vivere a Gaza ora che i raid israeliani sono ripresi
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Non c’è più alcun sogno qui — le cose più amate sono svanite, nessuna voce resta per esprimere i nostri desideri.

Quando abbiamo cercato, tutto ciò che abbiamo trovato erano minacce e singhiozzi soffocati.

Quale sogno potrebbe mai restare, ora che siamo dinanzi a questa totale vacuità?

Resistiamo alla disperazione con il silenzio, resistiamo al desiderio con il silenzio, e al silenzio resistiamo con altro silenzio.

Massacri senza fine e un popolo sepolto vivo sotto le macerie del silenzio.

Sopravvivere è divenuto lotta — persino illusione.

Sopravvivere è impossibile, la morte giunge in molte forme.

La scena a Gaza oggi è puro tradimento.

Un popolo assediato, esausto, affamato, braccato — anche mentre fugge la morte.

Ogni angolo di questa terra grida e ogni bambino porta negli occhi una sola domanda:

Perché siamo lasciati soli?

Non c’è più alcun sogno qui — le cose più amate sono svanite, nessuna voce resta per esprimere i nostri desideri.

Quando abbiamo cercato, tutto ciò che abbiamo trovato erano minacce e singhiozzi soffocati.

Quale sogno potrebbe mai restare, ora che siamo dinanzi a questa totale vacuità?

Resistiamo alla disperazione con il silenzio, resistiamo al desiderio con il silenzio, e al silenzio resistiamo con altro silenzio.

Massacri senza fine e un popolo sepolto vivo sotto le macerie del silenzio.

Sopravvivere è divenuto lotta — persino illusione.

Sopravvivere è impossibile, la morte giunge in molte forme.

La scena a Gaza oggi è puro tradimento.

Un popolo assediato, esausto, affamato, braccato — anche mentre fugge la morte.

Ogni angolo di questa terra grida e ogni bambino porta negli occhi una sola domanda:

Perché siamo lasciati soli?

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