Regno Unito, perché le famiglie britanniche rischiano di essere “tutte più povere entro il 2030”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Ci sono brutte notizie per l’economia britannica e per il primo ministro Keir Starmer. La prima: secondo uno studio dell’associazione Joseph Rowntree Foundation pubblicato in prima pagina domenica dall’Observer, di questo passo tutte le famiglie del Regno saranno più povere nel 2030. Scenario che contraddirebbe una delle promesse fondamentali del leader del Labour in campagna elettorale. Secondo l’analisi, tra cinque anni, i nuclei familiari della classe media sembrerebbero destinati ad essere più poveri di 1400 sterline all'anno (circa 1800 euro) in termini di reddito disponibile, per una perdita del 3%. Peggio sembrano destinate a ridursi le famiglie britanniche più povere, con 900 sterline in fumo, ossia il 6% del reddito disponibile.
Secondo la Joseph Rowntree Foundation, inoltre, per come stanno andando le cose, gli interessi per un mutuo cresceranno in media di 1.400 sterline all’anno nel 2030 rispetto ad oggi, gli affitti per l’inquilino medio di 300 sterline e in gen…
LONDRA - Ci sono brutte notizie per l’economia britannica e per il primo ministro Keir Starmer. La prima: secondo uno studio dell’associazione Joseph Rowntree Foundation pubblicato in prima pagina domenica dall’Observer, di questo passo tutte le famiglie del Regno saranno più povere nel 2030. Scenario che contraddirebbe una delle promesse fondamentali del leader del Labour in campagna elettorale. Secondo l’analisi, tra cinque anni, i nuclei familiari della classe media sembrerebbero destinati ad essere più poveri di 1400 sterline all'anno (circa 1800 euro) in termini di reddito disponibile, per una perdita del 3%. Peggio sembrano destinate a ridursi le famiglie britanniche più povere, con 900 sterline in fumo, ossia il 6% del reddito disponibile.
Secondo la Joseph Rowntree Foundation, inoltre, per come stanno andando le cose, gli interessi per un mutuo cresceranno in media di 1.400 sterline all’anno nel 2030 rispetto ad oggi, gli affitti per l’inquilino medio di 300 sterline e in genere gli stipendi rischiano di essere decurtati complessivamente di un 700 sterline all’anno. Se non si inverte la tendenza, Starmer rischia di diventare il primo leader britannico dal 1955 per cui la popolazione del Regno Unito vedrebbe diminuire i propri standard di vita dopo un intero mandato di governo.
Ma c’è una seconda brutta notizia per Starmer e per il Regno. Secondo l’autorevole think tank Niesr (National Institute of Economic and Social Research), oggi le famiglie più povere britanniche (il 10% del totale) sono ancora più disagiate di quelle più povere in Paesi come Slovenia e Malta, dopo oltre due decenni di stagnazione dei livelli di vita. Teoricamente, l’economia britannica resta la sesta più grande al mondo, soprattutto grazie al settore dei servizi - non solo finanziari - di Londra. Ma le disuguaglianze si sono aggravate dalla crisi dei mutui subprime del 2008-2009, non solo per un’economia anemica e per gli effetti della Brexit sull’inflazione (molto più alta di altri Paesi europei dopo l’invasione della Russia in Ucraina), ma anche perché i sussidi intanto non sono stati adeguati al crescente costo della vita.
Eppure, i costi e il fardello per lo Stato crescono. Solo la settimana scorsa il Labour di Starmer ha annunciato tagli persino ai sussidi dei disabili. Misure necessarie per il governo per riformare un sistema “fallimentare”. Se nel 2019 venivano allocati 36 miliardi di sterline (circa 44 miliardi di euro) per i sussidi di "incapacità e disabilità” nel Paese, adesso il conto è salito a 48 miliardi di sterline e secondo le stime governative sfonderà quota 67 miliardi nel 2030, se non si interverrà. Le cause sono molteplici, dalle conseguenze post Covid alla crescente concessione di sussidi per malattie mentali. Ma secondo Starmer e i suoi, c’è anche una tendenza crescente nel Paese, soprattutto tra i più giovani, di vivacchiare sui “benefit” statali invece di lavorare.
Oggi, nel Regno Unito, ci sono 9,3 milioni di persone in età lavorativa che sono “economicamente inattive”, cioè sono disoccupate e non cercano lavoro, ossia poco meno di un quinto del totale (e quasi un terzo tra i giovani). Il Labour vuole rioccupare almeno 2,2 milioni di britannici e così ha tagliato i sussidi, anche sulla disabilità, che ora saranno più difficili da ottenere, con più parametri da rispettare. Non solo: anche i controlli saranno più frequenti sulle 3,66 milioni di persone che hanno ottenuto il cosiddetto Pip (Personal Independence Payment), il principale sussidio di disabilità, che garantisce da 1500 a 9610 sterline all’anno. Nel gennaio 2020 erano “soltanto" 2,14 milioni a ricevere il Pip. Ora Starmer spera di risparmiare almeno 5 miliardi di sterline all’anno, nonostante le proteste della sinistra del suo partito e di ong e associazioni contro la disabilità.
Perché questa settimana arriveranno altri tagli per i britannici. Mercoledì 26 marzo, infatti, la cancelliera dello Scacchiere (ministra delle Finanze) Rachel Reeves annuncerà una nuova manovra di tagli "lacrime e sangue”, dopo quella dello scorso autunno in nome della “stabilità economica". Il problema è che la crescita del Regno sarà dimezzata quest'anno rispetto alle stime (dal 2 all’1%), mentre gli interessi sui titoli di Stato negli ultimi mesi sono schizzati alle stelle per le turbolenze dei mercati globali e per un certo scetticismo sull’economia britannica.
Risultato: non solo così è stato bruciato un tesoretto di 9 miliardi di sterline che Reeves (e Starmer) si erano lasciati nella legge di bilancio dello scorso ottobre, ma ora dovranno essere fatti altri sacrifici. Anche perché il Labour e Starmer non possono alzare le tasse, per evitare di finire sotto il fuoco di tabloid, giornali conservatori ma anche della stessa sinistra del partito. Dunque, oltre ai 5 miliardi di tagli ai sussidi, tutti i ministeri dovranno limare il 15% delle loro spese, mentre l’amministrazione dello Stato (civil service) dovrà risparmiare almeno altri due miliardi di sterline.