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Riad, 12 ore di colloqui Russia-Usa. Si tratta su Zaporizhzhia e territori

Riad, 12 ore di colloqui Russia-Usa. Si tratta su Zaporizhzhia e territori

Trattativa in Arabia Saudita tra le delegazioni. Oggi il comunicato sull’esito del negoziato. Trump: “Stiamo discutendo la proprietà della centrale, a breve intesa sulle terre rare”

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ODESSA – Nelle gelide nuvole basse e nel vento teso che sferza Odessa, il mar Nero resta nascosto e irraggiungibile come il suo destino scritto in Arabia saudita. Nei saloni inaccessibili dell’hotel Ritz di Riad ieri gli americani hanno parlato per 12 ore con i delegati di Mosca. L’infinita seconda giornata dei negoziati tra russi e ucraini, con mediazione made in Washington, doveva essere centrata sull’accordo del Grano e la sicurezza del mare. Ma è stata anche molto altro.

A sera i negoziatori delle prime due potenze atomiche del mondo hanno deciso di rinviare a oggi un testo concordato. Gli americani non avevano finito il lavoro: hanno cambiato stanza, incontrando la delegazione ucraina. Sono imprevedibili e misteriosi persino nel format, questi negoziati di Riad. Gli americani hanno ascoltato le delegazioni separatamente, prima gli ucraini (domenica) e ieri lungamente i russi e infine a sera fatta ancora gli ucraini. La stampa internazionale è stata tenuta alla larga, vietando l’accesso persino per il rituale “giro di tavolo”.

Il mondo è rimasto appeso alla liana delle indiscrezioni, che il presidente Trump ha falciato con la solita irruenza spostando il tema lontano dalle premesse. Russi e americani dovevano fissare i dettagli tecnici di quel «cessate il fuoco energetico» che nessuna delle parti ha rispettato, per poi parlare del riavvio dell’accordo sul grano cessato a luglio 2023 affrontando il «cessate il fuoco marittimo» che salvaguardi navigazione e traffici sul Mar Nero. E invece ecco Trump: «Ora stiamo parlando di territorio — dice — di linee di demarcazione, di energia, di proprietà della centrale elettrica. Alcuni dicono che la centrale elettrica dovrebbe appartenere agli Stati Uniti perché abbiamo l’esperienza».

Si riferisce alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, ma la vaghezza dei toni allarga il possibile campo delle interpretazioni a tutte le centrali ucraine. È un tema a cui ha già accennato, e Zelensky aveva alzato muro: «Abbiamo parlato solo della centrale di Zaporizhzhia», che è in mano ai russi; e dunque ben venga se passasse temporaneamente agli americani, visto che i russi finora hanno categoricamente escluso di rinunciare a un asset decisivo. Per difendere la loro città, gli ucraini della città nucleare scesero in piazza disarmati davanti ai carri russi.

Nell’attesa di «un nuovo rapporto del ministro della Difesa Umerov» dopo l’incontro di stanotte tra americani e ucraini, Zelensky ripropone la posizione di Kiev: «Tutti vogliono la pace. La Russia è l’unica che trascina la guerra e prende in giro il nostro popolo e il mondo. Per spingerla verso la pace servono passi forti: sanzioni. È questo il sostegno all’Ucraina. Ci stiamo preparando coi nostri partner europei per misure specifiche sulla sicurezza. Una parte significativa dell’Europa è pronta».

Ma il presidente americano è lontano, è oltre: guarda alle terre rare, all’accordo sulle potenziali ricchezze estraibili in Ucraina: «Presto verrà firmato un accordo di condivisione delle entrate sui minerali critici», dice. Quello che le delegazioni tecniche di seconda fila si sono dette a Riad resta per ora dietro porte chiuse. Le premesse erano pessime: non solo le continue violazioni degli accordi presi nel primo round sul cessate il fuoco energetico ma il lunedì nero del bombardamento di Sumy — 94 feriti, 23 bambini di una scuola — e della morte di tre giornalisti russi uccisi da un Himars.

«Ma 12 ore di discussione sono molte — avverte il politologo Ruslan Bortnik — significa che c’è molta carne al fuoco e in modo molto dettagliato, certamente non solo la sicurezza del Mar Nero. E se hanno rinviato il documento congiunto vuol dire che alcuni dei risultati su cui hanno trovato un accordo potrebbero essere accolti anche da Kiev». Sarebbe il primo risultato concreto nella svolta pretesa da Trump.

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