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L’incubo dei droni filoguidati impossibili da intercettare

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Controllati attraverso un cavo di fibra ottica sfuggono ai radar e viaggiano anche 40 km
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Le tracce che si lasciano dietro sembrano scene di un film dell’orrore: decine di filamenti neri intrecciati agli alberi come gigantesche ragnatele; strade invase da una matassa indistruttibile che avvinghia le ruote delle vetture fino a frenarle. Sono le scie dei nuovi protagonisti del conflitto ucraino: i droni filo-guidati, scagliati a migliaia nelle ultime settimane da entrambi gli eserciti. Si tratta di una vecchia idea diventata l’incubo del presente.

Il limite dei quadricotteri che dominano i campi di battaglia è la possibilità di disturbare le frequenze usate per pilotarli, facendoli precipitare senza sparare un colpo. Ma è stata escogitata una soluzione: comandare i droni attraverso sottilissimi cavi in fibra ottica che trasmettono le immagini raccolte dai visori e permettono il controllo del velivolo. Il risultato è un’arma micidiale, che non teme le interferenze e non emette impulsi: un killer ancora più silenzioso ed invisibile, che sta facendo strage.

Ognuno di ques…

Le tracce che si lasciano dietro sembrano scene di un film dell’orrore: decine di filamenti neri intrecciati agli alberi come gigantesche ragnatele; strade invase da una matassa indistruttibile che avvinghia le ruote delle vetture fino a frenarle. Sono le scie dei nuovi protagonisti del conflitto ucraino: i droni filo-guidati, scagliati a migliaia nelle ultime settimane da entrambi gli eserciti. Si tratta di una vecchia idea diventata l’incubo del presente.

Il limite dei quadricotteri che dominano i campi di battaglia è la possibilità di disturbare le frequenze usate per pilotarli, facendoli precipitare senza sparare un colpo. Ma è stata escogitata una soluzione: comandare i droni attraverso sottilissimi cavi in fibra ottica che trasmettono le immagini raccolte dai visori e permettono il controllo del velivolo. Il risultato è un’arma micidiale, che non teme le interferenze e non emette impulsi: un killer ancora più silenzioso ed invisibile, che sta facendo strage.

Ognuno di questi burattini esplosivi durante il volo – in cui può toccare i 200 chilometri orari - srotola una fibra contenuta in un cilindro: all’inizio era di 5 chilometri; adesso le versioni più diffuse coprono una distanza di 10 o 20 chilometri ma ne è stata sperimentata una che arriva a 40 chilometri. I prototipi sono apparsi un anno fa; da gennaio l’utilizzo è cresciuto in maniera esponenziale. I primi a impiegarli in massa sono stati i russi. I loro ingegneri si sono dimostrati maestri nel costruire grandi apparati per le contromisure elettroniche, facendo appello a un’esperienza nel settore che risale ai tempi di Lenin. Gli ucraini sono però riusciti a progettare strumenti piccoli e portatili che i soldati chiamano “diapason”: tutti i veicoli sono stati dotati di più antenne, ciascuna tarata su una lunghezza d’onda specifica, che fanno da “scudo elettromagnetico” contro gli incursori radio-guidati.

La risposta di Mosca è stata puntare sulle armi pilotate tramite i cavi, recuperando il metodo inventato 70 anni fa per la prima generazione di missili contro-carro. Di colpo gli ucraini hanno perso ogni protezione: tutte le apparecchiature di disturbo sono diventate inutili, così come i sensori che segnalavano la presenza dei droni rilevando le emissioni usate per controllarli. A gennaio i generali di Putin hanno deciso di concentrare i nuovi killer sull’autostrada tra Sumy e Sudza: l’arteria fondamentale per rifornire le truppe ucraine trincerate nella regione russa di Kursk.

La pioggia di questi droni l’ha trasformata in una distesa di veicoli carbonizzati. I comandi di Kiev hanno sostituito i camion con station wagon, spedite a tutta velocità per sfuggire agli assalti dal cielo, ma è stato tutto inutile: anche di notte i visori a infrarossi riuscivano a scoprire le auto e distruggerle. Il flusso di munizioni e carburante verso le brigate schierate nel Kursk si è progressivamente esaurito, fino a obbligarle alla ritirata.

Ma non esiste ancora un antidoto contro questi ordigni. E da alcuni giorni gli ucraini stanno copiando la manovra: li scagliano a ondate contro le fortificazioni nella zona di Belgorod: danno copertura a una nuova incursione oltre la frontiera russa, che forse mira soltanto a ostacolare una possibile offensiva di Mosca contro Sumy.

Questa vicenda è solo uno dei tanti capitoli nella sfida tra le macchine belliche dei due Paesi, che sperimentano strumenti innovativi e poi in pochi mesi li producono in massa, con una rapidità che in Occidente nessuno è in grado di raggiungere.

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