Francia, la scomparsa del piccolo Émile: a sorpresa arrestati i nonni e gli zii
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Dopo più di due anni di indagini e un mistero che sembrava impenetrabile, c’è un’inaspettata svolta sulla morte del piccolo Émile, il bambino di 2 anni e mezzo scomparso durante le vacanze dai nonni nel villaggio dell’Haut-Vernet, Alpi di Provenza. Da qualche ora sono stati fermati proprio i nonni materni del bambino, Philippe e Anne Vedovini, insieme a due dei loro figli, gli zii di Émile. La pista che starebbero seguendo gli inquirenti è quella di un dissidio familiare.
I resti di Émile, sparito l’8 luglio 2023, sono stati ritrovati un anno fa da una donna che passeggiava in montagna. Il cranio e i denti del piccolo erano a quasi due chilometri dal rifugio dei nonni dove è stato visto per l’ultima volta. Quel primo giorno di vacanza, i genitori del bambino non erano con lui. Nella casa c’erano però degli zii e delle zie, tutti fra i dieci e i vent’anni. «Abbiamo bisogno di capire, il tempo del silenzio deve lasciar spazio alla verità», avevano scritto i nonni più di un mese…
PARIGI – Dopo più di due anni di indagini e un mistero che sembrava impenetrabile, c’è un’inaspettata svolta sulla morte del piccolo Émile, il bambino di 2 anni e mezzo scomparso durante le vacanze dai nonni nel villaggio dell’Haut-Vernet, Alpi di Provenza. Da qualche ora sono stati fermati proprio i nonni materni del bambino, Philippe e Anne Vedovini, insieme a due dei loro figli, gli zii di Émile. La pista che starebbero seguendo gli inquirenti è quella di un dissidio familiare.
I resti di Émile, sparito l’8 luglio 2023, sono stati ritrovati un anno fa da una donna che passeggiava in montagna. Il cranio e i denti del piccolo erano a quasi due chilometri dal rifugio dei nonni dove è stato visto per l’ultima volta. Quel primo giorno di vacanza, i genitori del bambino non erano con lui. Nella casa c’erano però degli zii e delle zie, tutti fra i dieci e i vent’anni. «Abbiamo bisogno di capire, il tempo del silenzio deve lasciar spazio alla verità», avevano scritto i nonni più di un mese fa in una lettera pubblicata quando c’era stato finalmente il funerale. Ora Philippe e Anne Vedovini sono stati posti in stato di fermo per omicidio e occultamento di cadavere. Ferventi cattolici, la coppia ha avuto dieci figli, fra i quali Marie, primogenita e madre di Émile.
Alcune intercettazioni telefoniche — disposte sulle linee della famiglia Vedovini negli ultimi mesi — hanno fatto emergere dissensi anche profondi fra i genitori di Émile e i nonni materni. Nulla — a quanto si sa — che possa aver automaticamente convinto la polizia che la famiglia sia all’origine dell’infanticidio, ma proprio per questo il fermo dei nonni rappresenta un vero colpo di scena. Il 13 marzo, la presenza degli investigatori nel villaggio aveva riacceso le speculazioni. I gendarmi avevano sequestrato, davanti alla chiesa, un grande vaso da fiori, nel quale erano state trovate tracce di sangue. Nel frattempo il profilo del nonno era al vaglio da mesi: 59 anni, patriarcale e autoritario, negli anni Novanta era stato coinvolto come testimone in un’inchiesta per violenze sessuali in una comunità religiosa dove era stato capo scout. Oltre ai quattro fermati, altri figli — anche minorenni — dei Vedovini sono stati chiamati a testimoniare, oltre ad André, padre di Philippe, che vive anche lui nel rifugio in montagna.