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Turchia, dopo l’arresto del sindaco di Istanbul l’obiettivo del governo diventa Ankara

(afp)

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Il sindaco Mansur Yavas è un illustre esponente dell’opposizione e potrebbe sfidare il raìs
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ISTANBUL – Quando a metà mattina arriva la notizia che il governatore (nominato dall’esecutivo) ha dato l’autorizzazione ad aprire un’indagine su nove dipendenti comunali per le sponsorizzazioni di alcuni concerti, nel municipio di Ankara nessuno resta sorpreso. Dopo l’arresto di Imamoglu, da giorni girano voci insistenti di un’altra mannaia giudiziaria pronta ad abbattersi sul comune della capitale turca gestito dall’opposizione e su Mansur Yavas, il sindaco che ora è l’ultima carta del Chp per provare a sfidare ancora Erdogan.

Come Imamoglu, Yavas ha un vasto consenso popolare, i sondaggi dicono che potrebbe spuntarla in una competizione col Raìs. Nessuno lo dice apertamente ma tutti pensano che sarà lui il candidato alle presidenziali per l’opposizione se Imamoglu dovesse restare in carcere anni. Yavas non è indagato, ma il cerchio giudiziario si sta stringendo anche intorno alla sua giunta.

Come per Istanbul, il comune ha respinto ogni accusa. «Vorremmo sottolineare che le attiv…

ISTANBUL – Quando a metà mattina arriva la notizia che il governatore (nominato dall’esecutivo) ha dato l’autorizzazione ad aprire un’indagine su nove dipendenti comunali per le sponsorizzazioni di alcuni concerti, nel municipio di Ankara nessuno resta sorpreso. Dopo l’arresto di Imamoglu, da giorni girano voci insistenti di un’altra mannaia giudiziaria pronta ad abbattersi sul comune della capitale turca gestito dall’opposizione e su Mansur Yavas, il sindaco che ora è l’ultima carta del Chp per provare a sfidare ancora Erdogan.

Come Imamoglu, Yavas ha un vasto consenso popolare, i sondaggi dicono che potrebbe spuntarla in una competizione col Raìs. Nessuno lo dice apertamente ma tutti pensano che sarà lui il candidato alle presidenziali per l’opposizione se Imamoglu dovesse restare in carcere anni. Yavas non è indagato, ma il cerchio giudiziario si sta stringendo anche intorno alla sua giunta.

Come per Istanbul, il comune ha respinto ogni accusa. «Vorremmo sottolineare che le attività dei concerti sono state esaminate in dettaglio nelle verifiche di routine della Corte dei conti e nelle ispezioni effettuate dal Ministero degli interni e non sono stati identificati riscontri negativi». Il senso politico di ciò che sta avvenendo lo spiega un consigliere del Chp di Istanbul che preferisce non farsi identificare: «Erdogan vuole scegliersi l’avversario alle elezioni presidenziali del 2028. E non si fermerà fino a quando non avrà modellato l’opposizione che gli piace, a sua immagine e somiglianza. Vuole la Russia, un candidato fantoccio. Eliminare o indebolire Yavas è l’obiettivo grosso, ma non l’unico». Attualmente è in corso un procedimento giudiziario per rimuovere il presidente del partito, Ozgur Ozel, e sciogliere il consiglio direttivo del Chp con l’accusa di frode elettorale.

L’inchiesta del procuratore di Istanbul, lo stesso che ha indagato Imamoglu e che in passato è stato viceministro nel governo sotto la presidenza Erdogan, sostiene che Ozel si sia assicurato la vittoria all’ultimo Congresso comprando alcuni delegati. Il Chp ha convocato una nuova convention il 6 aprile proprio per scongiurare quella che descrive come una “macchinazione”.

Per il presidente turco, la congiuntura non potrebbe essere più favorevole: può contare su una magistratura amica e media compiacenti. E giocare sulle divisioni che attraversano l’opposizione. Il partito curdo, oggetto da anni di una campagna repressiva, ha espresso solidarietà a Imamoglu, ma non ha portato i suoi in piazza per non rompere il dialogo aperto con l’alleato del presidente, il nazionalista Bahçeli, che voci insistenti ad Ankara descrivono come in gravi condizioni di salute. Erdogan ha bisogno dei loro voti per modificare la Costituzione e ricandidarsi nel 2028, e la scure che si è abbattuta sui Repubblicani potrebbe spingere i curdi ad accettare un compromesso. Sul piano internazionale, il Rais ha mano libera.

Trump ammira l’uomo forte di Ankara. L’Europa è in imbarazzo, ma tace: ha bisogno di Erdogan nella partita ucraina e per la sua sicurezza sul fronte orientale. Il Chp ha molti voti, ma pochi alleati.

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