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Il commissario europeo al Mercato interno: “La Ue per difendersi riapra le miniere di terre rare”

 Stephane Sejourne

 

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L’intervista a Stephane Sejournè: “Senza estrazioni siamo troppo dipendenti da Paesi come la Cina. I materiali ci servono per produrre armamenti e rilanciare l’industria”
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BRUXELLES – Bisogna riaprire le miniere in Europa. Perché senza le terre rare «siamo troppo dipendenti da Paesi come la Cina». Perché ci servono per aumentare «la nostra difesa e per produrre armi», perché solo così saremo «competitivi» sul mercato dell’auto e in quello delle batterie. La Commissione europea lancia oggi il piano sulle terre rare e il commissario Ue al Mercato interno, il francese Stephane Sejournè, ne spiega i contenuti.

Quarantasette progetti per arrivare ad un livello di estrazione del 10 per cento, di lavorazione al 40 per cento e di riciclaggio al 25 per entro il 2030. Con l’obiettivo di raggiungere un’autonomia pari almeno al 65% del nostro fabbisogno complessivo. Tra le 47 iniziative, almeno quattro riguardano l’Italia: in Emilia Romagna, Toscana (Rosignano), Lazio (Ceccano) e Sardegna (Portovesme). «Le terre rare - spiega Sejournè - sono il punto chiave per l’Unione Europea. Non averle rappresenta una minaccia esistenziale».

Perché?

«Sono fondamentali per l’in…

BRUXELLES – Bisogna riaprire le miniere in Europa. Perché senza le terre rare «siamo troppo dipendenti da Paesi come la Cina». Perché ci servono per aumentare «la nostra difesa e per produrre armi», perché solo così saremo «competitivi» sul mercato dell’auto e in quello delle batterie. La Commissione europea lancia oggi il piano sulle terre rare e il commissario Ue al Mercato interno, il francese Stephane Sejournè, ne spiega i contenuti.

Quarantasette progetti per arrivare ad un livello di estrazione del 10 per cento, di lavorazione al 40 per cento e di riciclaggio al 25 per entro il 2030. Con l’obiettivo di raggiungere un’autonomia pari almeno al 65% del nostro fabbisogno complessivo. Tra le 47 iniziative, almeno quattro riguardano l’Italia: in Emilia Romagna, Toscana (Rosignano), Lazio (Ceccano) e Sardegna (Portovesme). «Le terre rare - spiega Sejournè - sono il punto chiave per l’Unione Europea. Non averle rappresenta una minaccia esistenziale».

Perché?

«Sono fondamentali per l’industria e per la difesa. Non dobbiamo più dipendere da altri Paesi: né dalla Russia né dalla Cina. Senza litio, nichel o grafite non possiamo produrre batterie elettriche. Senza germanio, non possiamo produrre semiconduttori. Il mondo è cambiato rispetto a due o tre anni fa. La situazione geostrategica non è più quella di prima. Dobbiamo prenderne atto».

Quali sono i tempi?

«Entro 27 mesi. I nostri obiettivi sono il 10% dell’estrazione, il 40 per cento della capacità di trasformazione e il 25 per cento della capacità di riciclaggio. Dobbiamo cercare di essere indipendenti per oltre il 65%».

Quindi?

«In Europa abbiamo bisogno di riaprire le miniere. Non abbiamo aperto una sola miniera in Europa negli ultimi 20 anni. Noi mettiamo a disposizione due miliardi di euro».

Due miliardi per 47 progetti? Bastano?

«Fino al 2030. I privati saranno incoraggiati a investire in questo campo. Spero che le nuove miniere si aprano rapidamente. Bisogna estrarre il prima possibile. Non possiamo perdere tempo».

Non ha paura di che ci sia una rivolta sociale? Una miniera vicino casa non fa piacere a nessuno.

«Cercheremo di spiegare la situazione nel modo migliore».

Come farete a essere sicuri che nei progetti non entrino i cinesi?

«L’obiettivo è produrre in Europa per l’Europa. Quindi questo è uno dei criteri. Sia per l’estrazione sia per la lavorazione. Il problema non è solo la Cina, ma anche il Gabon, il Sudafrica e altro. Per questo la Commissione sta proponendo anche l’acquisto congiunto. Come ha fatto per i vaccini. Serve un a strategia unitaria».

Entrerà anche l’Ucraina nei progetti? Gli Usa su questo sono molto aggressivi.

«Ovviamente le competizioni internazionali sono aggressive. Adesso feroci. Gli Stati Uniti stanno pensando al loro piano, noi al nostro. Con l’Ucraina abbiamo già un accordo firmato nel 2021. È un nostro partner e il progetto Graphite copre già il 10% del nostro consumo. Poi ci potranno anche essere altre iniziatve».

Per essere chiari: nuove miniere prorpio entro 27 mesi?

«Sì, 27 mesi è il termine massimo per fornire le autorizzazioni. Entro 15 mesi invece deve partire l’attività di riciclaggio e di lavorazione. Dobbiamo ricordarci che il prezzo delle materie prime è salito del 500% a causa delle restrizioni all’esportazione imposte dalla Cina».

Questo provvedimento può aiutare anche a fare di più sulla difesa, oltre al “RearmEu”?

«Faccio un esempio: il magnesio è utilizzato nella difesa e in termini di lavorazione siamo dipendenti al 100%. In termini di estrazione dipendiamo dalla Cina al 97%. Le miniere in Romania e nella Repubblica Ceca sono fondamentali. E questo è davvero un argomento importante. Lo stesso vale per il tungsteno. Ci sono alcune miniere in Europa, ma sono del tutto insufficienti. La nostra autonomia su questi prodotti è strategica».

Può aiutare anche nella guerra dei dazi con Trump?

«Lo stiamo facendo per noi stessi. Non importa cosa accadrà con gli Stati Uniti. Di certo dobbiamo andare più veloci. Non possiamo dipendere da nessuno. E nemmeno pagare il prezzo della guerra commerciale che gli Usa conducono anche contro la Cina».

Quanto incidono le materie prime sul settore dell’automotive?

«Dobbiamo essere indipendenti anche in questo campo, per essere competitivi nella produzione di auto. Il prezzo delle materie prime non può diventare quello che è stato di recente per noi il prezzo del gas russo».

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