Il regista palestinese di “No Other Land”: “Picchiato da coloni e soldati perché ho vinto l’Oscar”
di Fabio Tonacci«Uno dei coloni mi ha aggredito davanti a casa mia prendendomi a calci e pugni, come se la mia testa fosse un pallone. Due soldati israeliani lo aiutavano. Poi sono stato arrestato dalla polizia che mi ha portato in una base. Lì mi hanno tenuto bendato per più di venti ore, avevo le mani legate dietro la schiena, ero costretto a stare a terra sotto un condizionatore che emetteva aria gelida. I militari mi davano calci e cazzotti, al momento dei cambi della guardia mi picchiavano con un bastone. Non parlo ebraico ma ho sentito pronunciare il mio nome e la parola Oscar...».
Comincia così il racconto che il 33 enne Hamdan Ballal, uno dei quattro registi del documentario “No Other Land” fresco vincitore del premio Oscar, ha consegnato alle agenzie di stampa internazionali appena dimesso dall’ospedale di Hebron, dove è stato portato dopo una notte di detenzione. La sua versione lega quanto accaduto due giorni fa al pluripremiato film che ha fatto conoscere al mondo la realtà quotidiana di…
«Uno dei coloni mi ha aggredito davanti a casa mia prendendomi a calci e pugni, come se la mia testa fosse un pallone. Due soldati israeliani lo aiutavano. Poi sono stato arrestato dalla polizia che mi ha portato in una base. Lì mi hanno tenuto bendato per più di venti ore, avevo le mani legate dietro la schiena, ero costretto a stare a terra sotto un condizionatore che emetteva aria gelida. I militari mi davano calci e cazzotti, al momento dei cambi della guardia mi picchiavano con un bastone. Non parlo ebraico ma ho sentito pronunciare il mio nome e la parola Oscar...».
Comincia così il racconto che il 33 enne Hamdan Ballal, uno dei quattro registi del documentario “No Other Land” fresco vincitore del premio Oscar, ha consegnato alle agenzie di stampa internazionali appena dimesso dall’ospedale di Hebron, dove è stato portato dopo una notte di detenzione. La sua versione lega quanto accaduto due giorni fa al pluripremiato film che ha fatto conoscere al mondo la realtà quotidiana di Masafer Yatta. “Mai prima dell’Oscar ero stato attaccato così ferocemente”.
Hamdan Ballal è stato rilasciato ieri pomeriggio. Sui vestiti aveva ancora delle macchie di sangue. Sul volto i segni dell’aggressione subita lunedì al tramonto, quando i palestinesi che osservano il digiuno diurno per il Ramadan si mettono a tavola. «Ero nella mia casa di Susiya quando abbiamo sentito arrivare due dozzine di coloni che hanno preso a tirarci pietre e a spaccare le macchine». Susiya è uno dei 19 villaggi palestinesi che compongono l’area di Masafer Yatta, teatro di una battaglia con il governo israeliano (vorrebbe costruirci un poligono di addestramento) e con gli insediamenti che va avanti da più di venti anni. “No Other Land” parla di questo.
Ballal è uscito per filmare i danni causati dai violenti, poi è rientrato nell’abitazione dove c’erano sua moglie Lamia e tre figli piccoli. «Mi sono detto, se mi attaccano, se mi vogliono uccidere, proteggerò la mia famiglia». Il regista palestinese ha identificato il colono che lo ha assalito. Si chiama Shem Tov Luski. «È arrivato scortato da due soldati, mi ha buttato a terra, mi dava calci e pugni alla testa», ha detto Ballal all’Associated Press. «Contemporaneamente uno dei due soldati mi colpiva alle gambe col calcio del fucile, l’altro mi puntava contro l’arma». Lamia, dall’interno della casa, sentiva il marito urlare: «Sto morendo!».
L’Idf dice di non aver maltrattato Ballal in alcun modo, né a Susiya né alla base. Tov Luski, noto per aver minacciato già in passato Ballal, nega le violenze e dice di non sapere che aveva vinto l’Oscar. Il colono sostiene di essersi recato nel villaggio palestinese insieme coi soldati solo per far arrestare il regista, perché, a suo dire, aveva lanciato sassi alla sua macchina.
«È la solita tattica, la conosciamo bene», ci spiega Lea Tsemel, l’avvocata israeliana che difende gli abitanti e gli attivisti di Masafer Yatta. «Giustificano le incursioni violente nei villaggi palestinesi con la falsa accusa di essere stati loro presi a sassate. Ma non è vero. Riguardo a Ballal denunceremo tutto, sperando che le autorità israeliane aprano un’inchiesta. Di solito, però, non lo fanno».