TEL AVIV – Il tempo dei negoziati è praticamente finito, ed è di nuovo il tempo della guerra. Lo dicono i raid israeliani che hanno ricominciato a uccidere a Gaza – 37 palestinesi sono morti ieri, più di 800 dalla riapertura del conflitto. Lo dicono apertamente gli esponenti del governo di Benjamin Netanyahu, come il ministro della Difesa Israel Katz che ha annunciato di aver approvato i piani per ulteriori operazioni militari a Gaza. «Il nostro obiettivo principale ora è riportare a casa tutti gli ostaggi. Se Hamas continua a rifiutarsi, pagherà prezzi sempre più alti, fino a quando non sarà completamente sconfitta», ha detto.
Il governo fa così sul serio che, rivela il Financial Times, sta studiando un piano per rioccupare e tornare a governare la Striscia, dalla quale si era ritirato vent’anni fa. Un’ipotesi favorita dal nuovo contesto internazionale: «La precedente amministrazione Usa voleva che ponessimo fine alla guerra, Trump invece vuole che la vinciamo», ha spiegato un f…
TEL AVIV – Il tempo dei negoziati è praticamente finito, ed è di nuovo il tempo della guerra. Lo dicono i raid israeliani che hanno ricominciato a uccidere a Gaza – 37 palestinesi sono morti ieri, più di 800 dalla riapertura del conflitto. Lo dicono apertamente gli esponenti del governo di Benjamin Netanyahu, come il ministro della Difesa Israel Katz che ha annunciato di aver approvato i piani per ulteriori operazioni militari a Gaza. «Il nostro obiettivo principale ora è riportare a casa tutti gli ostaggi. Se Hamas continua a rifiutarsi, pagherà prezzi sempre più alti, fino a quando non sarà completamente sconfitta», ha detto.
Il governo fa così sul serio che, rivela il Financial Times, sta studiando un piano per rioccupare e tornare a governare la Striscia, dalla quale si era ritirato vent’anni fa. Un’ipotesi favorita dal nuovo contesto internazionale: «La precedente amministrazione Usa voleva che ponessimo fine alla guerra, Trump invece vuole che la vinciamo», ha spiegato un funzionario israeliano al quotidiano. Il piano prevederebbe lo spostamento dei 2,3 milioni di abitanti di Gaza nella piccola area costiera di al-Mawasi, e richiederebbe la presenza permanente di circa 40mila soldati.
Dunque è di nuovo guerra a Gaza, in una Striscia devastata e da cui ieri sono arrivate scene inconsuete, rilanciate dall’emittente Al Arabiya. Alcuni video hanno mostrato centinaia di persone protestare a Beit Lahia e nel campo di Jabalia, e gridare «Il popolo di Gaza non vuole la guerra» e «Fuori Hamas», ma anche slogan contro media come Al Jazeera che ignorerebbero le loro manifestazioni. Filmati che stupiscono per il coraggio dei cittadini, subito dispersi da quella stessa Hamas che nonostante tutto continua a conservare il potere. «Le manifestazioni nella Striscia sono un grido dei residenti contro le politiche di Hamas», ha commentato l’Anp del presidente Mahmoud Abbas, rivale della formazione jihadista: «Dobbiamo concentrarci sulla rimozione di Hamas dal potere. Suggerisco all’organizzazione di ascoltare il popolo palestinese a Gaza».
La disperazione di quei palestinesi è speculare a quella delle famiglie dei prigionieri israeliani. Sul cui dolore è tornato il presidente Isaac Herzog, dicendosi «piuttosto scioccato dal fatto che improvvisamente la questione degli ostaggi non sia più in cima alla lista delle priorità delle notizie. Come è possibile?». Parole inascoltate da un governo che, con il ritorno di Itamar Ben Gvir, si è spostato ancora più a destra, e che è sempre più insofferente ai contropoteri e alle voci critiche. Dopo il licenziamento del capo dello Shin Bet Ronen Bar e la sfiducia alla procuratrice Gali Baharav-Miara, ieri Katz ha criticato il capo di stato maggiore dell’esercito, Eyal Zamir, per aver dichiarato che non avrebbe accettato istruzioni da Katz attraverso i media. «Do ordini come voglio», ha replicato il ministro.
La tensione è alta. Ieri mentre la Knesset, il Parlamento, approvava la legge di bilancio con 66 voti a favore e 52 contrari, si sono registrati scontri fuori dal palazzo, e nove manifestanti sono stati arrestati. «Questo è un bilancio di guerra e, se Dio vuole, sarà anche il bilancio della vittoria», ha commentato il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.