Grand: “La Nato più europea è la migliore garanzia contro i futuri attacchi russi”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Una Nato con più Europa e sempre meno Stati Uniti. È uno scenario ormai probabile tanto che se ne discute in modo concreto nei circoli europei e transatlantici. «Una Nato più europea diventerebbe una garanzia implicita di deterrenza contro la Russia» spiega Camille Grand, ex vicesegretario della Nato tra il 2016 e il 2022, oggi all’European Council on Foreign Relations (Ecfr).
Il rischio di uno smantellamento dell’Alleanza è reale?
«Quando ero alla Nato, durante il primo mandato di Trump, paragonavo la situazione alle montagne russe. Abbiamo avuto momenti spaventosi ma alla fine Trump aveva riconosciuto che l’Alleanza “non era obsoleta”. Oggi il rischio di un deragliamento è molto più elevato. Basta vedere l’incertezza che circonda il vertice della Nato previsto per giugno. Di solito, due o tre mesi prima, gli americani fissano le priorità. Ora, non c’è nulla. Nessun messaggio chiaro su ciò che Trump o il suo team vogliono».
È una situazione inedita nei rapporti transatl…
PARIGI – Una Nato con più Europa e sempre meno Stati Uniti. È uno scenario ormai probabile tanto che se ne discute in modo concreto nei circoli europei e transatlantici. «Una Nato più europea diventerebbe una garanzia implicita di deterrenza contro la Russia» spiega Camille Grand, ex vicesegretario della Nato tra il 2016 e il 2022, oggi all’European Council on Foreign Relations (Ecfr).
Il rischio di uno smantellamento dell’Alleanza è reale?
«Quando ero alla Nato, durante il primo mandato di Trump, paragonavo la situazione alle montagne russe. Abbiamo avuto momenti spaventosi ma alla fine Trump aveva riconosciuto che l’Alleanza “non era obsoleta”. Oggi il rischio di un deragliamento è molto più elevato. Basta vedere l’incertezza che circonda il vertice della Nato previsto per giugno. Di solito, due o tre mesi prima, gli americani fissano le priorità. Ora, non c’è nulla. Nessun messaggio chiaro su ciò che Trump o il suo team vogliono».
È una situazione inedita nei rapporti transatlantici?
«Ciò che è unico e preoccupante oggi è la divergenza sugli interessi di sicurezza all’interno dell’Alleanza. Dal 1945 in poi, nonostante alcune crisi come la guerra in Iraq o il ritiro non coordinato dall’Afghanistan, americani ed europei hanno condiviso le stesse priorità strategiche. Oggi sull’Ucraina Trump prende decisioni senza consultare né coinvolgere gli europei».
Quali sono le opzioni in discussione per garantire la sicurezza dell’Ucraina in uno scenario postbellico?
«Ci sono diversi scenari sul tavolo. Il primo si basa su un modello ispirato a Israele, il cosiddetto “modello porcospino”, che prevede di dotare l’Ucraina di un arsenale militare così potente da rendere qualsiasi nuova aggressione russa estremamente costosa. Un’altra opzione si ispira all’ingresso della Germania nella Nato nel 1955, con un’integrazione progressiva dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica, ma questa opzione è esclusa dagli Stati Uniti. Infine, un terzo scenario si avvicina al modello coreano, con truppe occidentali schierate sul territorio ucraino. Questi tre scenari, in realtà, non si escludono a vicenda e potrebbero essere combinati».
Trump potrebbe negoziare con Putin il ritiro delle truppe americane della Nato in Europa in cambio di un accordo di pace in Ucraina?
«Potrebbe essere una tentazione. Ormai nulla è impossibile. In ogni caso, gli Stati Uniti hanno già detto che gli europei devono assumersi la responsabilità principale della loro difesa convenzionale. Ciò significa che ci sarà una riduzione progressiva delle truppe americane sul continente. Oggi circa 100mila soldati americani sono presenti in Europa, di cui 20mila dispiegati temporaneamente dopo il 2021. La questione centrale è capire a quale ritmo questa presenza militare diminuirà. È essenziale che avvenga in modo coordinato e progressivo. L’Europa non può, allo stesso tempo, sostituirsi alle forze americane in Polonia e ipotizzare un dispiegamento in Ucraina per garantire un cessate il fuoco».
L’Europa può davvero fare a meno degli Stati Uniti?
«L’obiettivo è una Nato 3.0, cioè un’Alleanza più autonoma per l’Europa, mantenendo un legame strategico con Washington. L’evoluzione verso una Nato più europea potrebbe costituire una forma di “backstop” implicito contro la Russia. È un obiettivo fattibile e realistico».
Putin ha i mezzi per espandere la sua offensiva in Europa?
«No, non finché rimane attiva una linea del fronte in Ucraina. L’esercito russo ha sofferto molto in questa guerra, e le sue capacità offensive terrestri si sono ridotte. Un’operazione su larga scala contro l’Europa sarebbe possibile solo diversi anni dopo un cessate il fuoco in Ucraina. Ecco perché è fondamentale accordarci sulle condizioni della fine della guerra in Ucraina. Se gli americani accettassero una pace che comportasse lo smantellamento o una drastica riduzione dell’esercito ucraino, la Russia potrebbe ridistribuire mezzo milione di soldati altrove, in particolare per minacciare i paesi baltici o la Polonia».