Woolsey: “I piani militari non si discutono mai al telefono. Tutti i membri della chat responsabili”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – «Piani militari non si discutono mai al telefono. Punto». Non lascia spazio a scuse o giustificazioni, il commento sul “Chatgate” che l’ex direttore della Cia James Woolsey consegna a Repubblica.
Certo, sarebbe importante appurare se erano classificate o meno, le informazioni che il capo del Pentagono Hesgseth ha pubblicato nella chat su Signal, creata dal consigliere per la sicurezza nazionale Waltz. Perché è un fatto rilevante dal punto di vista operativo, a partire dal rischio di mettere in pericolo le vite dei militari coinvolti, ma anche da quello legale. La sostanza politica però non cambia, e quindi non cambia l’impatto dello scandalo sull’amministrazione, se si trattava di notizie formalmente secretate in base ai protocolli ufficiali oppure no, perché il danno pratico e operativo non svanisce in base alla classificazione.
È significativo che a sottolinearlo sia uno come Woolsey, non solo per la sua esperienza militare come ex segretario della US Navy, e di inte…
NEW YORK – «Piani militari non si discutono mai al telefono. Punto». Non lascia spazio a scuse o giustificazioni, il commento sul “Chatgate” che l’ex direttore della Cia James Woolsey consegna a Repubblica.
Certo, sarebbe importante appurare se erano classificate o meno, le informazioni che il capo del Pentagono Hesgseth ha pubblicato nella chat su Signal, creata dal consigliere per la sicurezza nazionale Waltz. Perché è un fatto rilevante dal punto di vista operativo, a partire dal rischio di mettere in pericolo le vite dei militari coinvolti, ma anche da quello legale. La sostanza politica però non cambia, e quindi non cambia l’impatto dello scandalo sull’amministrazione, se si trattava di notizie formalmente secretate in base ai protocolli ufficiali oppure no, perché il danno pratico e operativo non svanisce in base alla classificazione.
È significativo che a sottolinearlo sia uno come Woolsey, non solo per la sua esperienza militare come ex segretario della US Navy, e di intelligence come direttore della Central Intelligence Agency. Durante la campagna elettorale del 2016, infatti, lui era stato uno dei primi consiglieri di politica estera e sicurezza nazionale di Trump, quando pochi lo prendevano sul serio. Rappresenta però l’ala più tradizionale e responsabile di questi apparati nel Partito repubblicano, ossia quella che è stata esclusa dall’amministrazione in carica a favore dei fedelissimi senza grande esperienza operativa. Quindi manifesta o interpreta un malcontento che esiste dietro le quinte del Gop, anche se non tutti hanno il coraggio di esprimerlo pubblicamente.
Come giudica il fatto che il capo del Pentagono abbia condiviso su una chat di Signal gli orari e le armi usate per un attacco contro gli Houti, parlandone con i colleghi della Cia, dell’intelligence nazionale, e del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca?
«Nessuno dovrebbe mai discutere al telefono qualsiasi genere di questione militare, informazioni top secret, o piani che riguardano la sicurezza nazionale. Mai, in alcun caso».
Perché?
«Molte ragioni, ma quelle principali sono due: facendolo si mettono a repentaglio le vite dei militari coinvolti nell’operazione, e poi si rischia di farla fallire».
Però l’amministrazione risponde che le informazioni discusse nella chat su Signal non erano classificate, erano già state comunicate ai Paesi alleati coinvolti, e non hanno compromesso in alcun modo la riuscita della missione. Non sono ragioni sufficienti a chiudere il caso?
«Non esistono giustificazioni per un simile comportamento. Nessuna».
Se le cose stanno così, cosa dovrebbe fare il presidente Trump con i suoi collaboratori più stretti, che sono stati coinvolti in questo errore?
«Non ho più responsabilità di governo e quindi preferisco evitare di entrare in questi aspetti del dibattito. È giusto che tali valutazioni siano lasciate a chi deve prendere le decisioni».
I democratici però hanno chiesto a gran voce di licenziare gli alti funzionari coinvolti, e anche qualche repubblicano lo suggerisce dietro alle quinte. Poi ci sono quelli che invece sminuiscono la portata dell’incidente, perché il direttore dell’Atlantic Goldberg era stato inserito nella chat per errore, da un dipendente non di alto livello del Consiglio per la sicurezza nazionale. Lei cosa ne pensa?
«La responsabilità è di chi ha partecipato alla chat».
Stiamo parlando di membri dell’amministrazione ai massimi livelli, dal capo del Pentagono a quello della Cia, che non hanno il tempo di occuparsi della creazione di un gruppo su Signal.
«Appunto. Perciò la responsabilità è di chi accetta di partecipare e condividere questo genere di informazioni».