Algeria, lo scrittore Sansal condannato a 5 anni di carcere
di Leonardo MartinelliTUNISI – Cinque anni di carcere senza la condizionale e il pagamento di una multa di un 500mila dinari (circa 3.500 euro): è la pena pronunciata stamani dal tribunale di Algeri contro Boualem Sansal, scrittore algerino di 80 anni, in carcere dallo scorso novembre (imprigionato a sorpresa all’arrivo da Parigi, in uno di quei numerosi andirivieni che effettuava da anni tra la Francia e il suo paese d’origine). Si tratta tutto sommato di una sentenza clemente rispetto a quello che si poteva attendere fino a pochi giorni fa, tanto più che resta la possibilità di una grazia da parte del presidente Abdemaldjid Tebboune, alla fine del Ramadan, prevista nel week-end.
Sansal è accusato di “attentato all’integrità territoriale” dell’Algeria per aver sostenuto, durante un’intervista a Frontières, media vicino all’estrema destra francese, la posizione del Marocco, secondo la quale il suo territorio è stato amputato a favore dell’Algeria durante la colonizzazione francese. La sua incarcerazione e…
TUNISI – Cinque anni di carcere senza la condizionale e il pagamento di una multa di un 500mila dinari (circa 3.500 euro): è la pena pronunciata stamani dal tribunale di Algeri contro Boualem Sansal, scrittore algerino di 80 anni, in carcere dallo scorso novembre (imprigionato a sorpresa all’arrivo da Parigi, in uno di quei numerosi andirivieni che effettuava da anni tra la Francia e il suo paese d’origine). Si tratta tutto sommato di una sentenza clemente rispetto a quello che si poteva attendere fino a pochi giorni fa, tanto più che resta la possibilità di una grazia da parte del presidente Abdemaldjid Tebboune, alla fine del Ramadan, prevista nel week-end.
Sansal è accusato di “attentato all’integrità territoriale” dell’Algeria per aver sostenuto, durante un’intervista a Frontières, media vicino all’estrema destra francese, la posizione del Marocco, secondo la quale il suo territorio è stato amputato a favore dell’Algeria durante la colonizzazione francese. La sua incarcerazione era piombata in mezzo a una crisi diplomatica tra Parigi e Algeri (ancora in corso), scatenata dall’allineamento della Francia sulla posizione marocchina sullo spinoso dossier dell’ex Sahara Occidentale, da tempo occupato da Rabat.
Su Sansal gravavano capi d’accusa gravissimi, in particolare il “tradimento della patria”, e la possibilità di un rinvio alla corte criminale e di un processo molto lungo. Invece, lo scorso giovedì, era passato davanti a un normale tribunale civile, dove l’accusa aveva chiesto dieci anni di carcere senza condizionale, una pena già inferiore alle previsioni. La sera stessa Emmanuel Macron aveva espresso la sua fiducia nella “lungimiranza” del suo omologo Tebboune “per saper che tutto questo (ndr, le accuse contro Sansal) non è serio”. Segnale incoraggiante, lo scorso sabato Tebboune era intervenuto sulla crisi con la Francia, dichiarando che “il contezioso si ritrova fra buone mani” e specificando che il suo “alter ego” nella vicenda era solo Macron.
Nel contesto di questa apparente distensione, arriva la sentenza di oggi, più clemente del previsto. In un certo senso permette ad Algeri di salvare la faccia, lasciando la porta aperta a una grazia presidenziale. Uomo anziano e malato di cancro, Sansal potrebbe beneficiare di quelle grazie che abitualmente il presidente algerino concede alla fine del Ramadan. Si deve trattare, però, di una condanna definitiva: Sansal, quindi, non deve fare ricorso. Ma lo scrittore, negli ultimi mesi, ha insistito molto sulla sua innocenza e la sua battaglia è stata monopolizzata a Parigi dal mondo ormai composito dell’estrema destra. Martedì scorso la sua causa è stata sostenuta da alcuni manifestanti per le strade di Parigi, tra cui Marine Le Pen ed Eric Zemmour.
Sansal è un ex alto funzionario pubblico algerino, poi diventato romanziere di successo: è sempre stato una voce critica contro il potere in Algeria (detenuto dall’esercito, in quella che è una vera e propria dittatura) e soprattutto si è sempre scagliato con coraggio contro le derive islamiste del suo paese, che portarono a una sanguinosa guerra civile negli anni Novanta.