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Sottomarino turistico affonda in Egitto, nel Mar Rosso: “Almeno 6 morti”

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A bordo c'erano circa 45 persone, tutti i turisti erano cittadini russi. Sei sarebbero morte, altre nove ferite mentre 29 sarebbero state tratte in salvo
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Una tragedia subacquea in un paradiso delle vacanze, che vista da Mosca sembra quasi una maledizione. Un minisommergibile per esplorazioni turistiche, il Sindbad, è affondato giovedì mattina in Egitto, un chilometro al largo della popolare stazione balneare di Hurgada, forse dopo avere sbattuto contro una barriera corallina. Sei dei passeggeri, tutti turisti russi, sono morti nell’incidente. Delle altre 39 persone a bordo - cinque i membri dell’equipaggio - nove sono rimaste ferite, quattro gravemente. Tra i turisti molti i russi, oltre a norvegesi, svedesi e indiani. I mezzi di soccorso li hanno portati in salvo.

Non ci sono indicazioni certe sulle cause dell’incidente, ma secondo alcune fonti il sottomarino avrebbe colpito la barriera corallina e di conseguenza perso pressione. La collisione sarebbe avvenuta a una profondità di 20 metri. Le previsioni meteorologiche ieri mattina nella zona avevano annunciato venti leggeri, a 8 chilometri orari, e mare calmo, con altezze delle onde d…

Una tragedia subacquea in un paradiso delle vacanze, che vista da Mosca sembra quasi una maledizione. Un minisommergibile per esplorazioni turistiche, il Sindbad, è affondato giovedì mattina in Egitto, un chilometro al largo della popolare stazione balneare di Hurgada, forse dopo avere sbattuto contro una barriera corallina. Sei dei passeggeri, tutti turisti russi, sono morti nell’incidente. Delle altre 39 persone a bordo - cinque i membri dell’equipaggio - nove sono rimaste ferite, quattro gravemente. Tra i turisti molti i russi, oltre a norvegesi, svedesi e indiani. I mezzi di soccorso li hanno portati in salvo.

Non ci sono indicazioni certe sulle cause dell’incidente, ma secondo alcune fonti il sottomarino avrebbe colpito la barriera corallina e di conseguenza perso pressione. La collisione sarebbe avvenuta a una profondità di 20 metri. Le previsioni meteorologiche ieri mattina nella zona avevano annunciato venti leggeri, a 8 chilometri orari, e mare calmo, con altezze delle onde di appena 20 centimetri.

Condizioni pressoché ideali per i turisti che affollano gli hotel di Hurghada, che sorge a circa 460 chilometri a sud-est del Cairo ed è una delle principali destinazioni per i visitatori dell’Egitto. Alcuni visitatori stranieri, che avevano esplorato in passato il fondo del mar Rosso sullo stesso sottomarino, dicono che si erano sentiti «sicuri».

Ma non è il primo disastro marino nella zona. Lo scorso novembre, un’imbarcazione, la Sea Story, con a bordo più di 40 persone è affondata nei pressi della località turistica egiziana di Marsa Allam; 11 persone sono morte, i loro corpi non sono mai stati ritrovati.

Ora i dubbi su misure di sicurezza insufficienti potrebbero danneggiare le visite dall’estero, una delle principali fonti di entrate per il Cairo. Non è casuale che a bordo del Sindbad ci fossero così tanti russi: mentre l’Europa ha chiuso loro le porte come ritorsione per l’invasione dell’Ucraina, non concedendo più visti turistici, l’Egitto le ha mantenute aperte.

In Russia l’affondamento del piccolo sommergibile risveglia brutti ricordi dello stesso tipo. I venticinque anni al potere di Vladimir Putin, in effetti, si possono racchiudere fra due sciagure del genere, quella odierna (in cui però i russi non hanno colpe, sono soltanto vittime) e quella del Kursk, il sottomarino nucleare della Marina militare russa che affondò durante manovre navali il 12 agosto 2000 nel mare di Barents, la parte del mar Glaciale Artico situata a nord della Norvegia, provocando la morte dell’intero equipaggio di 118 marinai. Secondo un’inchiesta ufficiale esplose per un corto circuito nei siluri a idrogeno con cui era armato. Il ritardo con cui venne data la notizia e la mancata assunzione di responsabilità da parte di Putin costituirono la prima macchia nella sua presidenza, iniziata appena otto mesi prima: un campanello d’allarme sulle credenziali democratiche dell’ex-tenente colonnello del Kgb che aveva preso il posto di Boris Eltsin.

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