PARIGI – «La Russia dimostra di voler continuare la guerra» dicono insieme Emmanuel Macron e Volodymyr Zelensky all’Eliseo. I due leader fanno da controcanto agli ultimi sviluppi dei negoziati tra Usa e Russia mentre persino Donald Trump comincia a riconoscere che un «deal» si allontana sempre di più. «Penso che la Russia voglia porre fine alla guerra – dice il presidente americano - ma è possibile che la stia tirando per le lunghe». Sulla tregua nel Mar Nero, annunciata frettolosamente dalla Casa Bianca, il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha gelato le speranze. «Può essere attivata dopo che sono soddisfatte una serie di condizioni». Secondo il Cremlino gli accordi tra Russia e Usa potranno entrare in vigore quando ci sarà «il ritiro delle sanzioni contro Rosselkhozbank e altre istituzioni finanziarie».
Trattandosi di una competenza europea, Macron è stato ieri categorico: «È troppo presto per parlare di revoca delle sanzioni». Il leader francese ha rilanciato sul cessate il f…
PARIGI – «La Russia dimostra di voler continuare la guerra» dicono insieme Emmanuel Macron e Volodymyr Zelensky all’Eliseo. I due leader fanno da controcanto agli ultimi sviluppi dei negoziati tra Usa e Russia mentre persino Donald Trump comincia a riconoscere che un «deal» si allontana sempre di più. «Penso che la Russia voglia porre fine alla guerra – dice il presidente americano - ma è possibile che la stia tirando per le lunghe». Sulla tregua nel Mar Nero, annunciata frettolosamente dalla Casa Bianca, il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha gelato le speranze. «Può essere attivata dopo che sono soddisfatte una serie di condizioni». Secondo il Cremlino gli accordi tra Russia e Usa potranno entrare in vigore quando ci sarà «il ritiro delle sanzioni contro Rosselkhozbank e altre istituzioni finanziarie».
Trattandosi di una competenza europea, Macron è stato ieri categorico: «È troppo presto per parlare di revoca delle sanzioni». Il leader francese ha rilanciato sul cessate il fuoco globale di trenta giorni, concordato a Riad tra negoziatori americani e ucraini a inizio marzo. «Mosca deve accettare senza precondizioni» sottolinea il capo di Stato francese che alza il tono con Mosca. «C’è un solo aggressore, la Russia». «Spero che Trump eserciti maggiore pressione sulla Russia» aggiunge Zelensky, arrivato a Parigi per partecipare al summit degli alleati dell’Ucraina, con oltre trentuno paesi presenti. «Ci aspettiamo decisioni forti» sottolinea il presidente ucraino che ieri ha chiesto a Macron di rendere quanto più concreto possibile il piano di nuovi aiuti a Kiev.
La Francia ha annunciato altri due miliardi di aiuti supplementari con munizioni, missili di difesa terra-aria Mistral, carri Amx. Nella riunione di oggi ogni leader sarà chiamato a dire quanto e cosa può fare per rafforzare l’esercito ucraino che, ha ricordato Macron, è «la prima garanzia di sicurezza» anche in prospettiva di un accordo di pace.Più difficile sarà trovare un accordo oggi sui Volenterosi pronti a partecipare a una «forza di rassicurazione», ovvero truppe occidentali per fornire supporto logistico, strategico o tecnico a Kiev in una prima fase di cessate-il-fuoco. «Non abbiamo bisogno di peacekeeping ma di truppe pronte a combattere» ha sottolineato un negoziatore ucraino. Una fuga in avanti ridimensionata da Zelensky. «Sarà una delle cose da discutere nella riunione» ha precisato il presidente ucraino, consapevole delle reticenze di molti paesi che aspettano invano un appoggio degli Usa su questa opzione.
I più convinti per garantire l’invio di truppe di «rassicurazione», in seconda linea rispetto al fronte, continuano a essere Macron e Keir Starmer. Per il premier britannico sono fatti «progressi eccellenti» dopo intensi negoziati tra oltre duecento funzionari militari dei Volenterosi in questi ultimi giorni su «protezione terra, aria, mari». La discussione assume anche un valore strategico, ha detto Macron spiegando che avere un gruppo di paesi pronto a mandare truppe in supporto all’esercito ucraino è un modo di «dare delle carte» a Zelensky. Un riferimento esplicito a Trump che aveva osservato come fosse solo la Russia ad «avere le carte in mano».