Chatgate, inchiesta del Pentagono. E scoppia un nuovo caso: “I dati dei vertici Usa finiti sul web”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Si complica il “Chatgate”, perché la Commissione forze armate del Senato chiede ora un’inchiesta indipendente su cosa è accaduto con i piani militari pubblicati dal capo del Pentagono Hegseth su Signal. Il presidente Trump dice di non aver problemi con questa indagine, anche se Casa Bianca e dipartimento alla Giustizia frenano sull’ipotesi di aprire un’inchiesta formale. Ma il giudice federale James Boasberg ha ordinato alle parti coinvolte di conservare la documentazione sul caso, se decidesse di intervenire.Tutto sembra dipendere ora da quanto durerà il clamore pubblico per questo incidente, condannato secondo un sondaggio di YuoGov dal 74% degli americani, mentre il periodico tedesco Der Spiegel ha creato nuovo imbarazzo per la sicurezza nazionale, rivelando di aver facilmente ottenuto le mail e i numeri di telefono dei leader dell’amministrazione, attraverso uno strumento commerciale a disposizione di chiunque.
Il senatore repubblicano Roger Wicker, presidente del …
NEW YORK – Si complica il “Chatgate”, perché la Commissione forze armate del Senato chiede ora un’inchiesta indipendente su cosa è accaduto con i piani militari pubblicati dal capo del Pentagono Hegseth su Signal. Il presidente Trump dice di non aver problemi con questa indagine, anche se Casa Bianca e dipartimento alla Giustizia frenano sull’ipotesi di aprire un’inchiesta formale. Ma il giudice federale James Boasberg ha ordinato alle parti coinvolte di conservare la documentazione sul caso, se decidesse di intervenire.Tutto sembra dipendere ora da quanto durerà il clamore pubblico per questo incidente, condannato secondo un sondaggio di YuoGov dal 74% degli americani, mentre il periodico tedesco Der Spiegel ha creato nuovo imbarazzo per la sicurezza nazionale, rivelando di aver facilmente ottenuto le mail e i numeri di telefono dei leader dell’amministrazione, attraverso uno strumento commerciale a disposizione di chiunque.
Il senatore repubblicano Roger Wicker, presidente del Senate Armed Services Committee, e il suo collega democratico Jack Reed, hanno confermato ieri di aver inviato una lettera all’ispettore generale del Pentagono, Steven Stebbins, affinché apra un’inchiesta sul potenziale «uso di reti non classificate per discutere informazioni sensibili e classificate, nonché la condivisione di tali informazioni con coloro che non hanno la dovuta autorizzazione e il bisogno di conoscerle». La necessità di farlo l’ha spiegata così il collega democratico Mark Kelly, ex astronauta e pilota di caccia: «Questo comportamento negligente e sbadato ha messo a rischio la vita dei militari coinvolti nella missione. Se lo avessero fatto un ufficiale di qualsiasi livello, o un soldato, sarebbero già stati licenziati».
L’inspector general è una figura indipendente, incaricata di condurre investigazioni e riportarne i risultati all’agenzia dove lavora e al Congresso. Non ha la forza di un’indagine gestita dall’Fbi e dal dipartimento alla Giustizia, o la rilevanza politica di un’indagine congressuale. Quindi Trump ha detto che «questa richiesta non mi disturba», forse perché è convinto di poterla controllare, o comunque che non abbia la possibilità di creare problemi alla sua amministrazione. Una volta che si comincia ad investigare, però, si sa da dove si comincia, ma non dove si arriva. E comunque il coinvolgimento dell’ispettore generale potrebbe servire a tenere vivo l’interesse per il caso.
La segretaria alla Giustizia Pam Bondi ieri ha detto che non intende aprire un’inchiesta, perché sulla chat creata dal consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz non sono state condivise informazioni classificate. Su questo punto molti esperti hanno dubbi, perché l’orario e le armi usate durante un attacco sono sempre informazioni segrete. Hegseth potrebbe averle declassificate, ma non c’è traccia di un suo intervento per farlo.
Woolsey: “I piani militari non si discutono mai al telefono. Tutti i membri della chat responsabili”
Ieri la portavoce della Casa Bianca, Caroline Leavitt, ha commentato così: «Non abbiamo mai negato che si sia trattato di un errore, e il consigliere per la sicurezza nazionale se ne è assunto la responsabilità. Abbiamo detto che stiamo apportando delle modifiche. Stiamo esaminando la questione per assicurarci che non possa mai più accadere». Trump ha difeso tanto Hegseth quanto Waltz, dicendo che l’intero caso è «una caccia alle streghe». Nello stesso tempo però ha iniziato a lanciare qualche segnale di insoddisfazione verso il consigliere per la sicurezza nazionale. Mercoledì sera, alla domanda su chi sia responsabile, ha risposto così: «È stato Mike, presumo. Non lo so, ma ho sempre pensato che fosse stato Mike». Gira la voce che in privato sia molto contrariato per questo scandalo. Al momento la linea resta quella di sminuire la portata dell’incidente e attaccare chi lo critica, come sempre. Se però l’indagine dell’ispettore generale rivelasse altri particolari imbarazzanti, o confermasse che le informazioni pubblicate da Hegseth erano classificate, i toni potrebbero cambiare. E dietro le quinte non mancano i repubblicani che chiedono di sacrificare Waltz, pur di chiudere lo scandalo ed evitare danni peggiori trascinandolo avanti.