A tavola con Nigel Farage: “Bevo, fumo e sono un donnaiolo, ma governerò la Gran Bretagna”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – «Voi giornalisti avete scritto che bevo troppo. Che sono un mezzo alcolizzato. Che fumo decine di sigarette al giorno. Che mi sono scommesso pure le mutande dagli allibratori. Che sono un dongiovanni senza precedenti. Ebbene, sapete cosa vi dico? È tutto vero, ahah!”.
In vino veritas. Nigel Farage, 61 anni il prossimo 3 aprile, è un fiume in piena come il Montepulciano che scorre sul suo tavolo, tra salmone affumicato, pollo e barbabietola. Lui mica è come la leader dei conservatori Kemi Badenoch che mangia davanti al computer: «Non ho mai conosciuto una persona così noiosa… i conservatori poi: sono dei vecchi bastardi puzzolenti! Non farò mai un accordo con loro. Viva la vita! Salute!». E giù un altro calice. Siamo nella gloriosa Churchill Room del Parlamento di Westminster, il leader di Reform UK sta volando nei sondaggi e si concede per due ore ai giornalisti inglesi e a Repubblica, unico media straniero ammesso.
«Questo sarà il mio ultimo giorno qui a Londra per un bel po…
LONDRA – «Voi giornalisti avete scritto che bevo troppo. Che sono un mezzo alcolizzato. Che fumo decine di sigarette al giorno. Che mi sono scommesso pure le mutande dagli allibratori. Che sono un dongiovanni senza precedenti. Ebbene, sapete cosa vi dico? È tutto vero, ahah!”.
In vino veritas. Nigel Farage, 61 anni il prossimo 3 aprile, è un fiume in piena come il Montepulciano che scorre sul suo tavolo, tra salmone affumicato, pollo e barbabietola. Lui mica è come la leader dei conservatori Kemi Badenoch che mangia davanti al computer: «Non ho mai conosciuto una persona così noiosa… i conservatori poi: sono dei vecchi bastardi puzzolenti! Non farò mai un accordo con loro. Viva la vita! Salute!». E giù un altro calice. Siamo nella gloriosa Churchill Room del Parlamento di Westminster, il leader di Reform UK sta volando nei sondaggi e si concede per due ore ai giornalisti inglesi e a Repubblica, unico media straniero ammesso.
«Questo sarà il mio ultimo giorno qui a Londra per un bel po’, e lo dedico a voi giornalisti. Da oggi sarò in giro per il Paese a fare campagna prima del 2 maggio», giorno dell’elezione suppletiva di Runcorn, nel nord operaio inglese. Dove il deputato laburista Mike Amesbury è finito in carcere per aver picchiato, dopo sette pinte di birra a stomaco vuoto, un residente della sua circoscrizione che lo aveva criticato in strada.
«Non sarà un test decisivo, non dobbiamo vincere per forza», ripete scaramantico Farage, lui che è sopravvissuto a un tumore ai testicoli e persino a un incidente aereo. Abito blu e cravatta bordeaux, il suo fervore non tradisce un’esitazione e nemmeno una goccia di sudore. Eppure, il momento è decisivo. In questo zeitgeist di populismo mondiale, Reform UK è da settimane in testa ai sondaggi o tallona il Labour, e ha aumentato i suoi iscritti da 30mila a 200mila. Vincere il seggio a Runcorn sarebbe una pietra miliare verso le elezioni del 2029.
E pensare che, prima del voto di maggio scorso, Farage aveva fallito per otto volte il suo ingresso come deputato a Westminster: «Ma vi devo dire la verità, e mi duole: preferivo il Parlamento europeo. Lì è tutto molto più organizzato, uno poteva avere una vita. Qui a Westminster invece non si sa mai quando si vota, è estenuante, perdo tutta la giornata!». Perfida Albione. Eppure, qui nella sala verde griffata Augustus Pugin dove Churchill incontrava i giornalisti, ora Farage pensa a come vincere le elezioni. «Vi dico quello che accadrà», profetizza con ebbrezza visionaria, «nei prossimi anni il consenso “pro Gaza” crescerà grazie ai tantissimi giovani islamisti che acquisiranno diritto di voto, così come i Verdi. Entrambi ruberanno molti voti al Labour di Starmer. Pure mia figlia è una fanatica ambientalista che vota Verdi! A parte quando viene a chiedere soldi a papi…».
«Ma grazie al cielo è finito il virus della dittatura woke, della diversità imposta», giubila Farage, «e della follia di “zero emissioni” che sta distruggendo le nostre industrie a favore dei cinesi. Con me al potere, nessuno sarà assunto in base al colore della pelle. Conterà solo il merito. La vittoria di Trump in America ha mostrato la strada della civilizzazione occidentale».
A proposito, il suo amico Donald ha inflitto dazi anche al Regno Unito della “special relationship” con gli Usa. «Starmer non ha mai convinto Trump, vedi quando in campagna elettorale americana il Labour mandò attivisti contro di lui. Eppure Donald è il presidente più britannico di tutti: madre scozzese, l’amore per la Royal Family… Ma noi continuiamo a schifarlo».
Ma come vanno le cose con Elon Musk, dopo che il sudafricano lo ha scaricato su X mesi fa? «Elon ha riportato la libertà di pensiero su Internet, ma devo ammettere che ora X è pieno di bot che avvelenano tutto. Musk idolatra Tommy Robinson (criminale xenofobo di estrema destra, ndr), io no. Musk mi ha bullizzato affinché sostenessi Robinson. Ma io sono un uomo di principi, difatti non sono un fan nemmeno di Andrew Tate», influencer misogino e razzista accusato anche dalla serie “Adolescence”, «ma è vero quando dice che gli uomini sacrificano di più la famiglia per la carriera rispetto alle donne». Ma Musk la finanzierà? «Non credo. Tesla ha già troppi problemi…».
Un ultimo brindisi, al conto in banca di Farage. Proprio ieri ha ottenuto un profumatissimo risarcimento dalla banca NatWest, che gli aveva bloccato il conto per ragioni politiche. Un bonifico da quante cifre? Cinque? Sei? «Non ve lo dirò mai!».