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Mosca: se la Nato invia soldati in Ucraina sarà scontro. Ma sulla Groenlandia Putin dà l’ok a Trump

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Il presidente russo a Murmansk vara un nuovo sommergibile: aumentiamo le capacità di combattimento. “A Kiev gestione temporanea con Onu, Usa e Ue per tenere nuove elezioni e poi negoziare”
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Donald Trump rivendica la Groenlandia. Vladimir Putin lo giustifica, ma ad ogni buon conto minaccia che la Russia «non permetterà alcuna invasione della sua sovranità e proteggerà con affidabilità i suoi interessi nazionali». E, per far capire quanto faccia sul serio, inaugura il primo sottomarino in grado di trasportare missili ipersonici Tsirkon. Sono passati 38 anni dalla cosiddetta “Iniziativa di Murmansk” di Mikhail Gorbaciov e molto è cambiato. Allora, nel pieno del disgelo della guerra fredda, il segretario del Pcus pronunciò un discorso a Murmansk, la più grande città a Nord del Circolo Polare Artico, chiedendo che il «Nord del globo, l’Artico, diventasse una zona di pace» e inaugurando l’era dell’«eccezionalismo artico», dell’estremo Nord isolato dalle tensioni geopolitiche. Oggi Vladimir Putin interviene al Forum internazionale artico che si tiene nella stessa città polare ma, a dispetto dello slogan di questa sesta edizione “L’Artico – Territorio di Dialogo”, i suoi toni so…

Donald Trump rivendica la Groenlandia. Vladimir Putin lo giustifica, ma ad ogni buon conto minaccia che la Russia «non permetterà alcuna invasione della sua sovranità e proteggerà con affidabilità i suoi interessi nazionali». E, per far capire quanto faccia sul serio, inaugura il primo sottomarino in grado di trasportare missili ipersonici Tsirkon. Sono passati 38 anni dalla cosiddetta “Iniziativa di Murmansk” di Mikhail Gorbaciov e molto è cambiato. Allora, nel pieno del disgelo della guerra fredda, il segretario del Pcus pronunciò un discorso a Murmansk, la più grande città a Nord del Circolo Polare Artico, chiedendo che il «Nord del globo, l’Artico, diventasse una zona di pace» e inaugurando l’era dell’«eccezionalismo artico», dell’estremo Nord isolato dalle tensioni geopolitiche. Oggi Vladimir Putin interviene al Forum internazionale artico che si tiene nella stessa città polare ma, a dispetto dello slogan di questa sesta edizione “L’Artico – Territorio di Dialogo”, i suoi toni sono di segno opposto.

Il presidente russo esordisce dicendosi pronto a «sostenere una cooperazione paritaria nella regione», ma osserva come il Consiglio Artico, che dal 1996 era considerato un modello di cooperazione tra ex nemici della guerra fredda, è oramai «diventato un meccanismo degradato». Il fatto è che, dopo l’offensiva in Ucraina nel 2022, la Russia è stata sospesa e, con l’ingresso di Svezia e Finlandia nell’Alleanza Atlantica, si è anche ritrovata l’unico Paese non Nato tra gli otto Stati artici a farne parte. Putin però fa il superiore: «Se non ci vogliono, bene così».

Poi passa a commentare i piani degli Stati Uniti di «annettere» la Groenlandia. «Annettere», non una parola a caso. Sostiene che non ci sia nulla di sorprendente e che sarebbe «profondamente sbagliato credere che si tratti di una specie di discorso stravagante». Si esibisce in una delle sue digressioni storiche. Ricorda che «gli Stati Uniti avevano piani simili già nel 1860», che nel 1910 stipularono «un accordo tripartito per lo scambio di territori» con Germania e Danimarca, che durante la Seconda guerra mondiale installarono basi militari sull’isola «per proteggerla dall’invasione nazista» e che, dopo la guerra, «si offrirono di acquistarla». Insomma, conclude, «stiamo parlando di piani seri» che «hanno radici storiche di lunga data ed è ovvio che gli Stati Uniti continueranno a promuovere sistematicamente i propri interessi». I parallelismi con le rivendicazioni russe in Ucraina sono evidenti. Putin di fatto dà luce verde a Trump purché, è questo il sottinteso, non ostacoli i suoi piani di annessione di Kiev che pure hanno profonde radici storiche e non minacci l’Orso Russo.

La Groenlandia, dice, «è una questione che riguarda due Stati specifici e non riguarda noi in alcun modo, ma allo stesso tempo siamo preoccupati soltanto per il fatto che i Paesi della Nato nel loro insieme stanno sempre più designando l’Estremo Nord come trampolino di lancio per possibili conflitti… anche con le forze delle loro “nuove reclute” Finlandia e Svezia». Non minacciamo nessuno, precisa Putin, ma monitoriamo attentamente la situazione «sviluppando un’adeguata linea di risposta, aumentando le capacità di combattimento delle Forze Armate e modernizzando le infrastrutture militari».

Ammette però che gli ambiziosi piani della Russia di sviluppare la regione attraverso porti settentrionali, migliori collegamenti ferroviari tra Siberia Urali ed Estremo Nord, l’estrazione di materie prime, la cantieristica navale e l’espansione della Rotta Marittima del Nord, richiederebbero la collaborazione con potenze straniere. Perciò, dice, i «Paesi amici» e i «Paesi occidentali» sono benvenuti a unirsi alla Russia in «progetti internazionali globali». Del resto, anche l’inviato speciale di Trump Steve Witkoff la scorsa settimana aveva alluso a una possibile cooperazione nell’Artico: «Chi non vorrebbe un mondo in cui Russia e Usa collaborano per fare buone cose insieme? Pensando a come integrare le loro politiche energetiche nell’Artico, condividere le rotte marittime, magari inviare Gnl in Europa insieme».

Finito il discorso, però, visita il sottomarino “Arkhangelsk” e, incontrando i sommergibilisti, propone di «introdurre una gestione temporanea in Ucraina» sotto l’egida di Onu, Usa e Ue per tenere nuove elezioni e «poi iniziare negoziati su un trattato di pace». E poi vara in videocollegamento il sommergibile a propulsione nucleare “Perm”, il primo a trasportare i missili ipersonici Tsirkon. Una prova muscolare a supporto delle sue precedenti minacce.

In mattinata, invece, era stata la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova a prospettare uno scontro con la Nato. La Russia, aveva ribadito, «è contraria in modo categorico» all’invio di forze di peacekeeping in Ucraina, «una sorta di missione per il mantenimento della pace che maschera i piani di Londra e Parigi per un loro intervento militare» che «rischia di provocare un confronto militare diretto tra Russia e Nato». Zakharova aveva persino denunciato la «militarizzazione ingiustificata» di Mayotte accusando Parigi di controllare «illegalmente» l’arcipelago. Non solo Artico e Ucraina, dunque. La sfida è anche nell’Oceano Indiano.

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