PARIGI – I Paesi alleati dell’Ucraina lavorano su una missione di peacekeeping per il monitoraggio del cessate il fuoco. Dal summit di Parigi è uscito l’impegno a fare una proposta strutturata entro metà aprile, cominciando dall’organizzazione che potrebbe guidare questa eventuale missione. L’Italia, la Germania e altri Paesi spingono per una contingente con mandato Onu, in cui potrebbero giocare un ruolo importante Cina, Brasile, India e paesi del Sud Globale. Ieri Jean-Pierre Lacroix, sottosegretario del Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres, si è però mostrato scettico. «Non stiamo pianificando nulla» ha precisato al termine di un incontro a Roma con i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto. «Sempre più spesso ci viene chiesto quale ruolo possa avere l’Onu in Ucraina, ma per ora tutto resta altamente ipotetico» ha proseguito Lacroix.
All’Eliseo esprimono forti dubbi sulla fattibilità di una missione di peacekeeping. «Dobbiamo essere consapevoli della realtà sul terre…
PARIGI – I Paesi alleati dell’Ucraina lavorano su una missione di peacekeeping per il monitoraggio del cessate il fuoco. Dal summit di Parigi è uscito l’impegno a fare una proposta strutturata entro metà aprile, cominciando dall’organizzazione che potrebbe guidare questa eventuale missione. L’Italia, la Germania e altri Paesi spingono per una contingente con mandato Onu, in cui potrebbero giocare un ruolo importante Cina, Brasile, India e paesi del Sud Globale. Ieri Jean-Pierre Lacroix, sottosegretario del Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres, si è però mostrato scettico. «Non stiamo pianificando nulla» ha precisato al termine di un incontro a Roma con i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto. «Sempre più spesso ci viene chiesto quale ruolo possa avere l’Onu in Ucraina, ma per ora tutto resta altamente ipotetico» ha proseguito Lacroix.
All’Eliseo esprimono forti dubbi sulla fattibilità di una missione di peacekeeping. «Dobbiamo essere consapevoli della realtà sul terreno, è quella che comanda» osserva un consigliere di Macron. «Se si schiera una presenza internazionale sulla linea di contatto, si tratta di 1.400 chilometri, con le parti belligeranti a volte molto vicine tra loro. Serve ben più di una semplice missione internazionale». La Francia non sarebbe interessata a partecipare a questa forza di monitoraggio di un eventuale accordo di pace. Dal punto di vista diplomatico, pesa anche il rischio di un veto della Russia al Consiglio di Sicurezza. Mosca sarebbe meno contraria a una missione dell’Osce già incaricata di monitorare gli accordi di Minsk dieci anni, con scarsi risultati.
L’Ucraina, ha fatto sapere un consigliere di Volodymyr Zelensky, ha bisogno di un contributo “serio” dall’Europa con truppe pronte a combattere, e non di peacekeeper, dopo la fine delle ostilità con la Russia. Zelensky ha poi in parte ridimensionato le dichiarazioni del suo collaboratore ma Kiev continua a spingere una “forza di rassicurazione” che possa prevenire una ripresa del conflitto dopo un eventuale cessate il fuoco. Un piano che però non raccoglie l’unanimità tra gli alleati, come ha ammesso lo stesso Emmanuel Macron. Il presidente francese ha annunciato l’invio imminente in Ucraina di una missione militare franco-britannica a Kiev per lavorare anche sul «formato dell’esercito ucraino», definito da Parigi «la principale garanzia di sicurezza del Paese».
Il premier britannico Keir Starmer ha spiegato che si tratta di «tradurre lo slancio politico in piani operativi, esaminando le diverse opzioni e passando alla fase successiva con i vertici militari». L’obiettivo, ha aggiunto Starmer, è costruire una forza deterrente a sostegno dell’esercito ucraino. Per far convergere le posizioni, i ministri della Difesa dei paesi che sostengono l’Ucraina si riuniranno il 10 aprile a Bruxelles. È un nuovo incontro della «coalizione dei volenterosi» - una trentina di paesi – che precede di un giorno la riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina, ex formato Ramstein, che coordina gli aiuti militari a Kiev. In precedenza era stata Washington a guidare le riunioni del formato Ramstein, ma l’amministrazione Trump ha deciso di non proseguire la leadership. Sarà il Regno Unito a prendere la guida del Gruppo di contatto. Ennesimo segnale che Starmer e Macron tentano di colmare il vuoto strategico lasciato dagli Usa sul continente.