Chatgate, il giudice chiede di congelare le conversazioni. Hegseth sempre più a rischio
di Massimo BasileNEW YORK – L’amministrazione Trump ha fretta di archiviare il Chatgate, ma adesso sarà più difficile. Lo scandalo della chat governativa sulla piattaforma Signal, in cui era stato inserito per errore un giornalista e si erano discussi piani di guerra, avrà un seguito: il giudice federale James Boasberg, lo stesso che aveva bloccato le deportazioni di immigrati, ha ordinato il congelamento della conversazione in cui il capo del Pentagono Pete Hegseth, il 15 marzo, aveva rivelato in anticipo il piano d’attacco agli Houti, in Yemen. Boasberg ha accolto la richiesta presentata da American Oversight, noprofit per la difesa della trasparenza governativa, che aveva chiesto di non far cancellare in automatico tutto il materiale condiviso nel gruppo di cui facevano parte diciotto persone, tra cui il vicepresidente degli Stati Uniti J. D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il consigliere alla sicurezza nazionale Mike Waltz e il direttore del magazine The Atlantic Jeffrey Goldberg.
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NEW YORK – L’amministrazione Trump ha fretta di archiviare il Chatgate, ma adesso sarà più difficile. Lo scandalo della chat governativa sulla piattaforma Signal, in cui era stato inserito per errore un giornalista e si erano discussi piani di guerra, avrà un seguito: il giudice federale James Boasberg, lo stesso che aveva bloccato le deportazioni di immigrati, ha ordinato il congelamento della conversazione in cui il capo del Pentagono Pete Hegseth, il 15 marzo, aveva rivelato in anticipo il piano d’attacco agli Houti, in Yemen. Boasberg ha accolto la richiesta presentata da American Oversight, noprofit per la difesa della trasparenza governativa, che aveva chiesto di non far cancellare in automatico tutto il materiale condiviso nel gruppo di cui facevano parte diciotto persone, tra cui il vicepresidente degli Stati Uniti J. D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il consigliere alla sicurezza nazionale Mike Waltz e il direttore del magazine The Atlantic Jeffrey Goldberg.
Poche ore dopo, in segno di sfida, la responsabile della Giustizia Pam Bondi ha definito «molto affidabile» la app Signal per future chat di governo, mentre Vance ha garantito che «nessuno verrà licenziato». Ma la posizione del segretario alla Difesa, che aveva usato una piattaforma non autorizzata dal protocollo di sicurezza, sta diventando più difficile. La Casa Bianca difende Hegseth ma lo staff di Trump, secondo Politico, considera troppi gli errori in cui il capo de Pentagono è incappato.
L’ultimo è il tatuaggio comparso sul braccio con scritto “kafir”, termine arabo che significa infedele e considerato offensivo dai musulmani, seimila dei quali fanno parte delle forze armate americane. Sui social Hegseth è stato ribattezzato “WhiskyLeaks”, gioco di parole che combina “whisky”, a causa dei suoi ripetuti problemi di alcolismo, e “WikiLeaks”, il sito che divulgò anni fa documenti riservati. Hillary Clinton, sul New York Times, ha commentato il nuovo caso: «Non è l’ipocrisia a infastidirmi, è la stupidità».
Secondo un sondaggio di YouGov, 3 americani su 4, incluso il 60 per cento di repubblicani, considera il Chatgate una grave violazione della sicurezza. Un altro caso è quello del dipartimento della Sicurezza interna: in un giro di mail in cui si preannunciava un piano per la deportazione di immigrati, nell’elenco era stato inserito per errore, anche lì, un giornalista. Le informazioni non erano riservate, ma il caso ha suscitato nuovi dubbi. Se per il Chatgate nessun potrebbe pagare, in questo caso una testa è saltata: quella della sconosciuta dirigente interna che ha ammesso l’errore.