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Dal summit a Wiesbaden allo smacco del Kursk, gli aiuti segreti degli Stati Uniti all’Ucraina

(reuters)

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Il New York Times ricostruisce i dettagli di una partnership più profonda di quanto emerso, ma messa alla prova dall’incursione in Russia
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NEW YORK - Mattino d’aprile di tre anni fa, un convoglio composto da militari britannici senza uniforme ma pesantemente armati scortò fuori dall’Ucraina occupata dai russi solo a febbraio, due uomini in abiti civili: i generali ucraini Mykhaylo Zabrodskyi e Oleksandr Kyrylenko. I due alti ufficiali in incognito vennero trasportati fino alla Clay Kaserne di Wiesbaden, Germania, quartier generale dell’esercito statunitense in Europa e Africa. Dovevano discutere del primo carico d’armi in arrivo. Ma in loco il generale americano Christopher Donahue, comandante della 18esima divisione aerotrasportata, andò oltre, proponendo un accordo riservato: una collaborazione che avrebbe impegnato gli americani ad aiutare attivamente l’Ucraina a progettare la strategia militare sul campo, usando informazioni d’intelligence raccolte attraverso satelliti spia e altri mezzi. Un impegno confidenziale: che nel tempo sarebbe andato ben oltre i 66,5 miliardi di dollari in armamenti pesanti complessivamente …

NEW YORK - Mattino d’aprile di tre anni fa, un convoglio composto da militari britannici senza uniforme ma pesantemente armati scortò fuori dall’Ucraina occupata dai russi solo a febbraio, due uomini in abiti civili: i generali ucraini Mykhaylo Zabrodskyi e Oleksandr Kyrylenko. I due alti ufficiali in incognito vennero trasportati fino alla Clay Kaserne di Wiesbaden, Germania, quartier generale dell’esercito statunitense in Europa e Africa. Dovevano discutere del primo carico d’armi in arrivo. Ma in loco il generale americano Christopher Donahue, comandante della 18esima divisione aerotrasportata, andò oltre, proponendo un accordo riservato: una collaborazione che avrebbe impegnato gli americani ad aiutare attivamente l’Ucraina a progettare la strategia militare sul campo, usando informazioni d’intelligence raccolte attraverso satelliti spia e altri mezzi. Un impegno confidenziale: che nel tempo sarebbe andato ben oltre i 66,5 miliardi di dollari in armamenti pesanti complessivamente consegnati da Washington a Kiev.

Lo racconta il New York Times in una lunga inchiesta pubblicata ieri, intitolata “The Partnership: the secret History of the war in Ukraine”, ovvero “la storia segreta della guerra in Ucraina”. Avvincente cronaca dove si ripercorrono gli eventi principali di quella guerra, rivelando particolari inediti di un sostegno solo in parte già noto. Mostrando quanto il coinvolgimento americano in quel conflitto sia stato più profondo e diretto di quanto finora ammesso dall’amministrazione Biden. Tanto che il quotidiano della Grande Mela lo paragona ad altre campagne - dal Vietnam all’Afghanistan - «condotte per procura» dagli Stati Uniti nel pieno della guerra fredda contro quella che all’epoca si chiamava ancora Unione Sovietica.

All’inizio l’accordo funzionò bene. Le informazioni statunitensi e il coraggio dei soldati ucraini misero Kiev nelle condizioni di compiere attacchi mirati nella regione di Kherson e contro la flotta russa nel mar Nero (azione che gli americani avrebbero in realtà preferito evitare): costringendo i russi a ritirarsi. Nel tempo, però, la cooperazione divenne sempre più tesa e complessa. Gli ucraini, in cerca di vittoria schiacciante, consideravano troppo modesti gli obiettivi misurati e raggiungibili suggeriti da Washington, interessata invece a non vederli sconfitti.

È finita che lo scorso agosto l’esercito ucraino entrò nella regione russa del Kursk con armi americane, senza informare il Pentagono. Privo, cioè, del via libera statunitense: in palese violazione degli accordi formalmente stretti. Uno schiaffo agli alleati descritto da un alto ufficiale americano al quotidiano di New York come «ricatto» e pure «abuso di fiducia»: bisognò elaborare in gran fretta nuovi protocolli. Pur temendo che Putin potesse accusare gli americani di aver violato una cruciale linea rossa col loro coinvolgimento militare, la collaborazione andò comunque avanti: «Senza il nostro aiuto quell’azione sarebbe finita in catastrofe».

Nel tempo Biden è stato costretto ad autorizzare sempre più azioni clandestine, comprese quelle su cui aveva inizialmente posto il veto. E a mandare consiglieri militari e agenti della Cia a Kiev e sul campo, affrontando con simulazioni e wargame pure la ripetuta minaccia del Cremlino di usare armi nucleari. Entrambe gli alleati sempre più spazientiti: gli americani dall’ostinato no a seguire le loro istruzioni, gli ucraini da quelle che ritenevano paternalistici limiti. Fino al culmine raggiunto a inizio 2024: quando rivalità politiche interne a Kiev fra il presidente Volodymyr Zelensky e il suo comandante militare Valery Zaluzhny (a sua volta in competizione col generale che riceveva le informazioni americane, Oleksandr Syrsky, suo ex boss) affossarono definitivamente la strategia concordata a Wiesbaden, proprio mentre il vano sforzo ucraino di riprendere la città di Bakhmut, segnava il fallimento della controffensiva, rendendo a tutti ben chiaro che prima o poi si sarebbe dovuto negoziare con Mosca.

Fra tensioni e sonore sconfitte, ucraini e americani hanno continuato a lavorare insieme fino a quando alla Casa Bianca è approdato Donald Trump e la politica estera dell’amministrazione è repentinamente mutata. Il sostegno americano a Kiev entrato in quella che il NYT definisce «una sorta di limbo», con gli aiuti militari e la condivisione d’informazioni d’intelligence sospesi dal tycoon impegnato nel difficile tentativo di raggiungere un accordo sul cessate il fuoco con Vladimir Putin (che quasi certamente toccherà all’Europa garantire e proteggere. Sempre che il negoziato proceda). Il generale Austin, l’ex capo del Pentagono che tanto si era speso per Kiev, è andato per l’ultima volta nella capitale ucraina a gennaio: «Vi auguro successo, coraggio e determinazione. Continuate così», ha salutato.

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