Trump: “Putin mi fa infuriare”. E minaccia dazi sul petrolio russo
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Per la prima volta da quando è alla Casa Bianca Donald Trump alza la voce con Vladimir Putin, minacciando di colpirlo con sanzioni sul petrolio, se non farà «la cosa giusta» nel negoziato per mettere fine alla guerra in Ucraina. Lo ha detto ieri durante un’intervista con la Nbc, in cui non ha escluso di usare le forza per prendersi la Groenlandia e ha confermato che pensa al terzo mondato. Un segnale di insofferenza per le condizioni poste da Mosca nella trattativa, di cui potrebbe parlare col capo del Cremlino questa settimana. Quindi ha minacciato di bombardare l’Iran, se non accetterà la sua offerta di negoziare sul nucleare.
Il presidente americano ha detto di essersi «molto arrabbiato» con Putin, quando ha messo in dubbio la credibilità di Zelensky e ha chiesto di porre Kiev in amministrazione controllata. «Se io e la Russia non dovessimo riuscire a raggiungere un accordo per fermare lo spargimento di sangue in Ucraina, e pensassi che è colpa della Russia, applich…
NEW YORK – Per la prima volta da quando è alla Casa Bianca Donald Trump alza la voce con Vladimir Putin, minacciando di colpirlo con sanzioni sul petrolio, se non farà «la cosa giusta» nel negoziato per mettere fine alla guerra in Ucraina. Lo ha detto ieri durante un’intervista con la Nbc, in cui non ha escluso di usare le forza per prendersi la Groenlandia e ha confermato che pensa al terzo mondato. Un segnale di insofferenza per le condizioni poste da Mosca nella trattativa, di cui potrebbe parlare col capo del Cremlino questa settimana. Quindi ha minacciato di bombardare l’Iran, se non accetterà la sua offerta di negoziare sul nucleare.
Il presidente americano ha detto di essersi «molto arrabbiato» con Putin, quando ha messo in dubbio la credibilità di Zelensky e ha chiesto di porre Kiev in amministrazione controllata. «Se io e la Russia non dovessimo riuscire a raggiungere un accordo per fermare lo spargimento di sangue in Ucraina, e pensassi che è colpa della Russia, applicherò tariffe secondarie sul suo petrolio». Il capo della Casa Bianca ha spiegato che i dazi potrebbero essere del 25%, colpendo chiunque commerci con Mosca, aggirando le sanzioni esistenti: «Se si compra petrolio dalla Russia non si potranno fare affari con gli Usa. Ci sarà un dazio del 25% sul petrolio e altri prodotti venduti negli Stati Uniti». In questo modo paesi e compagnie complici del Cremlino perderebbero ogni convenienza a proseguire gli scambi. Le tariffe potrebbero scattare entro un mese, se non si raggiungesse l’accordo sul cessate il fuoco già accettato da Zelensky. La rabbia di Trump potrebbe però «dissiparsi rapidamente, se Putin farà la cosa giusta». Il capo della Casa Bianca conta di sentire in settimana quello del Cremlino.
Il presidente ha parlato anche della Groenlandia, con un tono più aggressivo del vice Vance durante la visita di venerdì: «La otterremo al 100%». Ha detto che esistono «possibilità di prenderla senza la forza militare, ma nulla è escluso».
Trump ha poi confermato che mercoledì, definito «il giorno della liberazione» degli Stati Uniti, imporrà i dazi reciproci ai paesi che li hanno sulle importazioni di prodotti americani. Il sito Politico ha scritto che anche alcuni membri dell’amministrazione sono preoccupati, perché non sanno cosa farà, ma lui ha ribadito che non ci saranno ritardi. È aperto alla trattativa, ma solo con i paesi «disposti a darci qualcosa di grande. Altrimenti non c’è spazio per negoziare». Ha poi smentito la notizia del Wall Street Journal secondo cui aveva intimato alle case automobilistiche di non aumentare i prezzi a causa delle tariffe: «Non l’ho detto, non mi interessa. Spero che li aumentino, perché se lo faranno la gente comprerà più auto americane. Ne abbiamo in abbondanza». Il problema è che ad alzare i prezzi sarebbero proprio le aziende Usa, perché producono molte macchine e pezzi in Canada e Messico.
Il capo della Casa Bianca ha escluso di cacciare il consigliere per la sicurezza nazionale Waltz per il chatgate: «Non licenzio nessuno a causa delle fake news e di una caccia alle streghe». Ha detto di “non avere idea” di come funzioni Signal: «Non so cosa sia e non mi interessa. Tutto quello che posso dire è che si tratta solo di una caccia alle streghe. È l’unica cosa di cui i media vogliono parlare perché non hanno altro». Dunque la pressione mediatica è l’elemento che lo spinge a resistere, per non dare l’impressione di cedere ai giornalisti. Resta da vedere cosa farà se ci saranno sviluppi giudiziari.
Quindi Trump ha concluso confermando che ha in mente il terzo mandato, anche se il 22esimo emendamento della Costituzione dice chiaramente che ce ne possono essere solo due, senza specificare se debbano essere consecutivi o no. «Ci sono modalità per farlo». Una potrebbe essere che il vicepresidente Vance si candidi, con lui vice, per poi dimettersi in caso di vittoria. «Molte persone - ha rivelato il capo della Casa Bianca - vogliono che lo faccia. Ma ho detto loro che abbiamo ancora tanta strada da fare e che è ancora molto presto. Sono concentrato sull’attuale mandato».