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Clima, IA e sensori della rete. Le ipotesi sulle cause del guasto

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Per ora è escluso l’attacco cyber. Forse il crollo della rete causato da un fenomeno atmosferico. La pista del flop del nucleare francese
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Alle 12:20 di ieri la rete elettrica spagnola osserva un segnale insolito. La corrente che viaggia alla frequenza costante di 50 hertz mostra delle oscillazioni. Dopo tre minuti torna stabile. Alle 12:33, tredici minuti dopo, il collasso. «La frequenza è crollata a zero in 6 secondi. Un niente» commenta Alberto Berizzi, che insegna Sistemi elettrici per l’energia al Politecnico di Milano.

Sulle cause del collasso c’è buio come nella metro di Madrid. L’unica certezza è che la rete elettrica di Spagna e Portogallo si è staccata istantaneamente da quella della Francia. La penisola iberica è diventata un’“isola di frequenza”. Da sola, senza l’elemento riequilibrante del resto d’Europa, la rete di distribuzione di Spagna e Portogallo ha perso stabilità e la frequenza dell’elettricità è crollata da 50 hertz a zero.

L’ipotesi del clima

Le informazioni chiare finiscono qui. Ren (Rede Eletrica Nacional), la compagnia di distribuzione elettrica portoghese, tira in ballo il cambiamento climatico…

Alle 12:20 di ieri la rete elettrica spagnola osserva un segnale insolito. La corrente che viaggia alla frequenza costante di 50 hertz mostra delle oscillazioni. Dopo tre minuti torna stabile. Alle 12:33, tredici minuti dopo, il collasso. «La frequenza è crollata a zero in 6 secondi. Un niente» commenta Alberto Berizzi, che insegna Sistemi elettrici per l’energia al Politecnico di Milano.

Sulle cause del collasso c’è buio come nella metro di Madrid. L’unica certezza è che la rete elettrica di Spagna e Portogallo si è staccata istantaneamente da quella della Francia. La penisola iberica è diventata un’“isola di frequenza”. Da sola, senza l’elemento riequilibrante del resto d’Europa, la rete di distribuzione di Spagna e Portogallo ha perso stabilità e la frequenza dell’elettricità è crollata da 50 hertz a zero.

L’ipotesi del clima

Le informazioni chiare finiscono qui. Ren (Rede Eletrica Nacional), la compagnia di distribuzione elettrica portoghese, tira in ballo il cambiamento climatico parlando di «un raro fenomeno atmosferico causato dalle estreme variazioni di temperatura nell’entroterra della Spagna, che hanno causato oscillazioni nelle linee ad altissima tensione». Le oscillazioni avrebbero «causato guasti di sincronizzazione tra i sistemi elettrici, dando luogo a successive perturbazioni in tutta la rete europea».

Ieri però in Spagna le temperature andavano da 8 e 28 gradi. Non c’era né un freddo tale da gelare e appesantire i cavi, né un caldo capace di allungare le linee, fatte di metallo, facendole arcuare troppo verso terra e provocando scariche sul terreno o contatti con gli alberi (così nacque il black out in Italia nel 2003).

Né si sono registrate tempeste solari: turbolenze della stella che scagliano verso la Terra getti di particelle cariche, capaci di disturbare le linee elettriche. Tutti gli indicatori del meteo spaziale ieri erano verdi.

Anche la spiegazione portoghese ha chiarito poco. In serata l’amministratore di Ren, João Faria Conceição, ha confermato che «un’oscillazione del voltaggio è stata osservata prima in Spagna, poi si è estesa al Portogallo». Ma cosa l’ha provocata? «Possono esserci mille e una causa» ammette Conceição. «Non abbiamo una risposta conclusiva» ha ribadito il premier spagnolo Pedro Sànchez.

Esclusa per ora la pista informatica

La prima a venire in mente, fra le ragioni del black out, è l’attacco informatico. Il collasso è stato così repentino da spegnere due nazioni europee in sei secondi. L’ipotesi però non ha riscontri. «Non abbiamo alcuna indicazione in tal senso» dice Conceição. «Nessun indizio in questa direzione» ribadisce il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. La pista del cyber attack è esclusa anche dall’Enisa (Agenzia europea per la sicurezza informatica): «Per ora l’indagine punta su un problema tecnico o di cablaggio».

Il guasto forse nato in Francia

Se il guasto sia nato in Spagna o nel resto dell’Europa è anch’esso un punto interrogativo. «La rete elettrica europea è un sistema interconnesso» spiega Ettore Bompard, direttore dell’Energy Security and Transition Lab del Politecnico di Torino. «Dagli anni ’60 in Europa si è scelto di unire le reti per risolvere squilibri nella produzione o nella richiesta. Perdere la produzione di una centrale può creare un’instabilità grande in un Paese piccolo. Causa invece problemi minori se il sistema è vasto. È più facile che un altro Paese aiuti aumentando la produzione».

Questo ieri non è avvenuto e una delle ipotesi è che il guasto sia nato in Francia e da lì si sia propagato a Spagna e Portogallo, più isolate rispetto al resto dell’Europa. «Può darsi che una centrale nucleare francese abbia smesso di erogare elettricità in la Spagna» dice Luigi Verolino, ordinario di elettrotecnica alla Federico II di Napoli.

Anche l’Italia importa una quota di energia dalla Francia. «È il 20% circa del nostro fabbisogno, ma ci arriva solo di notte» rassicura Verolino. «L’elettricità francese viene usata ad esempio per riportare l’acqua delle centrali idroelettriche da valle a monte, in modo che sia disponibile di giorno, quando la domanda di energia è maggiore».

I sensori intelligenti

In un sistema così complesso come la rete di distribuzione europea, un “cervello” di sensori distribuiti lungo le linee regola il traffico della corrente. Nel modernizzare le reti si tende a usare sensori sempre più automatici. “Il malfunzionamento potrebbe essere nato da uno di questi sensori che ha interpretato male un certo dato” suggerisce Berizzi, tirando in ballo l’intelligenza artificiale.

L’episodio iberico non è il primo del genere in Europa. Il 28 settembre 2003 toccò all’Italia. Un guasto in Svizzera per un contatto tra un cavo surriscaldato e un albero interruppe il passaggio dell’elettricità dalle Alpi. «In 20 secondi - ricorda Berizzi - l’Italia fu isolata. Non avendo capacità di produzione sufficiente, finimmo al buio».

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