Le Pen, la rivolta dei sovranisti da Orbán a Musk: “Democrazia violata”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – Da Musk a Putin, da Orbán a Wilders, l’Internazionale della destra sovranista scende in campo in difesa di Marine Le Pen. Tutti gli altri, anche i moderati del Partito Popolare europeo, invece invitano a rispettare le sentenze.
Ma colpisce che i primi a far quadrato intorno alla leader del Rassemblement National siano stati l’americano Elon Musk, braccio destro di Donald Trump, e il presidente russo, Vladimir Putin. «Quando la sinistra non può vincere con il voto democratico - afferma Musk su X commentando un post su Marine Le Pen di Mike Benz, superconservatore ex membro del Dipartimento di Stato - abusa del sistema legale per incarcerare i loro rivali. Questa è la sua strategia standard in tutto il mondo». Benz, poi, associa tutti gli “amici” in un’unica soluzione: «Marine Le Pen in Francia, Bolsonaro in Brasile, Imran Khan in Pakistan, Matteo Salvini in Italia, Donald Trump in America, Calin Georgescu in Romania. La persecuzione penale di ogni sfidante populista è una p…
BRUXELLES – Da Musk a Putin, da Orbán a Wilders, l’Internazionale della destra sovranista scende in campo in difesa di Marine Le Pen. Tutti gli altri, anche i moderati del Partito Popolare europeo, invece invitano a rispettare le sentenze.
Ma colpisce che i primi a far quadrato intorno alla leader del Rassemblement National siano stati l’americano Elon Musk, braccio destro di Donald Trump, e il presidente russo, Vladimir Putin. «Quando la sinistra non può vincere con il voto democratico - afferma Musk su X commentando un post su Marine Le Pen di Mike Benz, superconservatore ex membro del Dipartimento di Stato - abusa del sistema legale per incarcerare i loro rivali. Questa è la sua strategia standard in tutto il mondo». Benz, poi, associa tutti gli “amici” in un’unica soluzione: «Marine Le Pen in Francia, Bolsonaro in Brasile, Imran Khan in Pakistan, Matteo Salvini in Italia, Donald Trump in America, Calin Georgescu in Romania. La persecuzione penale di ogni sfidante populista è una pugnalata al cuore della credibilità della democrazia».
«L’esclusione delle persone dal processo politico - ha avvertito la voce ufficiale del Dipartimento di Stato, Tammy Bruce - è particolarmente preoccupante data la guerra legale aggressiva e corrotta intrapresa contro il presidente Trump qui negli Stati Uniti». E il figlio del presidente Usa, Donald Trump junior, rincara la dose: «La Francia manda Le Pen in prigione e le impedisce di candidarsi? Stanno cercando di dimostrare che JD Vance aveva ragione su tutto?».
Dalla Casa Bianca al Cremlino il passo è breve e i toni non cambiano. Per il Portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, la sentenza consiste in «una violazione delle norme democratiche: osserviamo che le capitali europee non esitano assolutamente ad andare oltre i confini della democrazia nell’esercizio del processo politico». Peskov, poi, si schermisce paradossalmente spiegando che «non vuole interferire negli affari interni della Francia». Eppure la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, insiste: «Si tratta dell’agonia della democrazia liberale».
Si mette in scia pure il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, che ha espresso solidarietà all’amica sovranista con un «Je suis Marine!». Fidesz, il partito di Orbán, del resto milita insieme al Rn nel gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo. Che, infatti, «sostiene pienamente Marine Le Pen contro l’allarmante deriva autoritaria all’interno dell’Ue. La persecuzione politica delle voci dell’opposizione è inaccettabile in qualsiasi vera democrazia. Condanniamo fermamente queste tattiche repressive per mettere a tacere le opposizioni».
I populisti sovranisti, dunque, di nuovo tutti insieme, compreso Geert Wilders, il capo dell’estrema destra olandese: «Sono scioccato. Credo in lei al 100%, vincerà l’appello e diventerà presidente». Per lo spagnolo Santiago Abascal, leader di Vox, «non riusciranno a zittire la voce del popolo francese».