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Turchia, dopo le proteste Erdogan arriva in Italia per un vertice e incontrerà Meloni

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Il presidente turco sarà nel nostro paese dal 17 aprile, nella fase più delicata della sua presidenza. Nardella (Pd): “Cosa gli dirà la presidente del Consiglio quando lo abbraccerà?”
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Arriva in Italia nel momento forse più delicato della sua presidenza, Recep Tayyp Erdogan, con metà Turchia in rivolta e il suo principale avversario politico, il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, in carcere con accuse di corruzione in un processo che deve ancora cominciare e che l’opposizione denuncia come un vero e proprio “colpo di stato civile”, politicamente motivato. Il leader turco sarà a Roma il 17 aprile per un vertice-intergovernativo che era in preparazione da diversi mesi, accompagnato da una nutrita delegazione di ministri e imprenditori. L’arresto di Imamoglu, il rivale più temuto da Erdogan, ha aperto una crisi politica senza precedenti in Turchia.

Il partito repubblicano ha chiamato alla resistenza nelle piazze e nei consumi, con il boicottaggio dei media che hanno oscurato le proteste. Ci sono stati più di 1000 arresti, molti sono studenti universitari e anche liceali e gli avvocati denunciano ostacoli a esercitare il loro pieno diritto alla difesa. La scure delle a…

Arriva in Italia nel momento forse più delicato della sua presidenza, Recep Tayyp Erdogan, con metà Turchia in rivolta e il suo principale avversario politico, il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, in carcere con accuse di corruzione in un processo che deve ancora cominciare e che l’opposizione denuncia come un vero e proprio “colpo di stato civile”, politicamente motivato. Il leader turco sarà a Roma il 17 aprile per un vertice-intergovernativo che era in preparazione da diversi mesi, accompagnato da una nutrita delegazione di ministri e imprenditori. L’arresto di Imamoglu, il rivale più temuto da Erdogan, ha aperto una crisi politica senza precedenti in Turchia.

Il partito repubblicano ha chiamato alla resistenza nelle piazze e nei consumi, con il boicottaggio dei media che hanno oscurato le proteste. Ci sono stati più di 1000 arresti, molti sono studenti universitari e anche liceali e gli avvocati denunciano ostacoli a esercitare il loro pieno diritto alla difesa. La scure delle autorità si è abbattuta anche sui giornalisti. Un reporter della Bbc, veterano della copertura della Turchia, è stato espulso dal Paese, nove giornalisti turchi sono stati arrestati mentre coprivano le manifestazioni – sei sono stati rilasciati una settimana fa. L’autorità delle comunicazioni di Ankara ha spento per 10 giorni il canale televisivo vicino all’opposizione, Sozcu, uno dei pochi a mandare in onda le immagini dei cortei oceanici dell’opposizione, con l’accusa di incitare all’odio.

L’Eurodeputato del Pd, Dario Nardella, che di recente è stato a Istanbul per solidarizzare con il sindaco arrestato e il suo partito, ha chiesto alla presidente del consiglio di spiegare “perché è stato confermato il vertice con Erdogan dopo l’arresto del sindaco Imamoglu e le proteste di milioni di cittadini turchi che chiedono il rispetto dei diritti di libertà e la democrazia in Turchia? Cosa dirà Meloni al presidente turco su questo quando lo abbraccerà?”.

Nei giorni scorsi, anche l’Europa si era espressa, sollecitando Erdogan a rimanere “agganciato ai valori europei”, democrazia e stato di diritto, ma apparentemente senza troppa convinzione. Bruxelles ha le mani legate con Ankara. Può giocare sulla carta a cui Erdogan tiene di più: l’unione doganale, sapendo che non potrà ottenere la liberalizzazione di visti in un futuro prossimo. Ma dall’inizio della guerra russo-ucraina, e prima ancora con la crisi dei migranti, il Raìs è diventato un alleato cruciale per Bruxelles, seppur spinoso, per la sicurezza del fianco orientale.

La coalizione dei volenterosi per Kiev non potrà fare a meno della Turchia, secondo esercito della Nato e uno dei pochi paesi capaci di parlare sia con Putin che con Zelensky. Fu Erdogan a siglare la prima intesa sul grano che sbloccò le rotte del Mar Nero ed è Istanbul a ospitare, insieme all’Arabia Saudita, i colloqui di riavvicinamento russo-americani. Con l’Italia è il rapporto è ancora più stretto: Ankara vede in Roma, e nel governo Meloni, un interlocutore amico più di quanto lo siano altri riluttanti partner europei. Contano gli affari innanzitutto. Roma è il secondo partner commerciale europeo della Turchia e il quinto a livello globale: l’anno scorso l’interscambio tra i due paesi ha toccato la cifra record di 32 miliardi di dollari, con un saldo positivo per l’Italia (le esportazioni sono cresciute del 28%) ma anche con una dinamica nuova. La Turchia sta facendo investimenti strategici nel settore della Difesa italiana.

Il colosso dei droni turchi, la Baykar guidata dal genero di Erdogan, ha acquistato la Piaggio Aerospace che per anni era stata corteggiata, acquisita e infine venduta dagli emiratini, ai quali non era riuscito di usare l’azienda ligure per accedere al mercato dei velivoli senza pilota. La Turchia invece ha chiuso l’operazione senza difficoltà e si è assicurata anche la cooperazione di Leonard. Baykar ci mette i droni, il colosso della difesa italiana gli strumenti elettronici e le certificazioni Ue, che vuol dire aprire ai turchi le porte del mercato hi-tech europeo. I turchi sono anche interessati agli Eurofighter, l’alternativa agli americani F-35 se Trump non dovesse infine concederli, e gli italiani hanno già dato luce verde.

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