✕

Marine Le Pen condannata a quattro anni, non potrà più candidarsi: “E’ una sentenza politica”

(afp)

Ascolta l'audio

Il tribunale parigino: quattro anni di reclusione e ineleggibilità fino al 2030. La leader della destra francese si ribella: “Sentenza politica, ricorrerò in appello”
2 minuti di lettura

«Una decisione politica»; «una violazione dello stato di diritto» presa da giudici che si comportano «come in un regime autoritario». È una Marine Le Pen furente quella entrata ieri sera nelle case dei francesi, attraverso le telecamere del canale Tf1, per commentare la condanna del tribunale di Parigi sul caso dei fondi europei. Quattro anni di reclusione, due dei quali da scontare con il braccialetto elettronico (non andrà in prigione), una multa di 100mila euro e, soprattutto, ineleggibilità con esecuzione immediata per cinque anni, che in termini politici significa impossibilità di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027. «Sono innocente», ha dichiarato parlando direttamente ai milioni di francesi indignati che - dice - la sostengono e ai quali promette: «Sono trent’anni che mi batto contro le ingiustizie e lo farò fino alla fine». È «combattiva» e presenterà ricorso «il più velocemente possibile».

(afp)
…

«Una decisione politica»; «una violazione dello stato di diritto» presa da giudici che si comportano «come in un regime autoritario». È una Marine Le Pen furente quella entrata ieri sera nelle case dei francesi, attraverso le telecamere del canale Tf1, per commentare la condanna del tribunale di Parigi sul caso dei fondi europei. Quattro anni di reclusione, due dei quali da scontare con il braccialetto elettronico (non andrà in prigione), una multa di 100mila euro e, soprattutto, ineleggibilità con esecuzione immediata per cinque anni, che in termini politici significa impossibilità di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027. «Sono innocente», ha dichiarato parlando direttamente ai milioni di francesi indignati che - dice - la sostengono e ai quali promette: «Sono trent’anni che mi batto contro le ingiustizie e lo farò fino alla fine». È «combattiva» e presenterà ricorso «il più velocemente possibile».

(afp)

Tutto era iniziato intorno a mezzogiorno di ieri, quando la presidente del tribunale, Bénédicte de Perthuis, aveva iniziato a pronunciare l’attesa sentenza. Lei, la leader d’acciaio dell’estrema destra francese, aveva abbandonato l’aula prima della fine con le telecamere che la seguivano mentre usciva in silenzio. La favorita, così la dipingeva un sondaggio dell’Ifop pubblicato domenica dal Journal du Dimanche, si piazzerebbe in una forchetta che va dal 34% al 37% delle intenzioni di voto al primo turno delle presidenziali.

Le Pen è la condannata più nota di un procedimento durato due mesi come conclusione di un’indagine partita nel 2015 per utilizzo improprio di fondi Ue: l’allora presidente di quello che era il Front National — fondato dal padre Jean-Marie Le Pen nel 1972 e diventato nel tentativo di mitigare gli estremismi Rassemblement National nel 2018 — è stata dichiarata colpevole, insieme ad altri 8 eurodeputati, di appropriazione indebita di denaro pubblico: tra il il 2004 e il 2016 hanno utilizzato i soldi destinati agli assistenti parlamentari della Ue per pagare il personale che lavorava per il partito in Francia con tanto di contratti fittizi. Una frode stimata dal tribunale di Parigi intorno ai 2,9 milioni di euro, per la quale il partito di estrema destra è stato condannato a una ammenda di due milioni di euro oltre che alla confisca di un milione di euro sequestrati durante l’inchiesta. Ventitré imputati sono stati condannati a pene che vanno dai sei mesi di prigione, con sospensione della pena, ai quattro anni, accompagnate a seconda dei casi, da multe e pene di ineleggibilità, talvolta sospese. Solo un imputato è stato assolto.

«Non ho intenzione di ritirarmi dalla vita politica», ha ribadito Le Pen invitando la giustizia ad affrettarsi ad accogliere il suo appello, anche se la possibilità che i tempi le consentano di correre per il ruolo di presidente della Repubblica è praticamente nulla: il processo d’appello non si svolgerà prima di un anno, con una decisione che potrebbe essere presa alcune settimane dopo, cioè intorno alla fine del 2026, pochi mesi prima delle presidenziali. «Jordan Bardella è una risorsa straordinaria per il partito — ha commentato lei parlando dell’ipotesi che il presidente dell’RN corra al suo posto —. Ma non mi lascerò eliminare così. C’è una strada, è stretta, ma esiste».

Intanto la macchina del fango sulla magistratura, colpevole di ostacolare il suo cammino verso l’Eliseo, è già partita. Lo ha denunciato la Corte di appello di Parigi spiegando di aver ricevuto minacce dopo l’emissione della sentenza, mentre il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ha commentato: «Inaccettabile in una democrazia».

Leggi i commenti