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Jordan Bardella è l’erede designato di Le Pen. Ma per guidare la destra ci sono anche due outsider

(reuters)

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Marine non vuole mollare e chiama alla protesta in piazza. Ma il tema della leadership agita da tempo la galassia sovranista
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Forzare il calendario giudiziario e accendere la piazza. La doppia strategia di Marine Le Pen, travolta da una condanna che la rende ineleggibile per cinque anni, non contempla per ora alcun passo indietro. Nella lunga riunione di crisi convocata ieri con i suoi più stretti collaboratori, la leader del Rassemblement National non ha mai evocato l’ipotesi di un ritiro dalla corsa all’Eliseo. Nonostante la pena abbia effetto immediato, Le Pen si presenta ancora come la candidata “naturale” del partito per il 2027 e punta tutto sull’appello, che sarà presentato nei prossimi giorni. Con i tempi della giustizia parigina, un nuovo processo non si terrà prima della fine del 2026, a ridosso delle prossime presidenziali.

Ma Le Pen vuole bruciare le tappe. Ha chiesto una procedura accelerata, in nome della posta in gioco per la democrazia francese, e attacca frontalmente i magistrati, accusati di una «decisione politica», con «pra…

Forzare il calendario giudiziario e accendere la piazza. La doppia strategia di Marine Le Pen, travolta da una condanna che la rende ineleggibile per cinque anni, non contempla per ora alcun passo indietro. Nella lunga riunione di crisi convocata ieri con i suoi più stretti collaboratori, la leader del Rassemblement National non ha mai evocato l’ipotesi di un ritiro dalla corsa all’Eliseo. Nonostante la pena abbia effetto immediato, Le Pen si presenta ancora come la candidata “naturale” del partito per il 2027 e punta tutto sull’appello, che sarà presentato nei prossimi giorni. Con i tempi della giustizia parigina, un nuovo processo non si terrà prima della fine del 2026, a ridosso delle prossime presidenziali.

Ma Le Pen vuole bruciare le tappe. Ha chiesto una procedura accelerata, in nome della posta in gioco per la democrazia francese, e attacca frontalmente i magistrati, accusati di una «decisione politica», con «pratiche degne dei peggiori regimi autoritari». Intanto, prepara una grande manifestazione per il weekend contro quella che definisce «la dittatura dei giudici». Lo slogan è già pronto: «Salviamo la democrazia, sosteniamo Marine». Un’iniziativa che sa di scommessa disperata, ma che trova già eco nella galassia dell’ultradestra internazionale. Da Washington, Elon Musk è stato tra i primi a difenderla, seguito da un portavoce del Dipartimento di Stato. L’ideologia Maga minaccia ora di strumentalizzare il momento più delicato della politica francese, in cui per la prima volta una candidata all’Eliseo viene estromessa dalla corsa per via giudiziaria.

Il verdetto cambia tutto. Emmanuel Macron, che non può ricandidarsi per limiti costituzionali, tace sulla sentenza. Ma all’Eliseo si osserva con attenzione la frattura interna alla destra radicale. Le Pen continua a ripetere che «esiste un piccolo spiraglio» nel ricorso in secondo grado. Al di là della tempistica, è difficile immaginare che l’appello ribalti completamente la lettura di un sistema di appropriazione indebita di fondi europei che, secondo i giudici, sarebbe stato orchestrato direttamente dalla leader. La vera scommessa dunque è politica: congelare ogni ipotesi di successione o, peggio, di sostituzione. Anche quella di Jordan Bardella. «È una risorsa straordinaria per il movimento, ma spero di non dovervi ricorrere prima del necessario», ha detto ieri Le Pen, escludendo l’idea di un “piano B”.

Eppure, dietro le quinte, i preparativi per un’alternativa sono cominciati da tempo. Tra i fedelissimi si discute di un ticket al contrario: Bardella candidato presidente, Le Pen futura premier visto che la pena di ineleggibilità non comporta l’interdizione dai pubblici uffici. Una formula che ricorda il finto passaggio di consegne in Russia tra Putin e Medvedev, e che nel partito viene chiamata senza troppi giri di parole “il ticket russo”. Ma la stessa Le Pen la rifiuta con forza: significherebbe accettare un passo indietro, seppur mascherato.

Bardella non porta il cognome Le Pen, e questo — per un partito a lungo percepito come dinastico e familiare — è sempre più considerato un vantaggio. Anche se in passato è stato fidanzato con una nipote di Marine, il giovanissimo Jordan, con genitori di origini italiane, si è creato un’immagine più autonoma rispetto al clan. È stato il primo leader dell’estrema destra francese invitato in Israele, mentre ha ritirato la sua partecipazione alla convention dei conservatori americani dopo che Steve Bannon ha mimato un saluto fascista. Nei sondaggi, Bardella ha ormai raggiunto i livelli di popolarità della sua mentore. Potrebbe essere lui a spingerla, se non formalmente almeno simbolicamente, verso il tramonto, anche se gli avversari sottolineano i suoi limiti. Ha meno di trent’anni e alle ultime legislative ha dimostrato inesperienza, con una serie di candidature imbarazzanti finite in lista.

Pur azzoppata dalla giustizia, Le Pen controlla il partito, i fondi, e quindi l’emancipazione di Bardella continuerà a dipendere da lei. Nel big bang che si profila, l’altra ipotesi è una sostituzione che avvenga fuori dal Rassemblement National. Un candidato che tenti di occupare quello spazio politico e magari assorbire alcuni dirigenti. Alcuni guardano ai Républicains e a figure come Bruno Retailleau, attuale ministro dell’Interno. Altri evocano la possibilità dell’outsider, proprio come avvenne alle presidenziali del 2017 con la caduta di François Fillon, indebolito da un’inchiesta giudiziaria. Il nome che circola di più è quello di Cyril Hanouna. Il popolare conduttore delle tv di Vincent Bolloré ha trascorso vacanze con Bardella ed è in coppia con la figlia di Brigitte Macron. Lui per ora smentisce, ma la partita è appena cominciata.

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