ODESSA – «Questa è una guerra, non posso dire quali sono i nostri piani. Altrimenti sarebbe uno show, il cui prezzo sono le vite umane», con queste parole, Valery Zaluzhny, ex comandante in capo delle forze armate ucraine e attuale ambasciatore a Londra si è trovato costretto ieri a rispondere a nuove domande su una sua candidatura alla presidenza. Sfiderà o no Zelensky?
Nonostante Donald Trump si sia scagliato domenica contro il presidente russo Vladimir Putin, proprio per aver fatto circolare l’ipotesi di un’imminente sostituzione del presidente a Kiev, in Ucraina non si fa che dibattere riguardo a opportunità, modalità e tempistiche delle elezioni. Secondo una ricostruzione apparsa sull’Economist, le preparazioni per le elezioni sono non solo a uno stadio avanzato ma - e questa è la novità- sarebbe lo stesso Zelensky a volerle anticipare.
Ma andiamo con ordine. Fonti governative affermano che Zelensky ha convocato una riunione la scorsa settimana per dare istruzioni al suo tea…
ODESSA – «Questa è una guerra, non posso dire quali sono i nostri piani. Altrimenti sarebbe uno show, il cui prezzo sono le vite umane», con queste parole, Valery Zaluzhny, ex comandante in capo delle forze armate ucraine e attuale ambasciatore a Londra si è trovato costretto ieri a rispondere a nuove domande su una sua candidatura alla presidenza. Sfiderà o no Zelensky?
Nonostante Donald Trump si sia scagliato domenica contro il presidente russo Vladimir Putin, proprio per aver fatto circolare l’ipotesi di un’imminente sostituzione del presidente a Kiev, in Ucraina non si fa che dibattere riguardo a opportunità, modalità e tempistiche delle elezioni. Secondo una ricostruzione apparsa sull’Economist, le preparazioni per le elezioni sono non solo a uno stadio avanzato ma - e questa è la novità- sarebbe lo stesso Zelensky a volerle anticipare.
Ma andiamo con ordine. Fonti governative affermano che Zelensky ha convocato una riunione la scorsa settimana per dare istruzioni al suo team di organizzare il voto dopo un cessate il fuoco completo, un traguardo che gli americani ritengono di poter imporre entro la fine di aprile - domenica di Pasqua, il 20 aprile, avrebbe una certa risonanza. La prima conferma potrebbe arrivare entro il 5 maggio, che è il termine ultimo per il voto parlamentare per estendere la legge marziale, in scadenza l’8 maggio. L’annullamento della legge marziale è un passaggio chiave. La legge richiede poi almeno 60 giorni per la campagna elettorale, quindi la prima possibilità sarebbe a luglio.
Nel dibattito è intervenuto ieri Oleh Didenko, presidente della Commissione elettorale e ha spiegato che è sì vero che il processo elettorale per il Parlamento richiede attualmente 60 giorni, ma ha precisato che per le presidenziali ne servono 90. E comunque di questi tempi anche tre mesi «non sarebbero sufficienti per organizzare elezioni che rispettino gli standard democratici dopo la guerra». Eppure il dado sembra ormai tratto.
Ma cosa è successo? Solo due mesi fa, nessuno avrebbe predetto che sarebbe stato proprio Zelensky a volere elezioni. Con Putin che ha intensificato una campagna per mettere in dubbio la sua legittimità, e Trump che sostanzialmente ha ripetuto gli argomenti del presidente russo a riguardo, il leader ucraino era dato per spacciato a un appuntamento con le urne. La svolta è stato l’increscioso spettacolo nello studio ovale, con l’attacco orchestrato di Trump e JD Vance contro Zelensky. A sorpresa, l’agguato ha rilanciato la popolarità del presidente in patria: un sondaggio commissionato dallo stesso Economist lo dimostra. Elezioni anticipate spiazzerebbero ora sia il nemico che gli avversari.
Petro Poroshenko, ex presidente ed eterno rivale di Zelensky, prevede che le elezioni si terranno «in qualsiasi momento tra agosto e settembre». Il leader del maggior gruppo di opposizione denuncia che le sanzioni che sono state imposte sulla sua persona proprio dal governo hanno avuto un duplice scopo: invalidare la sua candidatura, e avvertire lo stesso Zaluzhny.
È l’ambasciatore la vera spina nel fianco nelle elezioni che iniziano a delinearsi.
In un sondaggio realizzato a febbraio – dunque precedente allo studio ovale - dall’istituto Socis l’ambasciatore raccoglieva un’intenzione di voto del 37,7% contro il 21,9% di Zelensky. Lo stesso Zaluzhny compare al centro di un potente retroscena del New York Times sui rapporti sotto traccia tra Usa e Ucraina dall’inizio della guerra, come figura di fiducia dell’amministrazione Usa. Putin dal canto suo ha usato la popolarità di Zaluzhny per screditare il governo di Kiev.
Di fronte agli avversari che affilano le lame, Zelensky potrebbe dunque provare la mossa del cavallo: elezioni più rapide possibili lascerebbero i suoi avversari senza abbastanza tempo per prepararsi. I suoi sono convinti che tale accelerazione sia positiva anche per il Paese: una lunga campagna potrebbe altrimenti spaccarlo.