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Il caso Le Pen e l’accusa alle “toghe rosse”. La Francia ora sembra l’Italia

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La norma che esclude la leader dell’Rn è stata votata anche dal suo partito nel 2016
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Uno spettro si aggira per la Quinta Repubblica: il “governo dei giudici”. L’espressione torna puntuale a ogni scossone giudiziario che coinvolge qualche leader, ma questa volta ha assunto una portata inedita. Marine Le Pen non è certo la prima politica francese ad essere dichiarata ineleggibile. Era successo anche ad Alain Juppé vent’anni fa e in tempi recenti a Nicolas Sarkozy. L’apertura di un’inchiesta contro François Fillon ha probabilmente cambiato la presidenziale 2017. Il caso Le Pen segna però una frattura: una condanna con effetto immediato alla soglia della presidenza è senza precedenti.

(afp)

Le Pen denuncia una «interferenza giudiziaria nella democrazia». Con lei, si è levato un coro internazionale. Jair Bolsonaro, dichiarato ineleggibile in Brasile fino al 2030, parla di «lawfare puro», l’uso strumentale della giustizia per fini politici. Donald Trump, alle prese con le sue traversie giud…

Uno spettro si aggira per la Quinta Repubblica: il “governo dei giudici”. L’espressione torna puntuale a ogni scossone giudiziario che coinvolge qualche leader, ma questa volta ha assunto una portata inedita. Marine Le Pen non è certo la prima politica francese ad essere dichiarata ineleggibile. Era successo anche ad Alain Juppé vent’anni fa e in tempi recenti a Nicolas Sarkozy. L’apertura di un’inchiesta contro François Fillon ha probabilmente cambiato la presidenziale 2017. Il caso Le Pen segna però una frattura: una condanna con effetto immediato alla soglia della presidenza è senza precedenti.

(afp)

Le Pen denuncia una «interferenza giudiziaria nella democrazia». Con lei, si è levato un coro internazionale. Jair Bolsonaro, dichiarato ineleggibile in Brasile fino al 2030, parla di «lawfare puro», l’uso strumentale della giustizia per fini politici. Donald Trump, alle prese con le sue traversie giudiziarie, ha tracciato un parallelo: «È stata esclusa per cinque anni, ed era la candidata favorita. Sembra molto simile a quello che accade negli Stati Uniti». Il vicepresidente repubblicano J.D. Vance e Elon Musk hanno legato il caso francese a quello del politico romeno filo-russo Calin Georgescu, escluso dalla corsa presidenziale da una decisione della Corte suprema di Bucarest.

Ognuno di questi casi è molto diverso, ma la retorica della persecuzione unisce i fronti. E gli attacchi contro la magistratura in Francia raggiunge la soglia dell’allarme. Bénédicte de Perthuis – la magistrata che ha letto la sentenza contro Le Pen – è finita sotto scorta dopo aver ricevuto minacce, mentre la sua foto è comparsa su X e su siti d’estrema destra, accompagnata da insulti. «È la strega di sinistra che ha bandito Le Pen», si legge in uno dei tanti post circolati online.

«Minacciare i giudici è inaccettabile in democrazia e rappresenta un attacco diretto all’indipendenza della magistratura», ha dichiarato il Guardasigilli, Gérald Darmanin. Rémy Heitz, procuratore generale presso la Corte di Cassazione, ricorda che «la decisione è stata presa al termine di un processo equo, dopo un dibattito contraddittorio durato due mesi e un’istruttoria che è andata avanti per anni». Il punto più contestato è l’applicazione immediata dell’ineleggibilità, prevista dalla Loi Sapin 2, varata nel 2016 sull’onda dello scandalo Cahuzac, l’allora ministro delle Finanze. La norma, concepita per rafforzare l’integrità della vita pubblica, fu approvata a larghissima maggioranza, anche con i voti della destra. François Bayrou ha ribadito ieri il suo «sostegno incondizionato alla magistratura», ma ha espresso «perplessità personali» sulla tempistica dell’ineleggibilità. «La legge applicata dai giudici è stata votata dal Parlamento», ha ricordato il premier centrista, «e spetta ai deputati decidere se modificarla». Eric Ciotti, alleato di Le Pen, ha annunciato una proposta di riforma urgente.

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