Le Pen: “Contro di me il sistema usa l’atomica”. I giudici sotto scorta
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – «Il sistema ha tirato fuori la bomba nucleare». Marine Le Pen contrattacca e denuncia un presunto «sistema» che vorrebbe impedirle di correre per l’Eliseo. «Se stanno usando un’arma così potente contro di noi – dice la leader del Rassemblement National – è ovviamente perché siamo sul punto di vincere. Non ci faremo piegare». All’indomani del verdetto che ha sancito la sua ineleggibilità per cinque anni, Le Pen parla apertamente di «ingerenza» dei magistrati «nel processo elettorale». E rilancia: «Domani, a chi potremo dare la minima lezione di democrazia nel mondo? Come difendere il signor Navalny o l’oppositore del signor Erdogan, attualmente in prigione?».
Il clima nel Paese è infuocato, tanto che la presidente del tribunale penale di Parigi, Bénédicte de Perthuis – la giudice che ha letto lunedì in aula la sentenza contro Le Pen – è stata posta sotto scorta dopo aver ricevuto minacce. Anche gli altri due magistrati del collegio giudicante sono finiti nel mirino e ora vivon…
PARIGI – «Il sistema ha tirato fuori la bomba nucleare». Marine Le Pen contrattacca e denuncia un presunto «sistema» che vorrebbe impedirle di correre per l’Eliseo. «Se stanno usando un’arma così potente contro di noi – dice la leader del Rassemblement National – è ovviamente perché siamo sul punto di vincere. Non ci faremo piegare». All’indomani del verdetto che ha sancito la sua ineleggibilità per cinque anni, Le Pen parla apertamente di «ingerenza» dei magistrati «nel processo elettorale». E rilancia: «Domani, a chi potremo dare la minima lezione di democrazia nel mondo? Come difendere il signor Navalny o l’oppositore del signor Erdogan, attualmente in prigione?».
Il clima nel Paese è infuocato, tanto che la presidente del tribunale penale di Parigi, Bénédicte de Perthuis – la giudice che ha letto lunedì in aula la sentenza contro Le Pen – è stata posta sotto scorta dopo aver ricevuto minacce. Anche gli altri due magistrati del collegio giudicante sono finiti nel mirino e ora vivono sotto protezione. La polizia ha aperto un’indagine per minacce a pubblico ufficiale.
Il tutto mentre parte la controffensiva mediatica, iniziata già lunedì con l’intervento di Le Pen al tg delle 20, seguito da oltre otto milioni di spettatori. Da allora, i dirigenti del partito occupano talk show e microfoni radiofonici per ribadire una linea unica: nessun passo indietro, nessun piano B. Le Pen ha già presentato ricorso in appello e ottenuto la promessa di una procedura accelerata. Il dossier sarà esaminato in tempi brevi: la Corte d’appello di Parigi ha annunciato che la decisione arriverà «nell’estate del 2026», quindi prima del primo turno delle presidenziali previste nella primavera del 2027. Inoltre Le Pen ha annunciato, in un'intervista esclusiva a Le Parisien, un ricorso anche alla corte europea dei diritti umani. “Sono candidata alle presidenziali”, ha sottolineato.
La sfida tra potere politico e potere giudiziario è entrata in una fase senza precedenti, con Le Pen decisa a giocarsi fino in fondo la partita più delicata della sua carriera. In media, nove processi in appello su dieci confermano la sentenza di primo grado. Molti giuristi ritengono che solo un cambio di strategia da parte della difesa – finora intransigente – potrebbe portare a un alleggerimento della pena. Nel processo autunnale Le Pen ha negato ogni addebito. Ma i giudici hanno accertato l’esistenza di un “sistema”, attivo dal 2004 al 2016, che permetteva al partito di impiegare fondi del Parlamento europeo per retribuire assistenti parlamentari impegnati in realtà nelle attività del Rn. Oltre a Le Pen, sono stati condannati altri 23 imputati e lo stesso partito, erede del Front National. Alla leader sono stati inflitti quattro anni di carcere (di cui due da scontare con braccialetto elettronico), una multa di 100 mila euro e – unica pena immediatamente esecutiva – l’ineleggibilità.
È proprio questo punto a scatenare l’ira del Rn, che denuncia un complotto politico orchestrato per escludere la sua figura più forte. «Il partito non si lascerà calpestare – ha detto la leader – per difendere i francesi che hanno il diritto di votare per chi vogliono». Nessuna apertura, dunque, a un cambio di leadership. «Il piano A resta Marine Le Pen candidata alla presidenza della Repubblica», ha ribadito Sébastien Chenu. Eppure l’ombra del successore si allunga.
Jordan Bardella, delfino ufficiale, fino a ieri guardava a Matignon, sede del premier oggi occupata da François Bayrou. Ma ora può iniziare a pensare all’Eliseo. Secondo un sondaggio Toluna Harris Interactive, otterrebbe tra il 35 e il 36% delle preferenze al primo turno, in linea con Le Pen. Per ora, la leader ha escluso ogni passo indietro, e Bardella le ha giurato lealtà. Insieme guideranno la manifestazione convocata per domenica a Parigi, con lo slogan: “Salviamo la democrazia, sosteniamo Marine”.