Trump spalanca le porte dell’America ai sudafricani bianchi: “Vittime di razzismo”
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – Donald Trump ha appena rifiutato l’ingresso a circa 20mila persone provenienti da Afghanistan, Congo e Siria che avevano già ottenuto lo status di rifugiati dalla precedente amministrazione Biden. Ma intanto, facendo propria una battaglia personale di Elon Musk - che è nato a Pretoria, Sudafrica - spalanca la porta a 8mila “afrikaner” bianchi. Agricoltori e latifondisti i cui interessi saranno colpiti dall’Expropriation Act varato dal governo sudafricano di Cyril Ramaphosa a gennaio. La riforma agraria che consente di espropriare proprietà fondiarie non utilizzate o comunque d’interesse pubblico anche senza indennizzo: in un paese dove il 72 per cento delle terre è nelle mani della stessa minoranza bianca che già le possedeva prima della fine dell’Apartheid a inizio anni Novanta. Una legge di cui si è discusso per oltre 30 anni ma che ha tardato a vedere la luce proprio sulla questione degli indennizzi: sebbene fosse considerata un elemento essenziale per superare il trauma…
NEW YORK – Donald Trump ha appena rifiutato l’ingresso a circa 20mila persone provenienti da Afghanistan, Congo e Siria che avevano già ottenuto lo status di rifugiati dalla precedente amministrazione Biden. Ma intanto, facendo propria una battaglia personale di Elon Musk - che è nato a Pretoria, Sudafrica - spalanca la porta a 8mila “afrikaner” bianchi. Agricoltori e latifondisti i cui interessi saranno colpiti dall’Expropriation Act varato dal governo sudafricano di Cyril Ramaphosa a gennaio. La riforma agraria che consente di espropriare proprietà fondiarie non utilizzate o comunque d’interesse pubblico anche senza indennizzo: in un paese dove il 72 per cento delle terre è nelle mani della stessa minoranza bianca che già le possedeva prima della fine dell’Apartheid a inizio anni Novanta. Una legge di cui si è discusso per oltre 30 anni ma che ha tardato a vedere la luce proprio sulla questione degli indennizzi: sebbene fosse considerata un elemento essenziale per superare il trauma della colonizzazione. E che infatti ha visto l’opposizione furiosa di Democratic Alliance, il partito centrista a maggioranza bianca, che pure nel 2024 è entrato a far parte del governo di unità nazionale guidato dall’African National Congress.
Rilanciando una campagna di disinformazione secondo cui nel post Apartheid i bianchi sono stati vittime di attacchi razziali e addirittura di un tentativo di genocidio, Musk ha twittato più volte contro il governo di Ramaphosa. Trump lo ha immediatamente seguito: tagliando, lo scorso 7 febbraio, gli aiuti economici al Paese che l’anno scorso ha pure trascinato Israele davanti alla Corte di giustizia dell’Aia proprio accusandolo di aver posto in atto un genocidio a Gaza. Ora, denunciando una presunta “discriminazione razziale” in atto, il presidente americano ha istituito un programma chiamato “Missione Sudafrica”: che prenderà in considerazione, appunto, solo richieste d’asilo avanzate dagli afrikaner bianchi, con tanto di centri temporanei per i rifugiati da istituire in ex edifici adibiti ad uffici di Pretoria. «Stanno confiscando le loro terre e le loro fattorie. Il Sudafrica è un brutto posto dove stare, che tratta molto male certe classi di persone e i media della sinistra radicale non lo raccontano. Noi aiuteremo qualunque agricoltore voglia fuggire da quel Paese con un rapido percorso di cittadinanza americana, ha dunque scritto The Donald sul suo social Truth, parlando addirittura di «massiccia violazione dei diritti umani, sotto gli occhi di tutti».
Ora, appunto, il Nyt svela come il programma andrà avanti: secondo documenti in suo possesso (inviati dall’ambasciata Usa di Pretoria al Dipartimento di Stato di Washington) in una prima fase funzionari federali inviati sul campo – con tanto di scorta di sicurezza americana - prenderanno in considerazione le richieste di asilo, affermando che almeno 100 sono già state approvate. L’indicazione è accettare le sole richieste di afrikaner bianchi. I funzionari statunitensi dovranno «proporre soluzioni a lungo termine, per garantire la riuscita dell'attuazione della visione del presidente per il reinsediamento dignitoso dei richiedenti afrikaner idonei» entro metà aprile. «È un piano profondamente razzista» denuncia Vanessa Cárdenas, direttrice esecutiva dell’ong America's Voice che si occupa appunto d’immigrazione, parlandone al quotidiano di New York: «Offrono un trattamento speciale ad afrikaner bianchi ancora da individuare, mentre chiudono le porte a persone dalla pelle scura proveniente da altri Paesi, definendole pericolose, nonostante abbiano già superato tutti i controlli necessari e abbiano ricevuto l’ok dalle agenzie governative».