Mosca boccia il piano americano sull’Ucraina: “Per noi soluzione inaccettabile”
di Rosalba CastellettiLa “palla” dei negoziati per porre fine al conflitto in Ucraina, com’è stata chiamata, continua a restare a metà campo. E la luna di miele tra Russia e Stati Uniti sembra sempre più incrinarsi. Dopo aver minacciato dazi sul petrolio russo davanti ai temporeggiamenti di Mosca, Donald Trump prima prova a smorzare i toni: «Voglio vedere Vladimir Putin fare un accordo, così potremo fermare l’uccisione di soldati russi, soldati ucraini e altra gente. Voglio assicurarmi che mantenga la parola e penso che lo farà». Poi tramite la sua portavoce fa sapere di essere «frustrato con i leader di entrambe le parti del conflitto».
A Mosca, invece, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov continua a restare nel vago. «La sostanza di cui stiamo discutendo con gli Stati Uniti, relativa all’accordo ucraino, è molto complessa. Richiede molti sforzi extra», dice nel suo briefing giornaliero con la stampa.
La “palla” dei negoziati per porre fine al conflitto in Ucraina, com’è stata chiamata, continua a restare a metà campo. E la luna di miele tra Russia e Stati Uniti sembra sempre più incrinarsi. Dopo aver minacciato dazi sul petrolio russo davanti ai temporeggiamenti di Mosca, Donald Trump prima prova a smorzare i toni: «Voglio vedere Vladimir Putin fare un accordo, così potremo fermare l’uccisione di soldati russi, soldati ucraini e altra gente. Voglio assicurarmi che mantenga la parola e penso che lo farà». Poi tramite la sua portavoce fa sapere di essere «frustrato con i leader di entrambe le parti del conflitto».
A Mosca, invece, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov continua a restare nel vago. «La sostanza di cui stiamo discutendo con gli Stati Uniti, relativa all’accordo ucraino, è molto complessa. Richiede molti sforzi extra», dice nel suo briefing giornaliero con la stampa.
Ci pensa Sergej Rjabkov, il viceministro degli Esteri che supervisiona le relazioni con gli Stati Uniti, a entrare nel dettaglio e a chiarire che restano divergenze insormontabili tra Mosca e Washington. «Non abbiamo sentito da Trump alcun appello a Kiev a porre fine alla guerra. Per quanto ne sappiamo, oggi non c’è posto per la nostra richiesta principale, vale a dire risolvere i problemi associati alle cause profonde di questo conflitto. È completamente assente e va superato», spiega nell’anticipazione di un’intervista con la rivista del dicastero, Mezhdunarodnaja zhizn, o International Affairs. La Russia, aggiunge, prende «molto sul serio i modelli e le soluzioni proposti dagli statunitensi, ma non può nemmeno accettarli tutti così come sono. Abbiamo priorità e approcci profondamente e attentamente ponderati su questo argomento». Parole che sembrano non lasciare scampo.
Dice la sua anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov facendo intuire che persino l’attuazione della tregua nel Mar Nero, siglata la scorsa settimana, è lontana dall’essere attuata. La Russia, spiega, ha «aggiunto proposte specifiche su come potrà essere realizzato nella pratica». Ma ha toni più concilianti del suo vice. Annuncia che Russia e Stati Uniti stanno preparando un nuovo incontro per «eliminare i cosiddetti fattori irritanti che interferiscono con il lavoro», ma osserva che «emergono progressi e la volontà dei nostri partner americani di rimuovere questi ostacoli». È un gioco delle parti calibrato: Rjabkov che respinge al mittente le proposte statunitensi, Lavrov che saluta i passi avanti. Un equilibrio difficile col rischio sempre dietro l’angolo che Trump si spazientisca e faccia saltare il tavolo.
L’unico a cui spetta l’ultima parola, vale a dire Putin, invece, tace. Quantomeno sulle minacce del leader della Casa Bianca. A una riunione del Consiglio di Sicurezza sullo stop dei raid contro i siti energetici ordina di inviare «l’elenco delle violazioni ucraine» agli Usa. Poi ricevendo il ministro degli Esteri cinese Wang Yi al Cremlino, esprime «soddisfazione per lo sviluppo delle relazioni» e ricorda che Xi Jinping sarà «l’ospite principale» alla parata militare del 9 maggio in Piazza Rossa che quest’anno commemora gli 80 anni dalla vittoria sulla Germania nazista. Se un messaggio sottinteso c’è è che la cosiddetta «strategia di Nixon al contrario» di Trump per allontanare Mosca e Pechino al momento non sta funzionando.